Genova…

L’ennesima alluvione.
L’ennesima dimostrazione che siamo un Paese che non sa e non vuol sapere. Che non impara dai suoi errori e dalle sue disgrazie. Pochi anni fa morirono anche due bambini piccoli. Contiamo le vittime e ridiamo sulle ricostruzioni. Non facciamo nulla.

In Italia abbiamo deciso che la politica migliore è quella del non fare. Che la scusa migliore sia che siano (sempre) gli altri a sbagliare.

Un esempio così eclatante è difficile da trovare.
Onore alla coriacea Genova, città che domina l’acqua da sempre e che si fa travolgere da 4 torrenti dimenticati.

Provo vergogna come Italiano.

 

Tornati.

Tornati da pochi giorni dalla ferie. Due settimane di vacanza che ti fanno riassaporare cosa vuol dire “tranquillità” e soprattutto “amore”.

Amore per le piccole cose e per le persone speciali.

Amore per te stesso.

(in ogni caso se volete approfittare del mio strano buon umore fatelo adesso, perché sento che sta già svanendo).

Buon settembre a tutti.

Robin e il tunnel…

naso clownTornare da quel tunnel non è possibile o è molto difficile, ma si possono accendere le luci con molta pazienza e coprirsi se fa freddo o se fa troppo caldo, sapendo che pochi ti capiranno e che pochi ti verranno a soccorrere. Te la dovrai cavare da solo tra mille “Aiuto, il lupo!”. Non è facile. È una prova di coraggio, di carattere, un costruire giorno dopo giorno un muro che non sia troppo alto per evitare che sia invalicabile dagli altri, ma sufficientemente alto per sentirsi protetti. Le persone che ti stanno intorno non sempre capiscono e questo spesso fa molto male. Ci provano, ma è troppo difficile raccontare così come è troppo arduo provare a capire. È, credo, come raccontare un mancato affogamento. Fa male il ricordo e al solo pensiero tutto il corpo si ribella.

Riposa in pace Robin. Il mio attore preferito (davvero), l’unico di cui ricordo tutti i film che ho visto (e da cui ho sempre tratto – nella loro leggerezza – molto insegnamento).

T’amo senza sapere come, né quando, né dove.
T’amo direttamente senza problemi né orgoglio.
Così ti amo perché non so amare che così, così vicino che la tua mano sul mio petto è la stessa, così vicino che si chiudono i tuoi occhi col sonno mio…

Hunter ‘Patch’ Adams ()
La frase è di Pablo Neruda.

Primo agosto…

Lasciata la nonna e salutato l’orto ci si avventurava per la strada del mare. Sapore di anguria, il fresco degli alberi, il sole che faceva capolino e la voglia di vedere la spiaggia, bianca, sterminata e gli ombrelloni blu e azzurri mossi dal vento. Là in fondo il mare blu, calmo. Piatto.

Si arrivava al tardo pomeriggio. Il tempo di andare in spiaggia a cercare amici e parenti e prenotare l’ombrellone. Il Clodia sempre uguale. La vernice sulle sdraio blu data da poco. I bagnini già molto abbronzati e sempre scontrosi.
Si scaricava l’auto. Si saliva in casa e si aprivano le finestre per togliere l’odore di chiuso. In pochi secondi entrava il profumo di salsedine.
La voglia di scendere e giocare. Di inforcare la bicicletta e andare.
Il papà e la mamma in agitazione, poco tempo per pensare alla cena.
La zia proponeva la solita pizza. Proposta accettata.

Calava la sera.
Le luci sul lungomare, uno spettacolo.
Le voci che arrivano dalle signore con le loro poltroncine a bordo strada. Il profumo dell’estate nell’aria. Sa di creme abbronzanti, di bomboloni, pizza e gelato.

Era il mio mare.
Era il mio primo agosto.