Matarrese…

Matarrese...Qualche post sotto si parla del “Dramma di Catania”. Tutta Italia da tre giorni continua a parlare di quello che è successo, i media sono concentrati sull’accaduto (per quanto ancora?).
Ma io come tifoso e come sportivo rimango umiliato e amareggiato (per non dire incazzato) per le parole che Matarrese, presidente della Lega Calcio per quello che ha osato dire ieri.

Voglio ricordare alcune frasi… che terrò a mente ogni volta che metterò piede all’Olimpico per vedere il mio Toro.

I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell’ordine ancora non riescono a controllare”

“Cominciamo a pensare a stadi nuovi. Anche il ministro Melandri ha detto che i nostri sono fatiscenti. Si faccia un programma come in altri paesi, vediamo di far gestire gli impianti alle società che si assumeranno le responsabilità di quanto avviene all’interno. Allora sì che saranno necessari gli steward, ma con poteri precisi. Lo steward che non ha potere di fermare i delinquenti, certo non va lì a rischiare la pelle”

“Questa è un’industria tra le più importanti d’Italia che ha bisogno di continuare a operare. Chi dice non giochiamo più, chiudiamo gli stadi, stiamo un anno fermi, ho l’impressione che sia un po’ esaltato e anche un po’ irresponsabile”

“Il calcio non si deve mai chiudere. E’ la regola principale: questa è un’industria che paga i suoi prezzi. Si può pensare che un’industria chiuda i suoi impianti e poi li riapra chissà quando?”

Vorrei commentare, ma non è necessario e poi mi verrebbero in mente solo parolacce.

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Consigliacquisti

Muller biancoAvete mai provato Muller Crema di Yogurt bianco?
Se si sapete di cosa sto parlando. Se non lo avete mai fatto cosa diavolo aspettate?
E’ una delizia per il palato e per la mente.
“Fate l’amore con il sapore” recita lo spot. E come dargli torto?
Muller non è uno yogurt, e la quintessenza della bontà in forma fresca e vellutata!

Axell consuma Muller. Anche nelle nuova fantastica variante Mela e Kiwi.
E lo consiglia!

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Ok, tranquilli, non sono impazzito. Ho un po’ di febbre e molto raffreddore, ma non sono impazzito.
Oggi ragionavo sul fatto che in fondo anche noi “piccoli padroni di blog” abbiamo una vera e propria “reputazione”.
Nel web 2.0 si sono ormai versati fiumi di parole sulla “reputation” e sulla capacità di alcuni blogger di fare opinione e creare/spostare il consenso.
Beh, io credo che questa cosa sia in gran parte vera e che vada sfruttata. Credo che molti di noi (e di voi) siano in grado di consigliare agli altri qualcosa rispetto a consumi, acquisti, e anche dare indicazioni ben più complesse e delicate, come il voto elettorale.
Se ci pensate bene questa cosa non si era mai presentata prima nella storia dei media. Il passaparola però esiste da sempre e tra amici e conoscenti è spesso la scintilla che fa scattare l’acquisto, la scelta, la decisione.
E allora perché non fare nei blog dei piccoli momenti “espliciti” di pubblicità e di “opinione” con risvolti anche commerciali (possiamo muovere il mercato?).
Per la tecnologia siamo abbastanza in linea con questa filosofia, ci sono molti blog che parlano con sapienza e autorità di oggetti tecnologici o di software.
Ma gli altri ambiti?
A me piacerebbe sapere quali sono le preferenze di altri blogger in merito a cose che non conosco direttamente. Categorie merceologiche e commerciali varie, dai viaggi, alle auto, dai vestiti, ai centri commerciali, al cibo. Si può osare con tutto.
Si può anche segnalare la bravura e l’efficienza del proprio commercialista o del proprio ortopedico.

Io ho fatto una prova con lo yogurt (che in realtà consiglio veramente), voi, invece, non avete nulla da consigliare spassionatamente?

(la tag per questi post per technorati: consigliacquisti)

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Il dramma di iera a Catania

Io sono un grande tifoso, amo il calcio, pur non avendolo mai praticato. Amo soprattutto (come anche i muri sanno) il Toro e la sua storia, fatta di emozioni, delusioni, gioia e spirito sportivo.
Quello che è successo ieri a Catania è gravissimo.
La sospensione del campionato è sacrosanta. Fosse per me andrebbe sospeso (o disputato a porte chiuse e senza telecronache) per almeno sei mesi.
Ma di chi è la colpa? Ci sono tanti colpevoli questo è il punto.
Non basta dire che lo “stadio” è diventato il “porto franco” dove sfogare disagi sociali e violenze teppistiche.
E non è vero quello che dice Corini, capitano del Palermo:
“In questo momento in me prevale un sentimento di grande amarezza, di dolore per i familiari della vittima e per la persona che e’ scomparsa, tutto questo non c’entra nulla con il calcio“.

testata di Del Vecchio a Materazzi Invece tutto questo c’entra con il calcio.
Le “testate“, la violenza in campo e i comportamenti dei giocatori contano.
Esistono sport violenti per natura come il rugby dove la violenza esiste, ma è legata ad un atto sportivo, al contatto fisico ed è gestita con fair play. Il Calcio non prevede “contatti fisici” e invece…

Il nostro campionato è corrotto, ed è corrotto alla base, anche nei campionati minori.
La rissa parte in campo ed esce al di fuori, per poi tornare dentro, un rimpallo che con lo sport non ha nulla a che fare, ma che crea un “mostro”, un animale multiforme che spesso e sovente prende la forma del giornalista sportivo pronto alla rissa in diretta e allo scontro verbale e anche fisico.

Marcello Lippi ha affermato stamattina: “Le società dovrebbero dire ai propri tifosi che anzichè acquistare calciatori per rinforzare le squadre, i soldi vengono dirottati per garantirsi la sicurezza, come succede in Inghilterra”.
Io direi che le società devono iniziare innanzitutto a isolare i teppisti, evitando di portarli allo stadio con tanto di posti “riservati” e abbonamenti “dedicati” (e succede anche al Toro).

Se nulla cambia, se permettiamo che un giocatore “picchi” in campo, che un arbitro faccia male il suo mestiere, che un commentatore sportivo dica “se l’è cercata”, se consentiamo che ci siano gruppi organizzati che ostentano svastiche e fischiano i “negri”, se pensiamo che un giocatore come Ronaldo possa valere uno stipendio di “un milione di euro al mese”, se permettiamo che il calcio sia più di uno sport e che diventi un fatto di cronaca, allora… se ci scappa il morto, non lamentiamoci e non stupiamoci.

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Cosa vuol dire Web?

“Cosa vuol dire Web?”. Questa è la domanda che ho fatto oggi ad uno studente all’esame.
Avevo già scritto il voto sul libretto, lo stavo scrivendo sul registro e ho avuto un attimo di panico…
Non lo sapeva.
Mi consolava solo il fatto che non fosse un frequentante (pochissimi frequentano e questo è già un dramma per la nostra università, ma nessuno se ne rende conto, la frequenza deve essere obbligatoria, per chi non dimostra di avere un lavoro).
Ho alzato gli occhi dal registro e ho rifatto la domanda: “Cosa vuol dire in italiano la parola Web?”… (almeno arriviamoci con l’inglese)
Niente. Sbigottimento nei suoi occhi.
Incredulità nei miei pensieri.
Come fa un ragazzo di 23 anni (credo), che ha letto libri (non solo quelli del mio esame infarciti di web e internet) e seguito lezioni (credo) di Informatica generale, di Editoria Multimediale, ecc. ecc., a non sapere cosa vuol dire “Web”?
Ma il fenomeno purtroppo non è circoscritto.
L’anno scorso non riuscivo a spiegare cosa è una rete wireless. Dopo che ci sono riuscito, non riuscivo a mettere in testa agli studenti che anche la rete cellulare è una rete wireless. Sembra una barzelletta, ma è vero. Tant’è che all’appello generalmente chiedo sempre qual è la rete wireless più diffusa sul pianeta. E la risposta non è mai scontata.
Usano un cellulare ogni cinque minuti eppure… Quel coso che hanno in mano non è un oggetto “informatico” che riceve dati in kbytes con un determinato protocollo e dentro una particolare radiofrequenza. Quel coso è il compito che svolge, nient’altro. Affascinante, abbiamo raggiunto livelli inimmaginabili di ubiquitous computing o siamo dentro un buco nero di ignoranza e mancanza di curiosità?
Questi pomeriggi mi fan venire in mente sempre due cose:
1) che insegno male e perdo il mio tempo.
2) che parliamo (anche nei nostri blog) di cose che nella vita reale non servono a nulla (con linguaggi che pochi capiscono e che spesso sono super geek e autoreferenziali).

In ogni caso mi rimane l’amaro in bocca e la voglia disperata di spararmi un pacchetto di marlboro rosse.

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Giornate un po’ così

traffico anni 60Alcune giornate iniziano male. Arrivo al parcheggio sotto casa e trovo una copia in ghiaccio della mia autovettura.
Una macchina tutta di ghiaccio bianca cristallina, con sfumature azzurre. Dopo un po’ mi accorgo che è la mia auto. Inizio a scalfire la portiera con la piccozza (sempre in dotaziona all’urban man) entro e la metto in moto per farla riscaldare. Con l’apposito raschietto inizio a pulire i vetri (ovviamente buttandomi il ghiaccio tritato addosso)… L’operazione dura una decina di minuti. Di fianco a me una donna inferocita è disperata: sta sbrinando la macchina dotata di tutto il necessario, ma presa da uno strano raptus nervoso, oltre ai vetri, noto che pulisce anche parti intere di carrozzeria. E’ praticamente accasciata sul cofano e tra mille insulti e bestemmie si dimena nel vano tentativo di scalfire la dura corazza di ghiaccio
(mi fa venire in mente un’altro episodio, in una mattinata simile, di un ebete che cercava di pulire i vetri con la tessera del bancomat e rido).

La guardo un po’ e poi prendo l’auto (ormai a temperatura interna sopportabile per un essere umano) e schizzo via.
Alla nuova diabolica iper-rotonda vicino a casa (nota per essere la più grande e stretta del mondo) trovo il kaos più assoluto. Tutti hanno fretta di andare da qualche parte, la gara non prevede vincitori, il più lesto ad entrare nel fiume interminabile di lamiere ed uscirne illeso ha in cambio la vita e un passaggio in meno dal carrozziere.
Mi avvicino calmo calmo e subito un SUV nero (li amo!) mi strombazza a 10.000 decibel. La teoria del temerario guidatore dietro di me è… “se tu ti butti dentro la rotonda e muori fermi le auto e quindi io passo”. Non può che essere quella.
Il traffico oltre la rotonda è tantissimo. Un delirio di gente che sfreccia a velocità inaudite.
Il povero pulisci vetri di corso Peschiera rischia di essere stirato un paio di volte allo scattare del verde. Lo guardo nello specchietto e mi accorgo che ormai con rapidi movimenti d’anca e piccoli passetti laterali stile torero è in grado di schivare le macchine con incredibile savour fair.

Al mezzo circuito, più o meno all’altezza di Piazza Statuto è in testa una Punto Blu, tallonata da una Yaris grigia (dio che nome della balle) guidata da donna super competitiva. Le persone al passaggio pedonale non camminano, corrono, e anche veloci. Un po’ per la fretta e un po’ per il terrore.
Il Bus 72 fa una leggera svolta a sinistra verso via Cibrario bloccando il flusso sulla sua sinistra e causando due malori, un collasso e centocinquanta bestemmie da parte di un guidatore di Audi 4 con vetri oscurati.
All’imbocco di Corso Umbria sono quarto, mi tallona sempre la Punto Blu, che però al semaforo, sfarfallando i fari, mi sorpassa facendo perdere le sue tracce in direzione nord. La gimcana (Andretti) davanti al Centro Sportivo Dora è ancora lontana, non posso farcela, giro sulla tranquilla via laterale e mi lascio stancamente trasportare verso il parcheggio dell’ufficio.
Esco dall’auto, faccio un sospiro e mi chiedo … Ma chi cazzo ce lo fa fare?????

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