Diciamo la verità. Diciamola veramente.
Torino è un campo di battaglia. E’ una città bellissima, sì, questo lo sapete, lo ripeto da anni a tutti quelli che conosco, su questo blog, al telefono con amici, me lo racconto allo specchio da solo.
Ma Torino non è.
Non è quello che sembra. Sì, è vero, è cambiata tantissimo, è diventata “bella” fuori, viva (abbastanza), turistica (e meno male). Ma dentro Torino è ferma.
O meglio. Torino è in guerra. Si contendono il campo di battaglia le nuove generazioni contro le vecchie generazioni. E nelle vecchie metto anche i quarantenni che si accontentano di stipendi adeguati al loro rango e poco più.
Torino è una città di lamentoni, non sappiamo resistere alla foga e alla promesse del cambiamento, ma non mutiamo le nostra abitudini, non cambiamo la nostra mentalità. Qualcuno potrebbe obiettare che è un percorso lento, pieno di insidie. Sì, è vero. Ma le insidie sono dentro di noi, intorno a noi e quando non ci sono le creiamo.
Torino non è la città delle Olimpiadi, non più. Ma cosa hanno lasciato le Olimpiadi? Stadi del ghiaccio a go go e tante aspettative (oltre che prezzi esagerati nei bar del centro).
Torino è la città dell’innovazione? No, non credo. Se lo è non sembra, o non appare. Se lo è, è meglio che non si sappia. Torino non è Milano. E da un lato fa piacere, dall’altro dispiace. Non sappiamo approfittare delle occasioni. Siamo provinciali dentro, o meglio, siamo nostalgici dentro. La Torinesità ci pervade, e non è una bella qualità.
Siamo timidi (ma è vera timidezza?) e perdiamo le occasioni, non solo in campo imprenditoriale, ma anche tecnologico e scientifico. Il mio campo.
Ormai nel mondo delle ICT il quadro mi è chiaro. Siamo in mano a gente che crea scatole cinesi, crea il nulla, parla a vanvera, governa su montagne di carta, di cose ovvie, di ignoranza. La mega lobby del Politecnico non fa bene a questa città e non è l’unica scatola gigante che crea ricchezza solo per sé stessa. L’Università e allo sfascio. Ma è meglio non dirlo. I centri di ricerca guardano altrove e quasi mai producono innovazione. Quella vera la fanno in pochi, ma è solo un gioco che dura il tempo del gioco. Le cose serie finiscono altrove, dove ci sono gli imprenditori, quelli veri. Abbiamo creato mille cose e mille cose abbiamo perso. Ma non importa, siamo a Torino, ci lamentiamo un po’ e poi giù a pensare cosa creare e poi perdere di nuovo.
Siamo governati da una banda di nostalgici (di cosa?), intrallazzoni, incompetenti. Non nei posti “simbolo”, ma nei corridoi, negli ufficetti, nelle direzioni generali, nei bui sottoscala. Sempre i soliti nomi, le solite facce, i soliti personaggi grigi.
Torino non è Roma. Dove forse questo è mille volte più eclatante. Ma potrebbe essere almeno una capitale di qualche cosa e invece…
Abbiamo davanti i festeggiamenti per i 150 anni dalla nascita dell’Italia unita. Saranno nel 2011, una data simbolica. Sembra che ci sia già molta frenesia, ma è il solito gioco. Finanziamenti, poltrone, i soliti nomi e le solite diatribe. Le solite quattro carte rimescolate per l’occasione. Nulla di nuovo sotto al sole. Il caso Moretti è stato, nei mesi passati, l’esempio più classico di come vive la sua vita questa città. Il buon governo del centro sinistra ha inciso moltissimo, ma non come doveva.
La città è migliorata, ma i passi da compiere sono ancora tantissimi. E non mi sembra che ci siano gli uomini (e le donne) giusti/e all’orizzonte.
Le classi dirigenziali non sono cambiate e ai cinquantenni stolti si stanno aggiungendo i quarantenni privi di fantasia e amici di amici di amici. I partiti contano poco o nulla. Qui i gruppi di potere sono caste. Chiuse. Chiusissime.
Torino non è.
E’ più facile dire cosa non è piuttosto di cosa effettivamente è.
Siamo alla ricerca di identità e la percentuale di incompetenti e poco-pensanti è talmente alta che la vedo dura, durissima.
Mi sa che Torino non è quello che pensavo potesse essere.
Dobbiamo partire dal basso, ma da dove? Datemi una leva che alzo ‘sto mucchio di immondizia. Sotto c’è un mondo di gente in gamba, che deve credere di più in sé stessa. Me compreso.

26 commenti
Vista da una città, quella sì, “di provincia e sterile” come Vercelli, Torino appare come la città che si vende bene. Mi ricorda un po’ i set dei film western dove i palazzi e il saloon esistevano solo in versione facciata e dietro c’era un palo a sorreggere l’impalcatura.
E non mi riferisco solo alla città ma anche ai cittadini. Vendiamoci bene, vendiamo bene le nostre – spesso – scarse competenze. Mettiamoci un bel fiocco.
Ecco. Torino (e i torinesi) è “mettiamoci un bel fiocco!”
E sai Axell qual è la parte triste?
Funziona benissimo.
(A Vercelli manco questo siamo capaci di fare.)
In cosa, secondo te, Milano è meglio di Torino??
Milano è una città, Torino un paese. Alla fine siamo sempre i soliti noti. Milano è più aperta e ha una mentalità rivolta al business. Noi siamo Torinocentrici.
Matteo, l’esempio che fai regge, ma il fiocco bello però non lo sappiamo fare neanche noi. Magari. Diciamo che è tutto lasciato al caso. Ma non dico altro.
La cosa che mi mette più ansia ultimamente (e negli ultimi 10 anni) è conoscere realtà in cui chi comanda (specie nella PA e in particolare i top manager di grandi aziende) è veramente ignorante e non preparato. Questa cosa è un freno per la crescita e la credibilità della città. Ovviamente non ha senso generalizzare, ma è un fenomeno piuttosto diffuso. La tendenza è guardare al guadagno immediato anche in termini di visibilità e non all’investimento.
A Torino si investe solo sul mattone. Sono nati centinaia di condomini… in pochi anni.
Si preferisce dare retta all’assistente segnalato da tizio e da caio piuttosto che a persone che hanno competenze riconosciute in molti campi. Gli esperti sono guardati un po’ male. Capiscono troppo?
Post molto amaro, davvero…amaro e a tratti lucido. Molte cose le condivido, altre un pò meno…Sai cosa però? Mi chiedo se vedere le cose “dall’interno” aiuti…Siamo sicuri che altrove sia “diverso” e che certe dimaniche tutte torinesi non valgano? Io avrei i miei dubbi…
Ti dirò. Da lontano, da altre parti d’Italia, oggi Torino viene vista come una città molto attiva, in crescita e in continuo movimento. Quello che dici in questo post è vero, ma non riguarda solo la tua città. In Italia la situazione è peggiore..molto peggiore.
Forse oggi Torino si può considerare una tra le città messe meno peggio.
Milano? E’ un’altra storia..
Beh, non so se milano sia meglio di torino, li l’impiegato semplice vive in un dormitorio, e quelli che stanno meglio abitano fuori milano, milano è come un grande centro di lavoro, dove però poi i lavoratori non ci vivono… e poi c’è la canzoncina…
Milanooooooooo che cazzo di cittààààààààà milano città di merda! e di questa merda, voi siete gli ultrà!
Fa riflettere il tuo post, Borgo a Mozzano in provincia di Lucca è un paese vero, 2000 anime; qui i corridoi bui o i posti dove si comanda (poco per la verità) si vedono bene, si percepiscono fisicamente. Le lotte sono assai più misere (gli interessi lo sono necessariamente viste le dimensioni) ma la triste realtà è la stessa… amici di amici nei posti che dovrebbero essere dei migliori, dei più preparati o appassionati, livelli di burocrazia (e di smog) come quelli di una città 300 volte più grande e una prospettiva davanti più desolata di un quadro di Dalì…
sai che c’ è, non credo sia una questione di luoghi, qui è la qualità umana da discutere e diventa tutto molto più difficile…
Non la conosco abbastanza bene per giudicarla, sicuramente ci sono stata alcune volte e non mi è sembrata una città in cui mi piacerebbe vivere, mica per altro ma avendo fatto di tutto per lasciare Milano non credo che Torino non sia tanto meglio in quanto a traffico carenza di verde e vivibilità… me ne andrei in un bel paese di campagna oppure in un paesino sul mare
E meno male, che Torino non è Milano: il lavoro non è tutto… La qualità della vita sì: a Torino è buona, a Milano è pessima.
[Sognando di tornare a vivere a Torino…]
beh, Torino è meglio di Milano dal punto di vista della vivibilità. Ma non era questo il punto…
Forse cmq è vero, dovremmo tutti tornare a ripopolare i monti dell’entroterra ligure…
Lo so che non era quello il punto 🙂 però volevo solo spingerti a riflettere sul trade-off tra i mille difetti che citi (la maggior parte condivisibili a occhi chiusi) ed un unico, grande pregio che fa vincere a mani basse Torino vs. le altre città che citi. E te lo dico dopo aver vissuto a in 8 città in 7 anni (comprese Roma e Milano).
Un’amara riflessione, che, mi spiace dirlo, riflette la nostra provincialità. Torino con gli amici degli amici dimostra solamente di essere parte del paese, nulla di più.
In paesi ben più piccoli della provincia avvengono sempre le stesse cose, perché il problema non è il paesino, la città o la provincia, il problema sono gli Italiani.
Io, che provinciale vero sono e che conosco poco la nostra città e le sue dinamiche, mi rendo conto che non è una delle città peggiori, anzi, il contrario. Di questa metropoli mi piace il carattere ancora riflessivo e pacato di certi Torinesi, che altrove ti scordi.
Torino non è, dici tu.
Forse non essere è il meno peggio che ci può capitare.
allora diciamola tutta… il mio sfogo è sulla classe dirigente! date un’occhiata al programma della fiera del libro appena sarà a disposizione. Io non l’ho visto, ma so già come sarà (per fare un esempio, nella cultura).
Caro Andrea
ne abbiamo discusso in piu sedi …
Non penso che torino sia fatta di lamentoni, forse una generazione di persone oramai anziane. Fra i meno anziani ci sono come in tutte le citta quelli che si accontentano bivaccando a campare con il minimo sforzo e quelli che cercano di piu e che vivono piacevolmente la loro avventura umana e professionale
Distinguiamo i politici di torino, ainoi di sinistra, che hanno fatto alcune importanti pensate strategiche tipo le Olimpiadi, che appunto si ricordano e basta, hanno lasciato qualche edificio in piu, le infrastrutture tipo la metro non sono dovute alle olimpiadi ma sarebbero state il minimo in una citta normale ..
– Per l’innovazione le macchine secondo me girano grazie a persone che non conoscono la politica, non per qualunquismo, ma perche non dipendono da lei e tirano per la loro strada pare vincente. Milano fa un ottimo look and feel, ma vive di immagine e finanza. Poi se parliamo di qualita della vita … aiuto …
Quella che tu chiami la lobby del Poli ne e’ un esempio, e’ vero che e’ chiusa, ma perche dovrebbe imbarcarsi addosso nani e ballerine inutili L’Università fa acqua in molte facolta, in altre non e’ male ma ha una organizzazione e una serie di lobby che la penalizzeranno ad interim. Aggiungo invece una buona realta l’universita del piemonte orientale nata dal nulla e abbastanza priva di padrini e caporali
Il disastro sono i politici e il pubblico.
Ma per far fuori una classe politica serve piu un “di pietro” che una serie di elezioni. Tutto il pubblico e’ fatto da un sistema di pesi e contrappesi oramai sedimentati negli anni che trasformano le sue dinamiche in una ragnatela vischiosa e immobile
Mi rendo conto che lavorando spesso con il pubblico ti senti in prigione, almeno, ma grazie a dio fuori c’e’ anche aria meno avvizzita.
Questa aria devo dire che la sento un po’ anche io, che la respiro poi da così poco… 🙂
Si è passati un po’ su vari argomenti, ma tornando alla causa scatenante il post di Axell (che credo di sapere) vorrei dire la mia brevemente. Credo che il paragone con Milano sia esclusivamente riferito a una presenza maggiore del privato sull’investimento nell’innovazione non di certo sulla qualità della vita (mi auguro di sbagliare nel mio pregiudizio).
In Piemonte tutto ruota intorno al denaro pubblico. Ricerca e innovazione sono strettamente legate alle iniziative dell’assessore di turno.
Prendendo d’esempio solo il settore ICT si parla sempre di traino alle PMI ma in realtà non si fa altro che erogare fondi anziché dire “imprenditori, ho speso tanti soldi in 2 anni per ricercare “x”, adesso vi cedo know-how e voi mi mettete in piedi un servizio”.
Purtroppo capita che sul know-how “x” l’ente di turno paga l’accademia da un lato, gli istituti di ricerca dall’altro, il centro servizi su un altro fronte (che chiede come fare agli istituti di ricerca e all’accademia come fare) e magari elargisce fondi per gli incubatori di impresa. Poi alla fine tutti hanno “x” ma il cittadino non ne sa niente.
E tra di loro tutti questi che hanno preso soldi, o non si parlano perché si mettono in concorrenza o perchè non hanno creato la giusta rete di rapporti.
Peggio ancora, arriva il primo markettaro della situazione, che ha visto “x” altrove, e lo rivende, male, prendendolo da qualcuno di quelli citati qui sopra, indovinate a chi? Non come servizio al cittadino, ma di nuovo all’ente che era quello che aveva messo i soldi all’inizio. E l’ente poi non ha mezzi per metterlo a servizio.
L’esempio è un po’ confuso, ma non è distante dalla realtà.
Quello che tu scrivi lo sentivo dire quand’ero a Torino (dalla nascita al 1980). E in fondo non è diverso da quello che scriveva in questa Guido Gozzano…(“Giaduja che teme gli orizzonti troppo vasti”)
http://www.liberliber.it/biblioteca/g/gozzano/tutte_le_poesie/html/testo.htm#testo_2_21
Torino non è poi troppo diversa da Genova; “metropoli di provincia”, come le definì non ricordo più chi. Però, tra il vivere a Roma o a Milano o a Genova, al momento d’andar via da Torino ho scelto quest’ultima. Perchè son placida, forse. ;-*
max concordo nell’interpretazione possibile degli scazzi di Andrea
una azienda in particolare ha affossato l’ict piemontese diventando la maggiore
Oggi pero grazie a dio esistono decine di aziende medie e piccole che se ne fregano dell’azienda succitata che cosi come e penso abbia vita propria breve e non dico vadano a gonfie vele ma quasi
l’azienda citata ha avvolto in una spirale viziosa altre aziende che dovendo lavorare con lei avevano pochi destini alternativi … oppure erano “captive” del pubblico … ma questa e’ un altra storia
Vittorio mi metti nei guai. 🙂
Io non sto parlando di quella azienda.
Io parlo di classe dirigente in generale.
Aggiungo anche che quella azienda secondo me non c’entra nulla. Sono sincero. Mancano gli imprenditori con le palle e con le idee!
Per “discolparti” vorrei segnalare che il mio primo capoverso era logicamente disgiunto dal secondo
E poi le interpretrazioni e le idee sono mie … vorra dire che per evitare diffamazioni fra un po’ faro un posta ad hoc sul mio blog 🙂
Caro Ax, se hai fatto una cosa, è proprio quella di spingere il dito, il più a fondo possibile dentro la piaga.
Condivido la gran parte delle cose che dici anche se, personalmente, custodisco una piccolissima scorta di ottimismo su tutto l’argomento. Torino rimane cmq ancora un buon posto dove vivere rispetto a tante altre realtà italiane, soprattutto se parliamo di città. Provincialismo, Torinocentrismo, immobilità politica-sociale-industriale, sono tutte verità assolute. E’ anche vero però che si tratta di un patrimonio che è nel DNA di tutto il Paese, chi più chi meno ( cambia il Torinocentrismo con il nome di altri capoluoghi).
Soprattutto i nostri limiti sono esattamente quelli che si ritrovano in tutta la penisola.
Premetto che Milano rimane l’unica città di caratura internazionale ed io contrariamente al pensiero corrente dei miei concittadini penso che sia veramente bella e avanti (tranne l’hinterland che considero un set pronto per il remake di Mad Max), quindi la tengo a parte da questo dicorso.
Il mio riferimento rimane la Spagna, che senza Olimpiadi e senza altre menate è il faro a cui guardare in questo momento in Europa, anche se la composizione culturale e sociale di questa nazione – per quanto affine a noi dal punto di vista del ceppo linguistico – è lontana anni luce dalla nostra e noi purtroppo, frammentati, campanilisti e individualisti come siamo, non potremo mai somigliarle.
E’ il nostro Paese che continua a non progredire, quindi perchè Torino dovrebbe fare eccezione?
Inutile nasconderci, soprattutto per la nostra generazione 30/40, vivere in Italia oggi, al di là della propria realizzazione o meno, è cosa quanto mai amara e poco esaltante.
Hai fatto un post per parlare di Torino e, mi sembra, in fin dei conti stai parlando dell’Italia. Da Roma, Torino sembra una città attiva, viva, abbastanza ospitale, piacevole agli occhi per le sue bellezze. Più dinamica di Roma, più vivibile di Milano, più europea del 95% del resto d’Italia… I romani guardano ai torinesi con un misto di curiosità (quanto siete lontani!!) e atavico rispetto. Vi vediamo come gli eredi di quei signorotti altezzosi e molto organizzati che a fine ‘800 vennero a rifare i look alla Capitale e a cercare di renderci meno provinciali. Torino città di intrallazzi e intrallazzatori? Città che spreca idee e occasioni? Se capita, capita come nel resto d’Italia, forse meno che nel resto d’Italia.
Fabrizio, dici bene.
La generazione 30/40 non si esalta.
Ma diventeremo poi la generazione 50/60 e allora che faremo? Saremo come gli idioti (grande maggioranza) che ci comandano?