Pezzi di vita

Quando si tornava dalle vacanze

vacanze anni 60Quando eravamo ragazzini e tornavamo dalle ferie era tutto un po’ speciale.
Si faceva un po’ fatica a tornare alle vecchie abitudini. Magari i compiti delle vacanze erano ancora lì sul tavolo da iniziare. Magari aver passato quasi un mese tra parenti, mare e amici “del mare” poteva rendere decisamente traumatico tornare a casa, specialmente se durante le vacanze era scoppiato qualche piccolo grande amore.
Ma c’era anche la frenesia di raccontare cosa era successo agli amici del cuore, quelli che vedevi tutti i giorni, compresi i week end.
Nuovi amori, qualche esperienza sportiva, qualche viaggetto extra da raccontare, una maglietta nuova comprata al mare e via così.
C’era frenesia, almeno nel periodo delle medie o giù di lì, quando tutto è eccitazione, libertà e svago.
Il ritorno era quasi sempre uguale. Io andavo sempre in Veneto e i miei amici quasi sempre in meridione da parenti, a parte qualche rara eccezione.

Ma il 2 Settembre riapriva la FIAT e quindi i giorni prima erano destinati a grandi ritrovi, magari sotto casa, magari al parco o semplicemente nell’androne di qualche condominio, al fresco. Grandi racconti, molta fantasia, qualche balla (molte balle).
Uno sguardo di una fanciulla era diventato un bacio.
Una vittoria a beach volley era diventata una medaglia d’oro alle Olimpiadi.

E poi c’erano loro: le ragazze.
Un universo parallelo.
C’era molta ansia sul loro ritorno. Come erano cambiate durante le ferie? Erano cresciute? Erano abbronzate? Avevamo avuto amori al mare o in montagna? Immagini di bagnini sudaticci avvinghiati alla tua amica del cuore.
Molta ansia, che però svaniva dopo pochi giorni, quando uno si rendeva conto che – sì erano cresciute- , molto più di noi e che un mese di separazione per loro equivaleva quasi a 6 mesi di crescita extra.
Noi a parlare di calciomercato e loro ormai lanciatissime a parlare di ben altro.
Però che bello.
Che bello, che bello.

Standard
Opinioni e consigli, Pezzi di vita

È così difficile amare?

È così difficile amare? È così difficile cercare di rendere felici se stessi e allo stesso tempo anche gli altri? È impossibile sorridere per strada a uno sconosciuto? Stringere la mano a una persona in difficoltà? Non è facile amare, perché ci da la sensazione di perdere un pezzo di noi stessi. È il nostro egoismo che ci blocca e non ci rendiamo conto che donare se stessi significa invece vivere davvero.
Cosa cazzo siamo noi senza gli altri? La risposta è semplice: nulla. Sarebbe bello ricordarselo ogni tanto.
(Ok, la smetto e rimetto in frigo il San Simone)

Standard
Opinioni e consigli

La ribellione

Ribelle

 

La ribellione è scatenata spesso da un insieme di fattori, è vero, a volte imprevedibili.
Ma il più delle volte è scatenata dal prendere coscienza che alcune regole non vanno rispettate semplicemente perché non sono giuste, perché non sono adatte ai nostri tempi o alla vita che facciamo.

Un ribelle a prescindere è una persona un po’ da commiserare, mentre la ribellione in sé, se foriera di cambiamenti positivi, è qualcosa di molto sano. Anche se è una micro-ribellione verso abitudini e stati d’animo che uno pensa siano impossibili ormai da alienare.

Standard
Pezzi di vita

La solitudine d’agosto

1453285-ferieAntefatto

Questa mattina dopo aver parcheggiato e diretto il mio corpo verso l’unico bar aperto della zona ho intravisto nell’assoluto deserto della via una signora, abbastanza anziana, intorno agli 80 anni.
Vedo che mi viene incontro decisa, si ferma e mi saluta. Io ricambio.
“Buongiorno signora, ha bisogno”, le dico.
“No, tutto bene, solo che è una settimana che non vedo nessuno, volevo solo salutarla” e se lenta ma sorridente.
Io rimango stranito e piano piano mi infilo nel palazzo del mio ufficio (che non pullula certo di vita).

Questo episodio mi ha abbastanza colpito.
La solitudine di agosto è vissuta in modo diverso dalle diverse fasce d’età e spesso ci dimentichiamo che sono gli anziani a essere quelli più indifesi. Sono in città e non escono di casa perché le strade sono deserte (lo sono davvero), i negozi chiusi e i pochi riferimenti (la loro rete abituale) sono annullati. Persino in TV e alla Radio i programmi abituali sono andati in ferie. L’edicola, che è comunque un punto di riferimento importante, è quasi sicuramente chiusa. Idem per il tabaccaio per chi ha ancora brutti vizi.

La città in agosto può essere bellissima, anche con tutti i cartelli “Ritorno il giorno XY, chiuso per ferie” (quest’anno sono tornati a essere tantissimi). Silenziosa, poco traffico, lenta e tranquilla. Persino i grandi corsi a 4 corsie sono vuoti, ci puoi andare in bicicletta a zig zag senza rischiare la vita.
Detto questo e tornando all’episodio di cui sopra, gli anziani non se la vivono bene, soprattutto, ovviamente, quelli che non possono uscire, per vari motivi, dalla città. Sono imprigionati, se soli, in un limbo che dura sì e no due settimane scarse, ma è pur sempre un limbo che probabilmente spaventa e non poco.

Non si può far nulla, ma magari d’ora in poi, incontrando un anziano per le deserte strade della città, un sorriso e un “buon giorno” in più mi scapperanno. Male di certo non fanno.

 

Standard
Pezzi di vita

Si ritorna (ahimè) alla normalità

Due settimane di vacanza non bastano, questo è certo.
Ma aiutano molto a riprendere un contatto quasi serio con se stessi e con le cose che uno ama di più.
Siamo finiti in un piccolo paradiso in una grande terra che amo molto, la Toscana.
Ci siamo rilassati e abbiamo seguito i ritmi del nostro corpo e del nostro cuore. O almeno ci abbiamo intensamente provato.
Abbiamo guardato il nostro cucciolo giocare, imparare, crescere e esplorare cose nuove.
Abbiamo provato a chiudere gli occhi la sera con la serenità nel cuore.
E secondo me ci siamo davvero riusciti.
Due settimane sono poche. Ma ce le siamo fatte bastare.
La foto che pubblico qui sotto riassume bene le belle emozioni di questa bella vacanza.

Mare Bibbona

Standard