Risvegliatemi quando è tornata la Primavera

Fa freddo. Piove.
Il sole latita da giorni. Sembra Novembre.
L’umore è sotto ai piedi e quando esci la mattina la prima canzone nell’iPhone rischia di essere una vecchia hit di Masini.
Ma la cosa che mi da più fastidio è che non sono ancora riuscito a piantare l’insalata (ho anche i semi degli spinaci a questo giro) e neanche un po’ di basilico.
A dire il vero sono riuscito a comprare un vasetto di salvia e uno di basilico al supermercato (tristezza) e da un po’ di giorni fanno compagnia al glorioso rosmarino che ha passato indenne e solitario il ghiaccio di quest’inverno.
Niente di più. Niente piantagione da terrazzo come gli scorsi anni.

Se spunta il sole mi scateno e pianto anche le patate o magari … le angurie.

Forse in vaso alla fine verrebbero così anche a me.

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Generazioni moderne

Capita che sei in metro. Poca gente. E’ il venerdì prima di Pasqua.
Capita che senti una musichetta famigliare e una serie di urletti “digitali” che ti ricordano qualcosa.
Ma sei solo nella carrozza. Da dove arrivano?
Poi ti accorgi che non sei proprio solo e che di fianco a te, a qualche metro di distanza c’è una signora sulla sessantina che ti da le spalle.
Poi ti accorgi anche che quegli urletti e quelle musichetta ti sono famigliari perché sono collegati a uno dei tuoi video games preferiti.

Guardi nella tasca l’iCoso e non è lui che emette quei suoni. Ti viene anche in mente che possa essere l’iCoso più grande che è in borsa, ma ti ricordi che è spento.

Allora la realtà diventa meraviglia e stupore.
Vuoi vedere che la signora che mi da le spalle. No… Non è possibile.

E invece.

Angry Birds volano allegri nel suo iPhone e lei sorride contenta.

Peccato che qualcuno non fosse stato lì presente per farmi una foto.

(a lato: il digital divide generazionale si sconfigge anche con il gaming, non ho alcun dubbio e mai l’ho avuto)

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L’ora della terra

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Luci spente in tutto il mondo per la Terra. Milioni di persone, dalle isole Samoa nel Pacifico all’Empire State Building di New York, dalle 20.30 italiane un’ora al buio per richiamare l’attenzione sulla lotta al riscaldamento globale: sono migliaia le città che partecipano alla sesta edizione della mobilitazione globale per l’ora della terra (leggi tutto).

Anche “casa Axell” rigorosamente aderisce.

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Il favo pieno di miele

miele

Di quel poco che ricordo delle due bio che ho letto su Steve Jobs recentemente, una prima e una dopo il fattaccio, non faccio altro che ricordare la frase citata da uno dei suoi biografi (non mi ricordo in quale dei due tomi, abbastanza inutili in realtà): “le persone non amano frequentare quelli che non sono felici” (o una cosa simile, ma il senso è quello).
Mi ronza nella testa in questi mesi in cui si alternano cose belle e cose meno belle su diversi fronti. Diciamo che quelle meno belle sono abbastanza dominanti.
Sicuramente per carattere sono portato a essere un po’ pessimista, forse perché quando prendo una sberla di solito la prendo sempre in pieno viso o perché cerco sempre di vedere il buono delle persone e le persone tendono sempre ad approfittarne. Non ho mai creduto alla legge delle giungla. Ho sempre creduto al rispetto degli altri, anche quando so che hanno torto o non la pensano come me. Non mi sono mai permesso in vita mia di non tenere in conto l’opinione altrui e ho sempre cercato il compromesso, anche perdendoci.
Non sono un puro, sono anche uno stronzo e so essere anche un grandissimo stronzo. Superbo e altezzoso, ma senza eccessi, in fondo sono un piemontese e queste cose noi non le facciamo. Magari siamo un po’ falsi e non la diciamo mai tutta fino in fondo, ma siamo contenuti e cortesi.

Tornando alla presunta frase di Steve Jobs non posso che pensare che sia vera. E’ sicuramente la confutazione di ogni sentimento di misericordia e compassione, ma è sicuramente una fedele fotografia della realtà. Confondiamo il momento di disagio e di malessere di una persona come un contagio, una malattia, uno stato permanente di sfiga e scappiamo, appena possiamo.

Non parlo dei poveri, dei malati e dei mendicanti. Quelli in qualche modo raccolgono – si spera – varie forme di compassione, spesso “istituzionalizzata” e “dovuta”. Parlo della vita di tutti i giorni, delle persone che ti sono vicine e condividono il tuo spazio, l’aria che respiri, i successi e gli insuccessi, la mela alle mensa o una birra al bar.

Le persone che non sono felici non vanno frequentate. Aspettiamo che si riprendano e poi si vedrà.
Le persone devono nascondere il loro malessere, indossare una bella maschera e giocare al teatro dell’umanità, quello in cui domina la freddezza e la sicurezza, la forza e l’esaltazione del maschio dominante.
Le debolezze sono contagiose, anche se temporanee. Le lamentele danno fastidio alle orecchie, una litania sempre uguale e da rifuggire come le frenata stridula e prolungata di un tram.

E chi non è felice ed è in difficoltà spesso prende ancora più botte, anche quando cerca un appoggio in chi ha sempre avuto vicino, trovando solo frasi di circostanza, a volte condite con un po’ di pacche sulle spalle e sorrisi d’ordinanza.

Se sei al top sei un favo pieno di miele, circondato da gente che saltella pretendendo la sua porzione.
Se sei down (anche solo per un breve periodo) sei un mucchio di merda che attira solo le mosche.

Dopo questa esperienza, spero a breve termine, il mio favo conterrà miele e anche un po’ di stricnina. Poca poca, ma abbastanza.

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Un nuovo albero

alberopapa

Caro papà ti affidiamo questo albero perché cresca forte e sano.
La sua ombra sarà per noi come un tuo dolce abbraccio.
(in ricordo di Ezzelino Toso, 1930-2010).

 

Un grazie particolare alle belle persone della Divisione Verde Pubblico di Città di Torino, che permettono agli altri di realizzare i loro sogni.

 

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