Quelle due z****** se la sono andata a cercare!

L’Italia è quel paese in cui se tuo cuggino Gino ha evaso le tasse per 12 milioni è giusto ed è un gran figo. Se li danno come stipendio a un calciatore è perché se li merita: è un campione! Se li danno a te perché hai vinto, dopo aver giocato decine di anni al Superenalotto, al Lotto, a Rubamazzetto è una botta di culo e sono anche soldi meritati. Se li prende un motociclista famoso e li mette in banca a Lugano è giusto perché il fisco italiano è una merda… Se per costruire un ponte spendi 30 milioni in dieci anni va bene, almeno la ggente ha avuto di che lavorare (poco prima che il ponte ovviamente crolli perché fatto di sabbia).

Ma se lo Stato li usa per salvare due giovani donne dalla follia di terroristi sanguinari, allora no, non va bene.

Quelle stronze (oggi sui social italioti definite con tanto amore anche troie, zoccole, deficienti, puttane…) se la sono andata a cercare e quei soldi sono le nostre tasse, come si permette lo Stato di buttare i miei soldi?

Siamo un popolo triste, pieno di brutta gente.
Tanta, non tutti, ma tanta.

(Bentornate ragazze)

Scoprire (le sorprese) del nuovo Museo Egizio

E-tempo-di-riscoprire-i-Tesori-dell-Egizio

Ieri sono stato invitato in qualità di blogger (sì, qualcuno si ricorda che ancora esistiamo, siamo come i panda ormai) alla presentazione di un pezzo della campagna di comunicazione creata dai TODO per la riapertura del Museo Egizio di Torino (il secondo al Mondo dopo quello de il Cairo). La location: Casa del Quartiere di San Salvario (da dove parte il tour della “teca misteriosa”). Padrone di casa per l’occasione: Compagna di San Paolo, sponsor del grandioso restauro che restituirà alla città un Museo con velleità molto più internazionali di prima.

Due note molto piacevoli.
La prima.
Il direttore Christian Greco ha 39 anni, maglioncino La Coste blue e, sebbene la giovane età (è stato nominato tra l’altro da pochi mesi), ha un curriculum incredibile e vanta una fama internazionale assolutamente di alto livello. Sorpresa. Stupore.
Ma allora anche i “bravi” possono ambire a posti di prestigio in Italia. Mi fa piacere che questa cosa accada al Museo Egizio (noto tra i torinesi come un posto dove regna incontrastato l’odore della polvere e dello stantio) e che accada nella mia città, Torino. Il direttore è affabile, gentile e assolutamente fuori da qualsiasi stereotipo associato a una carica del genere. Sono più vecchio di lui, che impressione. Non mi era mia accaduto e di Musei ne ho girati tanti, per lavoro e per passione.

La seconda.
I TODO, una piccola agenzia torinese che ha lavorato tanto fuori dalla mura e che si contraddistingue per una dose quasi spropositata di creatività mischiata alle cose, al saper costruire. Il loro studio è infatti una specie di bottega medievale, dove gli oggetti di comunicazione sono costruiti a mano e con grande ingegno artigianale. Hanno vinto la gara di Compagnia di San Paolo e si sono cimentati in una campagna di comunicazione completa, con tanto di sito e comunicazione tradizionale, senza disdegnare la parte che a loro viene meglio: B67lAXaIUAAsPBB.jpg-largeCostruire giocattoli interattivi.
Infatti, alla Casa del Quartiere è stata presentata la “teca”. Uno “scatolone” pieno di sabbia e di mistero che con il soffio “umano” (tramite un piccolo boccaglio) aziona un braccio robotico che, riproducendo il soffio, muove un po’ della sabbia collocata all’interno della teca. L’obiettivo è “liberare” qualcosa che c’è sotto la sabbia e dare a chi la utilizza la sensazione di essere un “archeologo” virtuale. Bello, molto ben realizzato e sicuramente molto divertente.

In seguito, dopo il tour e la riapertura, sarà possibile usarlo da remoto. Non ho capito bene come, ma anche da casa sarà possibile “muovere il braccio” e farlo soffiare per noi.
I TODO (che conoscevo bene perché in Codice li avevamo utilizzati per due mostre organizzate in Italia) sono tanto semplici quanto tecnologicamente diabolici.

10833776_808062909250220_46116276_nTra l’altro da un po’ di tempo in piazza San Carlo campeggia una loro creazione, una clessidra che fa il countdown svelando anche al suo interno una riproduzione fedele di una statua egizia, parte del patrimonio del Museo (vedi foto). Un oggetto molto bello, che purtroppo cesserà di vivere pochi secondi prima della riapertura.

La teca andrà in giro per Torino per annunciare il lancio del nuovo Museo Egizio che sarà il 1 aprile (non è uno scherzo).

Ultima nota (lo so avevo detto che erano solo due)… Compagnia di San Paolo.
Uno si aspetta che dalla Fondazione arrivi tanta formalità e un po’ di rigidità data anche dalla anzianità dell’Istituzione stessa (450 anni)… Invece.
Presentazione informale nel cuore di San Salvario, blogger e social media manager, buffet quasi “etnico”, nessuna giacca e cravatta e nessun messaggio dalle istituzioni (manco mezzo assessore).

Ottimo, bello. Avanti così.

 

Duemilaquindici

2015

2015.

Un numero che un po’ spaventa.
Proprio ieri pensavo che 100 anni fa esatti era il 1915.
Fa un po’ impressione. Noi siamo in una grande depressione economica, da ormai più di 5 anni. Nel 1919 ci fu la prima grande depressione dell’era moderna. Ma era anche figlia di una Grande Guerra e foriera di ben più gravi calamità, ovvero la nascita dei Nazionalismi, del Nazismo e il resto lo sappiamo bene.
Nel 1915 l’Europa e mezzo mondo erano da un anno in guerra. Una guerra tremenda, la prima guerra “mondiale”. Tanti popoli, armi micidiali e lunghi anni di stenti e miserie soprattutto in Europa.

Nel 2015 siamo nell’era della Prosperità. Della tecnologia digitale, del “tutto connesso”, della grande “condivisione”. Sappiamo quasi tutto di tutti e conosciamo notizie da ogni dove. La medicina ha fatto passi da gigante, si vive molto di più e in alcuni casi  e in Europa (a parte qualche raro caso) non ci sono guerre da oltre mezzo secolo.

Il discorso sarebbe lungo, lunghissimo.
Ma… c’è un “ma”.
Siamo sicuri sicuri che si viva meglio?
Io in alcuni casi non ne sono così certo. Mi sembra che ci sia molta ricchezza (almeno nella nostra parte di mondo) ma anche molta povertà nella testa, nel cuore.
È come se mancassero gli stimoli per costruire davvero un “mondo nuovo”. È come se fossimo assopiti dal “tanto” che ci circonda.

A volte conviene pensarci: capire se davvero quello che ci circonda – e sono tante cose – sia davvero necessario, sia davvero pensato e nato per farci stare tutti meglio.
Guardando il resto del mondo, mi sembra di no. Ma anche nel nostro qualche dubbio cresce ogni giorno.
Mi sembra che possiamo giocarla meglio questa partita. Essere donne e uomini diversi, con maggiore curiosità, maggiore senso critico e con la capacità di pensare che tutti noi contribuiamo a rendere davvero speciale la nostra vita e quella degli altri.

Be’ questo quindi è una specie di augurio per tutti i lettori di questo piccolo blog:
che siate in grado di dare un po’ di più a voi stessi (magari del tempo per stare con chi vi vuole bene e meno connessi a tecnologie e diavolerie varie) e soprattutto agli altri, anche quando gli altri – magari perché ormai sconsolati e disillusi – non hanno più la forza neanche di chiedere aiuto.

Buon anno a tutti.

 

Il regalo di Natale più bello

babbo-natale-003

Il regalo più bello che ho ricevuto a Natale coincide anche con la scoperta che Babbo Natale in realtà non esisteva, non era reale (ma su questo preservo ancora dei sani dubbi).
Avevo chiesto al signore vestito di rosso e con la barba bianca (anche se questa è l’icona che ci ha regalato la Coca Cola) un Goldrake gigante.
Più o meno quello che vedete in questa foto, anche se secondo me il mio era più bello.

Apro gli occhi e lo vedo lì, di fianco all’albero che mi guarda.
Ma oltre a lui vedo anche mia mamma che sistema gli altri regali e mi dice: “Dormi, dormi, stai ancora sognando”…
I miei genitori si sono svenati per comprarlo e io quando penso al Natale penso a lui e tutt’ora mi chiedo dove sia finito.

Se ne vedete uno pensatemi.

(E per voi? qual è il regalo di Natale che ricordate con maggiore affetto?)

 

Il Presepe è un problema?

Presepe con personaggi di fantasia

Il nostro Paese è sull’orlo di una probabile catastrofe economica e sociale senza pari nella nostra storia recente (o ci siamo già dentro fino al collo) ma uno dei temi forti del momento è … il Presepe.
Chiaro che il periodo si presta, ci mancherebbe. Ma il tema non è legato alla classica domanda: “fate l’albero o il Presepe?”. No, il tema è più spinoso e a lanciarlo è stato il divieto di un preside di una scuola “molto multi-etnica” di Bergamo di allestire il presepe dell’istituto scolastico (per evitare discriminazioni).
Se ne parla molto perché il preside pare sia stato poi minacciato per aver intaccato l’identità cristiana della comunità e perché ovviamente, dopo un giorno, sono arrivati quei brutti ceffi della Lega Nord con in dono un presepe “italico”.

Ok. Il preside ha dimenticato che le classi sono costellate di crocifissi e se l’è presa con il Presepe. Ok, siamo in Italia e quando si tocca la Chiesa sono dolori e intervengono anche quelli che in chiesa non ci entrano da almeno vent’anni (intervengono a prescindere per difendere la nostra “italianità”).

Ok tutto.

Ma può un Paese parlare nel 2014 di queste cose?
È davvero questo l’argomento di cui riempire giornali e talk show?

Facciamo finta che sia un argomento serio.
Può una nazione laica (lo dice la Costituzione, ve lo ricordo) ammettere che ci siano delle guerre di religione nelle sue classi?

Mi ricordo che un compagno delle medie (erano gli inizi degli anni ’80) decise un giorno di rimuovere il crocifisso dall’aula e di metterlo nel cassetto della cattedra. In realtà era corretto farlo, ma venne sospeso.
Sono passati oltre 30 anni e mi pare che non sia cambiato nulla.

Il Presepe è bello e lo dico anche se preferisco l’albero. Ma a scuola non ci deve stare, come non ci devono stare i crocifissi e neanche gli insegnanti di religione cattolica.
Io sono cattolico e credente, ma  vivo in uno Stato Laico e mi aspetto che tutto sia coerente con quello che dice la nostra Costituzione.
Invece…

Voi che cosa ne pensate?

(qualcuno dalla regia mi fa anche notare però che le nostre festività nazionali sono quasi tutte legate alle religione, be’… vero. Anche su questo varrebbe la pena fare una seria riflessione).