Auguri Amore

Auguri amore mio. Buon compleanno.
Tu che non sei su Facebook, tu che vivi in un bellissimo mondo analogico ma vero. Tu che sei da anni il mio piccolo faro sempre acceso. Tu che mi hai insegnato cosa è l’amore. Tu che mi porgi sempre un bicchiere mezzo pieno, e a volte stracolmo. Grazie per come sei. Un pezzo bellissimo di questo mondo. Del mio (nostro) Piccolo Mondo.

Buon compleanno Cri!
Andrea e Lorenzo.

Trenitalia e il tempo si ferma…

C’è il Frecciarossa, c’è il Frecciabianca… Poi ci sono il Merdatreni. Quelli degli anni ’80 in cui l’unico aggiornamento nel nuovo Millennio (a volte) sono le tendine ignifughe (già montate sporche). Nel Frecciarossa ci sono i monitor, le voci che ti dicono le fermate, il wifi (anche se sappiamo come va) ed è tutto più o meno bello. Almeno nuovo. Nei Merdatreni, che sono gli stessi che prendevo nel 1988 per andare ad Alassio in giornata con amici, ci sono i finestrini bloccati, il sedili con i fori di proiettile o mangiati dai pidocchi e i cestini dell’immondizia con dentro le cartine dei bigbabol del 1985. Le gomme abbandonate di quest’ultimi invece sono le stalattiti su cui poggiano i sedili. Sui Merdatreni, che si possono anche pagare modernamente on line, ci sono le carrozze di prima classe identificate da un biglietto di carta con su scritto a penna (manco con il pennarello): 1a classe. Sui Merdatreni per andare in Liguria d’Estate fino a Fossano o Mondovì viaggi in piedi o per terra. Non importa che tu sia uomo, donna, bambino, anziano o in attesa di prole. Sui Merdatreni i cessi ci sono, ma non funzionano e se funzionano è meglio non entrare se non si è fan di Robert Rodriguez.
I Merdatreni sono un’istituzione, viaggiare in piedi un buon metodo per non annoiarsi e la qualità del servizio di Trenitalia un fantastico patto col Diavolo: il tempo che si è fermato e l’anima (de li mortacci loro) venduta all’innominabile in cambio del non-progresso e dell’incuria insolente.
Trenitalia è la metafora più azzeccata per raccontare il nostro bel Paese.

Tempo di esami (per tutti)

Leggo da più parti che gli Esami di Maturità forse sarebbero da abolire, a favore di una tesina e basta. Alle Elementari già non ci sono più, alle Medie non lo so, ma credo (spero) di sì. All’Università poco prima che me ne andassi si parlava di estendere il modello tesina senza discussione con presentazione in 3 minuti. Un obbrobrio. Nei miei 6 anni di docenza a contratto ho seguito poche Tesi, ma in quelle poche ho cercato di essere d’aiuto nel far comprendere che la Tesi è uno strumento per mettersi alla prova e tirare le somme di quello che in 3 o 5 anni si è imparato sui banchi dell’Ateneo, tra le mille disfunzioni dello stesso e tra i mille dubbi su programmi non coerenti e docenti, a volte, non presenti o di dubbia qualità.

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Tornare indietro

evoluzione umanaQualche giorno fa, dopo il piccolo black-out che ha colpito Torino e il blocco della rete Wind, mi sono chiesto cosa sarebbe di noi se non ci fossero gran parte delle tecnologie che conosciamo, se per qualche inatteso motivo, alcune cose non funzionassero più. Banalmente se non ci fosse l’energia elettrica per un lungo periodo o l’acqua o il gas nelle nostra abitazioni.
Saremmo in grado di sopravvivere? Saremmo in grado di improvvisare nuove soluzioni? Nel breve tempo, prima di sommosse e disastri sociali e economici di vario tipo?

Ulteriori riflessioni sono nate quando ho visto i video qui sotto (al fondo del post).
L’ingegno e la fisica ormai sono in grado di aiutare, anche quando sembrerebbe impossibile trovare una soluzione. Film e serie TV si sono cimentate con l’argomento, ma a me piace pensare che i miei nonni in Veneto, non tanti anni fa, non abituati a gestire aspetti tecnologici complessi, anche solo gas e luce per intenderci, se la cavavano più che bene. Il riscaldamento degli ambienti o del cibo, i mezzi di trasporto, le comunicazioni. I cibi si conservavano in frigo, ma non solo. La luce era preziosa ma andavano usati anche mezzi alternativi (le candele, le lampade), l’orto era dietro casa e forniva cibo per sfamarsi e per produrre piccole eccedenze da scambiare con altri beni con i vicini. Si muovevano in bicicletta sempre e le telefonate erano un’anomalia gestita con parsimonia. Mio nonno paterno scambiava scope in saggina con altri beni e riparava biciclette da corsa e piccole barche, in cambio di altri servizi e qualche lira.

Lo so che detto da me pare un paradosso, ma la tecnologia secondo me non sempre aiuta.
In ambiti vari come la medicina, l’igiene, l’istruzione, il risparmio energetico sicuramente, ma sarebbe bello ripartire da zero e vedere se saremmo in grado di evolverci o involverci.

Date un occhio a questi video e poi se volete ne parliamo…

Forse bisognerebbe tornare indietro (non di molto), per poter andare avanti.

 

Il Toro ha vinto sul campo battendo il Milan e non il Parma.

Uefa Europa LeagueIn questi giorni, post sentenza CONI ne ho sentite di tutti i colori.

  • Il Toro non dovrebbe partecipare perché non ha vinto sul campo.
  • Il Parma ha vinto e non è giusto che non partecipi, è uno scandalo!
  • Il Toro non ha vinto sul campo ed è solo un favore a Cairo e un torto agli emiliani.
  • Il Toro sarà spazzato via alle prime partite, quindi che senso ha?
  • Il Parma è stato danneggiato e dovrebbe essere risarcito.
  • Il Toro non dovrebbe accettare di entrare dalla porta di servizio…

…E tante amenità simili.
Ma nessuno, credo, ha dato un’occhiata a cosa dice il Manuale UEFA per la concessione delle licenze e – credo – nessuno ha letto la sentenza del CONI sul ricorso all’Alta Corte del 29 maggio. Io sì.

Il punto è che – a mio avviso – il Toro HA vinto sul campo, semplicemente perché da marzo si sapeva che il Parma NON aveva nessun titolo per partecipare alla selezione UEFA. Va detto che il Parma ha “vinto” sul campo il 6° posto e con merito, ma questo riguarda lo scudetto (che con il 6° posto si può vincere se le prime 5 vengono per esempio inquisite e punite per qualche motivo) e la lotta per la retrocessione, che ovviamente riguarda posizioni ben più basse in classifica. Il Toro è 7°, su questo non piove.

Ma il Parma non aveva – e qui non si spiega la cecità dei media nostrani – nessuna possibilità di giocare per un posto UEFA.

A marzo (non a maggio) alla AS Parma la UEFA non ha concesso la licenza e il CONI ribadisce quello che ai più può sembrare strano, ma è una regola (e noi Italiani siamo ostili alle regole). Lo riporto:

1) Il Manuale UEFA costituisce norma “ad hoc” inderogabile e non annullabile né modificabile né integrabile in alcuna parte, se non ad opera della stessa UEFA che ne ha la titolarità e responsabilità.
2) I criteri contenuti nel “Manuale” ai fini della abilitazione – costituita dalla Licenza UEFA alle squadre che abbiano ottenuto un determinato piazzamento nel campionato nazionale – sono criteri oggettivi e le prescrizioni in essi indicate debbono essere osservate, giacché una sola carenza o ritardo – per quelle indicate con la lettera A), cioè inderogabili – ha come automatica conseguenza l’impossibilità di concedere la Licenza UEFA. Il sistema delle Licenze UEFA, ed il relativo Manuale, sono stati introdotti allo scopo di “integrare, con prescrizioni e requisiti, il dato primario ed incontrovertibile, cioè il risultato sportivo della squadra sui campi da gioco”. Tale sistema, perciò – e a ciò deve limitarsi l’Alta Corte – può confermare oppure cambiare, alla stregua dei criteri del Manuale, il risultato “sportivo”. E in ciò è la rilevanza delle regole UEFA.
3) Ne deriva che il diniego di Licenza UEFA non è una “sanzione”, ma ha un effetto automatico [...].

Quindi, da MARZO si sapeva che il Parma non rientrava nei parametri e che non esisteva alcun modo per “ricorrere” per la buona fede nei ritardati pagamenti.

Qui poi si apre un crepaccio senza fine. I mancati pagamenti sono frutto di giochini fiscali, ritardi e mancanza di zelo (cose che al di fuori dei confini nazionali piacciono poco) nella gestione della cosa.

La UEFA ha posto una regola inderogabile. E lo ha fatto con molto anticipo rispetto alla fine dei Campionati per evitare reclami, inciuci, accordi tra le squadre, nell’ottica della massima trasparenza e regolarità. La licenza UEFA è un “sigillo” di regolarità “economica” di tutte le squadre europee.

Nessuno in Italia ha approfondito prima della fine del Campionato, considerando il Parma ancora “in gara” e invece così non era. Il Toro era in gara con il Milan e le altre che poi sono risultate perdenti nella competizione per l’ultimo slot UEFA disponibile.

Soprattutto il Toro gareggiava con altre squadre in possesso della licenza UEFA. Il Parma non ce l’aveva e non poteva ambire a un ripensamento. Il Manuale UEFA non lo prevede. Quindi?

Quindi, visto che non siamo abituati a gestire una decisione dura, ma inderogabile, abbiamo fatto finta di niente, tifosi del Toro compresi e anche addetti ai lavori.
Un delegato UEFA (non trovo più il link all’articolo, chiedo venia) ha detto che aveva allertato mesi fa media e addetti ai lavori nostrani che eravamo evidentemente vittime di quest’informazione distorta e che da marzo il Parma era fuori. In Italia ce ne siamo tutti bellamente fregati.

Ergo. Il Toro ha battuto sul campo il Milan per l’ultimo posto UEFA. Il Parma non era in gara. Punto.

Facciamocene una ragione. Le regole gli altri le scrivono e le applicano. Noi pensiamo che sia sempre corretto farlo.
E questo non favorisce il Torino, favorisce la legalità e il buon senso. Questo suona strano per noi, ma è – inderogabilmente – vero.