Il favo pieno di miele

miele

Di quel poco che ricordo delle due bio che ho letto su Steve Jobs recentemente, una prima e una dopo il fattaccio, non faccio altro che ricordare la frase citata da uno dei suoi biografi (non mi ricordo in quale dei due tomi, abbastanza inutili in realtà): “le persone non amano frequentare quelli che non sono felici” (o una cosa simile, ma il senso è quello).
Mi ronza nella testa in questi mesi in cui si alternano cose belle e cose meno belle su diversi fronti. Diciamo che quelle meno belle sono abbastanza dominanti.
Sicuramente per carattere sono portato a essere un po’ pessimista, forse perché quando prendo una sberla di solito la prendo sempre in pieno viso o perché cerco sempre di vedere il buono delle persone e le persone tendono sempre ad approfittarne. Non ho mai creduto alla legge delle giungla. Ho sempre creduto al rispetto degli altri, anche quando so che hanno torto o non la pensano come me. Non mi sono mai permesso in vita mia di non tenere in conto l’opinione altrui e ho sempre cercato il compromesso, anche perdendoci.
Non sono un puro, sono anche uno stronzo e so essere anche un grandissimo stronzo. Superbo e altezzoso, ma senza eccessi, in fondo sono un piemontese e queste cose noi non le facciamo. Magari siamo un po’ falsi e non la diciamo mai tutta fino in fondo, ma siamo contenuti e cortesi.

Tornando alla presunta frase di Steve Jobs non posso che pensare che sia vera. E’ sicuramente la confutazione di ogni sentimento di misericordia e compassione, ma è sicuramente una fedele fotografia della realtà. Confondiamo il momento di disagio e di malessere di una persona come un contagio, una malattia, uno stato permanente di sfiga e scappiamo, appena possiamo.

Non parlo dei poveri, dei malati e dei mendicanti. Quelli in qualche modo raccolgono – si spera – varie forme di compassione, spesso “istituzionalizzata” e “dovuta”. Parlo della vita di tutti i giorni, delle persone che ti sono vicine e condividono il tuo spazio, l’aria che respiri, i successi e gli insuccessi, la mela alle mensa o una birra al bar.

Le persone che non sono felici non vanno frequentate. Aspettiamo che si riprendano e poi si vedrà.
Le persone devono nascondere il loro malessere, indossare una bella maschera e giocare al teatro dell’umanità, quello in cui domina la freddezza e la sicurezza, la forza e l’esaltazione del maschio dominante.
Le debolezze sono contagiose, anche se temporanee. Le lamentele danno fastidio alle orecchie, una litania sempre uguale e da rifuggire come le frenata stridula e prolungata di un tram.

E chi non è felice ed è in difficoltà spesso prende ancora più botte, anche quando cerca un appoggio in chi ha sempre avuto vicino, trovando solo frasi di circostanza, a volte condite con un po’ di pacche sulle spalle e sorrisi d’ordinanza.

Se sei al top sei un favo pieno di miele, circondato da gente che saltella pretendendo la sua porzione.
Se sei down (anche solo per un breve periodo) sei un mucchio di merda che attira solo le mosche.

Dopo questa esperienza, spero a breve termine, il mio favo conterrà miele e anche un po’ di stricnina. Poca poca, ma abbastanza.

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