Sembra scritta per me

Tu portami via
Dalle ostilità dei giorni che verranno
Dai riflessi del passato perché torneranno
Dai sospiri lunghi per tradire il panico che provoca l’ipocondria

Tu portami via
Dalla convinzione di non essere abbastanza forte
Quando cado contro un mostro più grande di me
Consapevole che a volte basta prendere la vita cosi com’è
Cosi com’è
Imprevedibile
Portami via dai momenti
Da questi anni invadenti
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
Amore mio portami via

Tu portami via
Quando torna la paura e non so più reagire
Dai rimorsi degli errori che continuo a fare
Mentre lotto a denti stretti nascondendo l’amarezza dentro a una bugia

Tu portami via
Se c’è un muro troppo alto per vedere il mio domani
E mi trovi lì ai suoi piedi con la testa fra le mani
Se fra tante vie d’uscita mi domando quella giusta chissà dov’è
Chissà dov’è
È imprevedibile
Portami via dai momenti
Da tutto il vuoto che senti
Dove niente potrà farmi più del male ovunque sia
Amore mio portami via

Tu
Tu sai comprendere
Questo silenzio che determina il confine fra i miei dubbi e la realtà
Da qui all’eternità tu non ti arrendere
Portami via dai momenti
Da questi anni violenti
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
Amore mio portami via

(Fabrizio Moro, Portami via, 2017)
Video della canzone

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L’indifferenza

34 vite (ma forse di più) perse nel Mediterraneo oggi a causa di una barca con 200 persone a bordo che si è ribaltata. Una delle tante, succede quasi ogni giorno. Vogliamo paragonare una tragedia a un’altra tragedia? No. Non si può. Ma le vite sono vite e nel mare, quel mare che consideriamo la culla della nostra civiltà, abbiamo ormai troppe tombe di innocenti e disperati senza alternativa alcuna. Muoiono tante donne, tanti bambini che non arriveranno mai con il loro nome e cognome sui nostri TG, sui nostri magazine on-line. Le chiamiamo “morti di serie B”, “negri che se la sono andata a cercare”, “potenziali terroristi in meno”. Ma sono solo morti. Madri, padri, fratelli, bimbi, tanti bimbi. Ormai siano sensibili solo alle tragedie di casa nostra, anche se questi poveretti muoiono a pochi km dalle nostre case. Questa è una piaga senza fine, almeno sforziamoci di non perdere quel che ci resta della nostra umanità. I bimbi di Manchester sono uguali a quelli morti nel Mediterraneo, senza se e senza ma e entrambi sono morti senza alcun senso, questo sì.
No, che per ora siamo ancora dalla parte dei “fortunati”, dovremmo iniziare a salvare vite, iniziando a combattere contro un brutto nemico: la nostra indifferenza.

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“Oh Andrea!”

Ci sono piccoli ricordi del passato che riemergono ogni tanto. Poi ci sono gesti che restano e che non ti levi più di dosso.
E io ne ho tanti collegati a Luisa, che oggi ci ha lasciato.
Quando ero piccolo lei era un po’ l’antitesi di mia mamma. Lei era irruente, super protettiva, un po’ casinista ed eccessiva in alcune cose, mentre mia madre era l’esatto opposto. Il fuoco e l’acqua o poco ci mancava. Ma andavano molto d’accordo e io andavo d’accordo con il figlio, anche se eravamo e siamo così diversi.
Luisa era la mamma del mio migliore amico, forse l’unico che posso davvero dire di considerare quasi il fratello che non mai avuto (e che tanto avrei voluto avere). I piccolo gesti quotidiani che mi sono rimasti addosso dell’infanzia hanno a che fare con i rituali di tutti i giorni e, anche a distanza di anni, di tanti anni, non te li scrolli più di dosso. Un esempio legato a Luisa? Quando mi soffio il naso penso a lei, sì a lei. Perché? Semplice, mi ha insegnato a soffiarmi il naso. Non la mia mamma, me lo ha insegnato Luisa con il suo “Oh Andrea! Dai che ce la fai!”, mi ricordo ancora il suo fazzoletto, per dire.
Un altro? Quando mi taglio i baffi (non lo faccio spesso) penso a lei. Come mai? Be’ è semplice anche questo. A 11 o 12 anni, non ricordo, mi ero tagliato i peli da adolescente che avevo al posto dei baffi (quelli sarebbero arrivati poi). Di nascosto presi la lametta di mio padre e “zac!” via tutto. I miei non se ne erano accorti o non me lo dicevano per non mettermi in soggezione. Mentre lei, con il suo meraviglioso accento fiorentino: “Oh Andrea ma come stai bene senza quei peli! Quando li ha tagliati? Anche Maurizio dovrebbe farlo”.
Ecco, sono piccole cose, tra tante. Lei era un po’ esagerata in tutto, dalle cose semplici ai momenti più “bui”. E questa caratteristica se l’è ereditata Maurizio, Claudio ha invece preso a piene mani dal babbo.
Potrei ricordare quando, per tornare a parlare con Maurizio che mi aveva (forse giustamente) fatto fuori come amico, chiesi a lei di poter intercedere. Eravamo per strada, sotto la mia ex casa. Piansi tantissimo quel giorno ma dopo poco vidi lei sorridermi dicendo: “Voi due site nati insieme e non vi staccherà mai nessuno, vai da Mauri adesso e fate pace”. Io gli scrissi una lettera chilometrica, ma alla fine bastò un abbraccio e tutto si risolse.
Non vado avanti, perché ho il nodo in gola.
Ricordati di noi Luisa e proteggi i tuoi gioielli dal posto in cui ti trovi. Ci do uno sguardo anche io a Mauri e Claudio. Cadesse il mondo, staremo sempre insieme, a giocare, a ridere e scherzare, come da quel primo istante in cui ci incontrammo.
Arrivederci.

 

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Pronti a fare un SalTo?

Eccoci alla 30a edizione. Quella che sancirà l’indiscussa supremazia torinese nel mondo dei libri e dell’editoria, dopo lo scossone causato dall’AIE e lo “scisma” d’oriente.
Ci riuscirà, di questo ne siamo certi.

Intanto qui trovate il programma del Salone Internazionale del Libro di Torino.
Un programma che fa impressione.

Complimenti a tutto lo staff e ai cari amici che hanno contribuito a tutto questo.

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La parte bella di noi.

I bambini hanno i poteri speciali. Loro sono meglio di noi. Loro sanno cosa è il sapore della vita, lo stupore, la bellezza, la sincerità. Sanno fare le magie. Sono l’umanità bella, quella che quando fa domande si aspetta risposte vere. Quella che non ha interesse per le cose inutili. Quella che sa superare un momento brutto solo con l’amore. Sto imparando tanto da mio figlio.

Dovremmo tutti fermarci ad ascoltare la parte bella della vita. Quella che conta davvero.

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