E ora facciamo la rivoluzione!

rivoluzione– E ora facciamo la rivoluzione, spacchiamo tutto così poi comandiamo noi!
– No, no… Non ora, fa freddo e non ho niente da mettermi.
– Niente rivoluzione?
– No, fa freddo. C’è la neve.
– Ah. Neanche un po’ di cagnara?
– Senti falla tu, e poi dimmi con un SMS se abbiamo vinto. 

Continue Reading

Una volta nevicava di più

01neve_torino

Torino è stata Città Olimpica per i Giochi Invernali del 2006.
Una città a ridosso delle montagne dove ha sempre nevicato, a volte poco, a volte molto, ma ha sempre nevicato.
Nel 2006 nevicò pochissimo. Un clima mite. La sera quasi non faceva freddo mentre si andava da una Casa Olimpica a un’altra. L’Igloo dell’Atrium sponsorizzato LANCIA lo tenevano in vita con le preghiere.

Questo per dire che a Torino ormai nevica poco. Pochissimo. Negli ultimi vent’anni avrà nevicato seriamente dieci volte.
Ora siamo sotto una bella nevicata, direi una “normale nevicata” e sembra che sia un evento, a tratti quasi un’emergenza, un’anomalia. “La fioca” avrebbe detto il mio vicino di casa piemontese (unico in mezzo a migliaia di famiglie pugliesi, napoletane, venete e friulane), e basta. Una semplice nevicata, una di quelle che quando venivano giù e si era ragazzini riempivano di gioia. Scuole chiuse il più delle volte e la città che si ammantava di bianco e si fermava pigra. L’unico rumore era quello dello sferragliare dei tram, dei bambini che si tiravano palle di neve pulendo per bene le auto sotto casa e qualche bestemmia da automobilista costretto a pulirsi da solo l’auto prima di andare al lavoro. E il lavoro voleva dire al 90% dei casi FIAT. In alcune grandi nevicate pure la Grande Fabbrica si fermava e allora era vacanza anche per i papà, le mamme, gli zii (che tanto erano quasi sempre sotto cassa integrazione o con i turni di notte).

Continue Reading

Carrefourizzazione del mondo (almeno del mio carrello della spesa)

Vivo da un po’ di anni in un quartiere ex-operaio di Torino, dirimpettaio di chi abita nel quartiere più chic della città (e sicuramente quello con la più alta concentrazione di badanti moldave del mondo).

Da noi ci sono pochi piccoli negozi ormai, molte saracinesche chiuse da tempo, tanti palazzi nuovi e un po’ di centri commerciali, medio, piccoli grandi intorno. Tante estetiste, innumerevoli immobiliari, qualche pennoira (parrucchiera) d’altri tempi e un nugolo di bar anni 70 con macchinette slot machine. Nel quartiere chic resistono le botteghe, ma sono inavvicinabili se non muniti di passamontagna o Mastercard Gold.
Noi di supermarket ne abbiamo uno grande, uno medio e uno piccolo piccolo. Quest’ultimo generalmente sempre vuoto, perché sempre privo di beni extra oltre a quelli di prima necessità. Pane e acqua per intenderci, il resto scarseggia. E’ preda di vecchiette operate all’anca con poca autonomia o di studenti universitari che si arrangiano con poco.
I suddetti supermarket sono tutti della grande catena francese che ha ormai il monopolio in città e che potete desumere dal titolo.
Una volta erano GS, Dì per Dì, A&O… Ora sono tutti della famosa ditta francese e si chiamano Super, Market, Express. Con enorme e ovvia fantasia.

Ok, ma il problema dove sta?

Be’ ultimamente la famosa ditta francese ha iniziato una politica di “sostituzione”. All’inizio era poco visibile, ora si è fatta incalzante, a tratti incredibile, di certo tendente al totalizzante. Nella GDO questo accade da tempo, ma non era mai stata così selvaggia.
Ecco quindi che lo scorso sabato mi accorgo che:
– Il miele c’è, ma è solo C… (non nomino l’azienda perché non voglio che compaia sui motori di ricerca)
– Il caffè decaffeinato? Sembra Lavazza, ma no… Non lo è. La confezione è uguale, ma il prodotto è C…
– Il prosciutto in offerta? E’ prodotto in Italia (!!), ma è marchiato C…
– Il pane? Anche.
– Lo spray nasale per il mio bimbo? Bottiglione doppio rispetto al Nivea, ma anche questo è C…

Mi sale l’ansia. Mi butto verso la sancta santorum di tutte le spese italiane: la pasta.
La Barilla resiste. Poche scatole. Altre marche anche, resistono. Ma tra tutte primeggia la nuova pasta C… fatta con “semola di grano duro italiano” .
Ah! E i pomodori? Corro al reparto verdura. Anche loro sono francesi, anzi no, italiani, ma marchiati C… Così come il sugo in scatola, barattolo, bottiglia. Tutto marchiato C…

E la carne? Idem. Puro fassone e chianina, ma marchiati da C…
Il sospetto corre tra i corridoi e le corsie. Una grande “C” mi sembra si stia impossessando del mio frigo.

“E cambia negozio” direte voi.

E c’avete anche ragione.

Ma il suddetto grande negozio è a 50 metri da casa mia e a portata di “piedi”. Quindi la comodità (per ora) prevale.
Non sono sicuro che comunque altre catene facciano una politica diversa.
Con la scomparsa della bottega sotto casa e la fine dei supermercati italiani l’unica cosa che potremo fare è adattarci a una buona barbera prodotta da C… e una buona birra tedesca marchiata con i colori della bandiera francese.
E noi piemontesi non si sa perché i francesi li odiamo anche abbastanza.

Caro C… va te faire foutre!
Noi mangiamo biove dure e vuote, non baguette di gomma!

 

 

Continue Reading

Concordia sulla Concordia

Dico due cose due e poi mi taccio.

1) Il comandante Schettino è già stato condannato, e forse si è condannato da solo. Sicuramente non è un personaggio che doveva stare alla guida di un mostro simile. Ma di Schettini in giro ce ne sono molti (e in Italia sono ovunque). In ogni caso, ci vuole un processo.

2) Il comandante De Falco è sicuramente uno in gamba, ma stava facendo solo il suo dovere. Non è un eroe.

3) Una crociera è una esperienza bellissima, io l’ho fatta con la Costa e, a parte i commenti snob di qualche giornalista idiota (che poi magari fa le vacanze in resort bellissimi e solitari con tanti libri in mano e ascoltando Bach), è stata una esperienza molto bella. Finita la crociera (che è totalmente diversa dai tanti luoghi comuni che circolano) ho sempre detto che avevo conosciuto e provato per 10 giorni l’organizzazione umana più efficiente e cortese che avessi mai incontrato.

Ora un po’ di silenzo mediatico sarebbe cosa giusta.
Preghiamo che trovino altri superstiti.
In ogni caso per rispetto di chi ci ha lasciato le penne e di chi sta facendo un lavoro grandioso per rimediare al disastro io direi che è il momento di tacere e aspettare.

 

 

Continue Reading