L’orologiaio estinto

Mentre fervono i preparativi per il compleanno del piccolo, scappo a fare una commissione: devo trovare un orologiaio in zona per cambiare la batteria del Tissot fermo da un paio di mesi. Con estrema meraviglia mi accorgo che in Crocetta, San Paolo (un pezzo) e Santa Rita (un pezzo, ma molto commerciale) gli orologiai di una volta sono spariti. Chiusi per ferie, falliti o banalmente chiusi il sabato (eh???). I due che trovo (vuoti) mi controllano la retina prima di farmi entrare (con mano alla pistola sotto al bancone) e poi mi comunicano che il cambio batteria è procedura complessa (certo) e che ci vogliono 5 giorni lavorativi. Ribadisco che vorrei il cambio di batteria e non la ricostruzione dell’orologio e loro mi rimbalzano dicendo che il mio è raro e va mandato alla casa madre. Costo operazione indefinito. Augurando a loro le peggio cose, tornando a casa, mi accorgo di una gioielleria piccola e carina in corso Racconigi (quasi angolo via Braccini) dove in 4 minuti una zelante fanciulla procede al cambio per 6 euro + sorriso e gentilezza. Da tutto questo nasce una mia riflessione: è vero che non ci sono più orologiai (anche perché l’orologio di per sé è diventato obsoleto), ma è anche vero che quelli che sopravvivono si adattano alle circostanze, combattono l’arrivo dei Cinesi e di Amazon con stile, simpatia e onestà. Gli altri si fottano. E se non si sono già estinti, spero che la cosa sia veloce e indolore.
(Questo, è sottinteso, vale per tante altre categorie merceologiche)

Auguri Amore

Auguri amore mio. Buon compleanno.
Tu che non sei su Facebook, tu che vivi in un bellissimo mondo analogico ma vero. Tu che sei da anni il mio piccolo faro sempre acceso. Tu che mi hai insegnato cosa è l’amore. Tu che mi porgi sempre un bicchiere mezzo pieno, e a volte stracolmo. Grazie per come sei. Un pezzo bellissimo di questo mondo. Del mio (nostro) Piccolo Mondo.

Buon compleanno Cri!
Andrea e Lorenzo.

Trenitalia e il tempo si ferma…

C’è il Frecciarossa, c’è il Frecciabianca… Poi ci sono il Merdatreni. Quelli degli anni ’80 in cui l’unico aggiornamento nel nuovo Millennio (a volte) sono le tendine ignifughe (già montate sporche). Nel Frecciarossa ci sono i monitor, le voci che ti dicono le fermate, il wifi (anche se sappiamo come va) ed è tutto più o meno bello. Almeno nuovo. Nei Merdatreni, che sono gli stessi che prendevo nel 1988 per andare ad Alassio in giornata con amici, ci sono i finestrini bloccati, il sedili con i fori di proiettile o mangiati dai pidocchi e i cestini dell’immondizia con dentro le cartine dei bigbabol del 1985. Le gomme abbandonate di quest’ultimi invece sono le stalattiti su cui poggiano i sedili. Sui Merdatreni, che si possono anche pagare modernamente on line, ci sono le carrozze di prima classe identificate da un biglietto di carta con su scritto a penna (manco con il pennarello): 1a classe. Sui Merdatreni per andare in Liguria d’Estate fino a Fossano o Mondovì viaggi in piedi o per terra. Non importa che tu sia uomo, donna, bambino, anziano o in attesa di prole. Sui Merdatreni i cessi ci sono, ma non funzionano e se funzionano è meglio non entrare se non si è fan di Robert Rodriguez.
I Merdatreni sono un’istituzione, viaggiare in piedi un buon metodo per non annoiarsi e la qualità del servizio di Trenitalia un fantastico patto col Diavolo: il tempo che si è fermato e l’anima (de li mortacci loro) venduta all’innominabile in cambio del non-progresso e dell’incuria insolente.
Trenitalia è la metafora più azzeccata per raccontare il nostro bel Paese.

Tempo di esami (per tutti)

Leggo da più parti che gli Esami di Maturità forse sarebbero da abolire, a favore di una tesina e basta. Alle Elementari già non ci sono più, alle Medie non lo so, ma credo (spero) di sì. All’Università poco prima che me ne andassi si parlava di estendere il modello tesina senza discussione con presentazione in 3 minuti. Un obbrobrio. Nei miei 6 anni di docenza a contratto ho seguito poche Tesi, ma in quelle poche ho cercato di essere d’aiuto nel far comprendere che la Tesi è uno strumento per mettersi alla prova e tirare le somme di quello che in 3 o 5 anni si è imparato sui banchi dell’Ateneo, tra le mille disfunzioni dello stesso e tra i mille dubbi su programmi non coerenti e docenti, a volte, non presenti o di dubbia qualità.

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Tornare indietro

evoluzione umanaQualche giorno fa, dopo il piccolo black-out che ha colpito Torino e il blocco della rete Wind, mi sono chiesto cosa sarebbe di noi se non ci fossero gran parte delle tecnologie che conosciamo, se per qualche inatteso motivo, alcune cose non funzionassero più. Banalmente se non ci fosse l’energia elettrica per un lungo periodo o l’acqua o il gas nelle nostra abitazioni.
Saremmo in grado di sopravvivere? Saremmo in grado di improvvisare nuove soluzioni? Nel breve tempo, prima di sommosse e disastri sociali e economici di vario tipo?

Ulteriori riflessioni sono nate quando ho visto i video qui sotto (al fondo del post).
L’ingegno e la fisica ormai sono in grado di aiutare, anche quando sembrerebbe impossibile trovare una soluzione. Film e serie TV si sono cimentate con l’argomento, ma a me piace pensare che i miei nonni in Veneto, non tanti anni fa, non abituati a gestire aspetti tecnologici complessi, anche solo gas e luce per intenderci, se la cavavano più che bene. Il riscaldamento degli ambienti o del cibo, i mezzi di trasporto, le comunicazioni. I cibi si conservavano in frigo, ma non solo. La luce era preziosa ma andavano usati anche mezzi alternativi (le candele, le lampade), l’orto era dietro casa e forniva cibo per sfamarsi e per produrre piccole eccedenze da scambiare con altri beni con i vicini. Si muovevano in bicicletta sempre e le telefonate erano un’anomalia gestita con parsimonia. Mio nonno paterno scambiava scope in saggina con altri beni e riparava biciclette da corsa e piccole barche, in cambio di altri servizi e qualche lira.

Lo so che detto da me pare un paradosso, ma la tecnologia secondo me non sempre aiuta.
In ambiti vari come la medicina, l’igiene, l’istruzione, il risparmio energetico sicuramente, ma sarebbe bello ripartire da zero e vedere se saremmo in grado di evolverci o involverci.

Date un occhio a questi video e poi se volete ne parliamo…

Forse bisognerebbe tornare indietro (non di molto), per poter andare avanti.