Conflitto di interesse

Da Wikipedia

Si verifica un conflitto di interessi quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale ad un soggetto che abbia interessi personali o professionali in conflitto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno visti i propri interessi in causa.

Il verificarsi di un conflitto non costituisce di per sé prova che siano state commesse scorrettezze, può tuttavia costituire un’agevolazione nel caso in cui si cerchi di influenzare il risultato di una decisione per trarne un beneficio. L’essere in conflitto di interessi ed abusare effettivamente della propria posizione restano però due aspetti distinti: un soggetto coinvolto, infatti, potrebbe non agire mai in modo improprio. Tuttavia un conflitto di interessi esiste a prescindere che ad esso segua una condotta impropria o meno.

Da Repubblica
Meno pubblicità per le pay tv. In tre anni dal 18% al 12%

Indovinate di chi stiamo parlando?

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Cari amici della Campania…

Allora. Qualcuno glielo dica. Cosa? A chi?
Be’, sì, scusate non sono molto chiaro. Solo che mi va il sangue alla testa ogni volta che lo vedo.
Cosa? Ah sì…
Da dieci giorni la Campania è passata al Digitale Terrestre e su Mediaset continuano a mandare un messaggio del tipo:

“Cari amici della Campania, dal 1 dicembre le trasmissioni di Mediaset, Rai, La 7 e altri canali sono trasmesse solo su digitale terrestre, se hai problemi a vederle è perché non sei dotato di un decoder. Dotati di un decoder!” (non ricordo il testo, ma il senso è quello).

Ecco, caro genio del marketing di casa Mediaset, ti informo di una cosa: se non hanno il decoder il messaggio gli amici della Campania non lo vedono! E no. Non lo vedono. Gli stai dicendo che ti vedono solo con il digitale terrestre. Quindi o c’è qualcuno in Campania che non vede la TV da 10 giorni e dopo essersi chiesto il perché è andato dal vicino di casa (fortunatamente dotato di decoder) a leggere il tuo messaggio oppure gli amici della Campania sono dei medium in grado di leggere messaggi di natura quantomeno magica e profetica solo annusando il loro televisore da dieci giorni completamente muto e oscurato.

Amico del marketing Mediaset… Mi sembra lapalissiano, ma forse esagero. Quel messaggio non lo possono leggere. Cerca di capirlo. Proprio non possono.
Se qualcuno lo conosce glielo dica per favore.

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Arresti mafiosi sospetti?

Solo un cretino non si sarebbe accorto della mossa di Silvio.
Lo accusano di essere invischiato con la Mafia?
Bene.
Il giorno dopo ecco l’arresto di due mafiosi (uno in pensione da vent’anni).
Un pochetto strano no?

ps. Se è vero quello che sospetto allora vuol dire che ci sono dei mafiosi che possono essere presi e non vengono presi. Questa cosa mi spaventa un po’.

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Filosofia del tecnico di Fastweb

Per la terza volta si è bloccato il servizio in 4 o 5 anni che abbiamo Fastweb.
Per carità, nessun dramma… nel giro di poche ore arriva il tecnico e tutto si sistema.
Ieri si blocca Fastweb… Lucina rossa sull’hug e poi più nulla.

Oggi arriva il tecnico. Sempre lo stesso, ormai ci conosciamo.

Axell – Ciao, mi sa che ti tocca cambiare l’hug ancora una volta, ormai colleziono scatole di Fastweb…
Tecnico – Non è detto.
Axell – Be’, di solito cambiate l’hug e poi tutto funziona. Basta cambiare l’hug no? Semplice.
Tecnico – A volte per risolvere il problema non basta affidarci a cosa è successo in passato. Ogni problema ha una sua storia.
Axell – Ah…
Tecnico – Infatti questa volta è il trasformatore e non l’hug.
Axell – Quindi basta quello?
Tecnico – Sì, questo problema si risolve guardando le cose in modo diverso.
Axell – Ah…

(dialogo reale con tecnico Fastweb con un po’ di coloritura, ma neanche tanta, da parte di Axell)

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No mobile

gettoneOggi sono uscito dopo circa una decina di anni senza cellulare. L’ho dimenticato a casa.
Un giro di circa un’oretta a piedi, ma con l’ansia.
Mi sentivo senza un pezzo del mio corpo. La maledizione di McLuhan mi ha colpito. Inesorabilmente.

Eppure quando avevo 20 anni e non c’erano i cellulari andava tutto bene. Non si sentiva il bisogno di avere questo strano cordone ombelicale.

I telefoni si usavano solo per telefonare e neanche così spesso. Solo se ce n’era effettivamente bisogno. C’erano le cabine del telefono e c’era il gettone. Qualcuno si ricorda il gettone? Io sì, spesso te lo davano come resto e valeva 200 lire.
Quanto tempo ho passato dentro le cabine del telefono di Corso Montegrappa a telefonare ad amici e amiche? Spesso fuori c’era la coda, spesso c’era chi batteva sulla cabina, c’era chi sospirava talmente tanto da appannare i vetri delle cabine.

A volte mi chiedo come facevamo senza cellulare. Mi chiedo anche solo come fosse possibile fissare un appuntamento, in un posto, ad una determinata ora. Eppure… Era possibile, riuscivamo anche a incontrarci a distanza di chilometri.
Io sono uscito senza cellulare per un’ora e mi sono sentito “incompleto”.
Ma che roba. Da non crederci.

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Il Financial Times consiglia il Natale a Torino

Riporto articolo di oggi (fonte La Stampa).

Vedere il mondo con occhi diversi, riscoprire lo straordinario nell’ordinario, è un privilegio. Succede leggendo un articolo uscito ieri sul prestigioso mensile del Financial Times «How to spend it» che consiglia, per Natale, un fine settimana «di lusso» a Torino, la città «abbracciata da un orizzonte alpino, che sembra un ibrido tra Parigi e New York», nientemeno.

Rachel Spence racconta piazze, scorci, tesori architettonici che sfuggono ormai agli sguardi autoctoni. E allora, l’entusiasmo di Nietzsche per le piazze e gli edifici austeri riecheggia di fronte alla Consolata «una delle chiese più incantevoli d’Italia», alla leggerezza «evanescente» di Palazzo Madama, alla pianificazione urbana che non ha mai concesso nulla alla scuola del «disordine pittoresco» di molte altre città italiane. Fortunatamente, scrive la giornalista, le facciate solenni dei palazzi nascondono un’anima frivola e leggera. Quella che si esprime nella passione così sabauda per la cucina, gli aperitivi pantagruelici, il caffè e il cioccolato, da godersi nella città della cultura cinematografica e dell’arte. La città ossessionata dall’ordine e dal rigore si concede il lusso di dare uno strappo alle regole: «Con questa abitudine dell’aperitivo, durante il quale i banconi dei bar spariscono sotto montagne di stuzzichini, non c’è da stupirsi se i torinesi sono abituati a cenare tardi».

Tra un museo e una galleria d’arte è d’obbligo la pausa tramezzino da Mulassano, l’inventore di questi «sandwich triangolari ora adorati in tutta Italia» e al Caffè Torino di piazza San Carlo. Il banale rito del cappuccino si trasforma in poesia: «Nella città dove fare il caffè è considerata un’arte – scrive Rachel Spence – questo bar ne è il maestro: mentre mangiucchiate un pasticcino e sorseggiate il cappuccino, Piazza San Carlo, con i suoi portici e gli impeccabili tetti di mansarde, racchiude tutto il meglio del sereno barocco torinese».

Il fine settimana di lusso continua al Museo Egizio, la Fondazione Merz, il Museo Nazionale del Cinema ai tavoli delle Tre Galline, del Porto di Savona e della Linea Continua all’hotel Boston. Una sosta in una spa è d’obbligo, così come una puntatina al mercato di Porta Palazzo (che si trasforma in «Porto Palazzo») e in piazza Vittorio, a fare shopping. Tra i negozi chic citati dalla giornalista c’è Poncif, in piazza Vittorio dove «si comprava Dries Van Noten ben prima che diventasse famoso». Lo stile scelto dalle due proprietarie è «fashionable but not flashy», alla moda ma non vistoso, eccessivo. Sandra e Caterina, le titolari di Poncif, annuiscono, soddisfatte soprattutto per il risalto dato alla città: «In questo momento a Torino si sente molta energia. Dopo essere stata per decenni compressa dalla vocazione industriale, che più che vocazione era un’imposizione, ora le cose sono cambiate e chi ha qualcosa da dire non è costretto ad andare via. Una volta ci prendevano in giro per le nostre scelte inconsuete, quasi sottotono, sempre un po’ indietro. Poi si è scoperto che eravamo troppo avanti». Non poteva mancare dal giro turistico una sosta al Bicerin, il locale più citato nelle guide turistiche. Eppure la titolare, Maritè Costa, non ci ha ancora fatto l’abitudine: «Ogni volta che parlano di noi mi emoziono, mi prende il panico perché mi chiedo se si sono trovati bene. Sono consapevole che siamo famosi, proprio per questo mi viene l’ansia e cerco sempre di fare il possibile per non deludere le aspettative».

Sottoscrivo tutto. Vi aspetto per Natale nella nostra bellissima Turin.

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