Dico Sì reloaded

DICO SIEhi, la campagna Dico Sì sta andando bene! In pochi giorni, oltre una quarantina di blogger hanno aderito con banner e antipixel. Grazie!
Se non ricordi o non conosci le motivazioni della campagna leggi qui e se pensi sia utile e cosa buona aderire, allora fallo!
E ricordati di promuovere l’iniziativa.

Se aderite ditemelo che aggiungo alla lista il vostro nome e il link del vostro blog o sitoweb!

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Chiacchierando di Lost alla macchinetta del caffè…

Io e Lui alla nuova macchinetta del caffè…

Lui (segue Lost alla seconda stagione su RaiDue) – Mi han detto che segui Lost.
Io (sono alla terza stagione allineato alla ABC americana) – Si, certo.
Lui – Ma guarda, io sono sconcertato, sono diabolici questi sceneggiatori.
Io – Si, lo sono.
Lui – Ma io dico, si vede che Hanry Gale non è quello che sembra.
Io – Henry Gale? Ah… Sì (Ben), beh, no, non è quello che sembra…
Lui – Ma tu pensi che sia possibile che uno giri in mongolfiera per il mondo e non abbia un GPS, una radio, un telefonino?
Io – Ehm, sì, ma lui… beh, in effetti, a pensarci bene, però lui…
Lui – Sì, lui è subdolo, ha la radio, ma non lo vuole dire! Ecco perché si fa torturare piuttosto…
Io – Ma veramente…
Lui – Comunque, sono diabolici, vuoi vedere che questa Henry è uno che mente su tutto? Secondo me è un fuggiasco, uno che scappa e non vuole farsi prendere dalla polizia.
Io – E scappa in mongolfiera? Curioso come metodo…
Lui – Te l’ho detto. Sono diabolici questi sceneggiatori… Comunque vedrai che ha il GPS e magari anche un cellulare…
Io – Speriamo che abbia uno You & Me con la moglie, così paga meno…
Lui – La moglie è morta…
Io – Ah, è vero…

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Fnac! Fnaaaac!

Sony Vaio coloratiFnaaaaac! No, non è solo il famoso negozio di tecnologia e libri. E’ il tonfo che faccio io davanti alle sue vetrine, dentro il negozio, vicino agli scaffali e quando vedo qualcosa che mi interessa (quindi tutto). E’ una parola onomatopeica quindi. Sì, riproduce il suono che mi esce dalla bocca quando vedo un gadget tecnologico. Fnac!
Ormai ho capito che per me la tecnologia è questo: una mania che mi ha portato alla perdizione.
Ho visto il nuovo Mac con 8 processori in anteprima. Un mostro. Puoi ho visto questa e grazie alle cose che racconta lui ho pensato che oltre a essere sexy sia anche un oggettino che in una casa non può mancare… E poi ho visto questo… e poi anche questo. E sono svenuto. Fnaaaaac!

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Torino non è

Diciamo la verità. Diciamola veramente.
Torino è un campo di battaglia. E’ una città bellissima, sì, questo lo sapete, lo ripeto da anni a tutti quelli che conosco, su questo blog, al telefono con amici, me lo racconto allo specchio da solo.
Ma Torino non è.
Non è quello che sembra. Sì, è vero, è cambiata tantissimo, è diventata “bella” fuori, viva (abbastanza), turistica (e meno male). Ma dentro Torino è ferma.
O meglio. Torino è in guerra. Si contendono il campo di battaglia le nuove generazioni contro le vecchie generazioni. E nelle vecchie metto anche i quarantenni che si accontentano di stipendi adeguati al loro rango e poco più.
Torino è una città di lamentoni, non sappiamo resistere alla foga e alla promesse del cambiamento, ma non mutiamo le nostra abitudini, non cambiamo la nostra mentalità. Qualcuno potrebbe obiettare che è un percorso lento, pieno di insidie. Sì, è vero. Ma le insidie sono dentro di noi, intorno a noi e quando non ci sono le creiamo.
Torino non è la città delle Olimpiadi, non più. Ma cosa hanno lasciato le Olimpiadi? Stadi del ghiaccio a go go e tante aspettative (oltre che prezzi esagerati nei bar del centro).
Torino è la città dell’innovazione? No, non credo. Se lo è non sembra, o non appare. Se lo è, è meglio che non si sappia. Torino non è Milano. E da un lato fa piacere, dall’altro dispiace. Non sappiamo approfittare delle occasioni. Siamo provinciali dentro, o meglio, siamo nostalgici dentro. La Torinesità ci pervade, e non è una bella qualità.
Siamo timidi (ma è vera timidezza?) e perdiamo le occasioni, non solo in campo imprenditoriale, ma anche tecnologico e scientifico. Il mio campo.

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Riaprite quei blog please!

Questo non è un appello, ma un consiglio. Un consiglio che viene dal cuore e dal cervello.
In questi giorni sono stati chiusi dei blog (sulla piattaforma La Stampa). In particolare il blog di Marco Giacosa che dibatteva su presunte anomalie di un concorso che non cito perché non voglio alimentare la polemica su quello.
Consiglio solo chi gestisce quella piattaforma editoriale di riaprire i blog che secondo loro hanno infranto la netiquette.
Non è oscurando che ci si difende. Sfuggire al dialogo non è una difesa, ma solo una fuga e come tale va interpretata.
Please, riaprite quei blog (credo siano tre). Le accuse di Marco meritano una risposta e se la chiusura per “diffamazione” è una risposta allora siamo messi molto male. Il meccanismo della responsabilità sul quale rifletteva Andrea Beggi e il codice di condotta dei blogger qui c’entrano e non c’entrano, ma la diatriba esiste.
Lchiusoe piattaforme blog esistenti sono libere veramente? I blogger devono, se partecipano ad una piattaforma, attenersi al comandamento “non giudicare chi ti da lo spazio” o possono infrangerlo garantendo di fatto un livello di libertà che solo la blogosfera può generare?
La diatriba esiste. Ne parlo qui e non su I blog it (dove avevo segnalato inizialmente la cosa) per una questione di cuore.
Io sono legatissimo alla mia città e penso che queste azioni (secondo me neanche molto ragionate) de La Stampa siano lesive dell’immagine positiva e dinamica che la mia Torino sta dando al mondo. A Torino c’è un’enorme attenzione nei confronti dell’innovazione e ci sono eventi, iniziative, realtà di primo piano. La Stampa dovrebbe puntare in alto ed essere il fiore all’occhiello di un territorio votato all’innovazione. Invece, a volte, mi sembra che, a parte qualche positiva esperienza, in quella redazione si ragioni ancora come alla fine degli anni ’50.
Riaprite quei blog. Please.
Noi blogger dovremmo parlare della libertà concessa dalle piattaforme di bloggin’ in Italia. Questo è un tema molto caldo e va trattato.

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