Avviso agli studenti

Anche quest’anno ho finito il corso. Alcuni studenti mi leggono (anche se non commentano) e approfitto quindi di questo spazio informale per ringraziarvi delle presenza (che quest’anno era obbligatoria) e della partecipazione. Molti di voi hanno resistito al sonno e al caldo. Chi dormiva lo ha fatto in modo composto ed educato. Avviso chi mi ha chiesto la tesi già alla prima lezione che non gliela concederò mai, perché sono stronzo e anche pigro.
Nel mentre, se proprio dovete è meglio che vi prepariate bene per gli esami perché quest’anno non ho voglia di stare ad ascoltare i vostri “uhm”, “ehm”, “mah”… e sappiate che se vi rifilo senza che ve ne accorgiate un 23 (un numero che detesto) è colpa di un vostro collega che lo scorso anno ha impiegato un quarto d’ora per spiegarmi cosa è il web, per poi concludere che forse si trattava di una “ragnatela”.
Ah, un’ultima cosa. All’appello quando vi chiedo il libretto è perché ho già deciso il voto, quindi stop, non aggiungete nulla, state calmi, di solito con un’ultima frase vi abbassate da soli il voto senza neanche saperlo.

(è un post ironico, non mi sguinzagliate dietro il Preside, grazie)

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Ora i lucchetti sono anche virtuali

Lucchetti a Ponte MilvioScopro da (Extra)OrdinaryLife che esiste un nuovo servizio in stile social network per la raccolta di “lucchetti virtuali” e messaggi amorosi in stile Ponte Milvio.
Si chiama Lucchettiamo.it.
Mi prende l’ansia. Se la nuova generazione di adolescenti si dedica anche virtualmente a ‘ste stronzate mi prende male, malissimo. Siamo a rischio estinzione.

Non posso che concordare con le ultime parole del post sopra citato:

Molto meglio a questo punto un video porno con conseguente pippa, che almeno l’adolescente si sfoga, non si riempie la testa di paturnie e non si ritrova a cambiar lucchetti e serrature ogni mese, a seconda dell’eterna fidanzata di turno…

E se i lucchetti li usassimo per chiudere ‘sti deficienti in tante gabbie scure, buie e senza cibo?

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Segni pericolosi di routinite

La routine ogni tanto mi fa paura. Sì, perché ti sembra uno di quei film (ricordo anche una storia di Dylan Dog di tanto tempo fa) in cui le giornate si ripetono sempre uguali.
Dal lunedì al venerdì le giornate sono 5, se la matematica non mi inganna, invece, in realtà, e lo penso davvero, la settimana secondo i miei calcoli è composta da un solo giorno, lunghissimo, con pause che chiamiamo “dormita”, ma le pause son sempre troppo brevi.
Quindi esco di casa la mattina e con la macchina faccio la stessa strada (a volte cambio un po’, ma la direzione è sempre la stessa), alla radio Platinette. Giù per corso Mediterraneo, svolta in corso Ferrucci, poi evito il casino di corso Svizzera e mi butto su Corso Francia, rettilineo lungo quasi senza semafori. Mi fermo quasi sempre al rosso di via Principe D’Acaia, guardo le case liberty, faccio il gesto dell’ombrello alla sede di AN sulla destra (e ogni volta l’automobilista dietro pensa che lo faccia a lui o a lei), riparto verso l’incrocio di Piazza Statuto.
Passa il mendicante numero 1, deve essere slavo, poi arriva la vecchietta rom (sembra la mamma di Vasco) e poi la baldanzosa ed esuberante ragazza con i capelli rossi di City. Apro il finestrino, la saluto, lei mi dice “ciao!” come fossi un vecchio amico e mi lancia tre copie del giornalaccio (che non leggo mai, ma adoro l’odore della carta stampate e se non lo prendessi mi sembrerebbe di fare un torto alla poverina che si spara ore e ore a questo semaforo in condizioni non proprio piacevoli).
Riparto. Mi butto nella mischia di Piazza Statuto, evito gli stronzi che fanno in auto la corsia dei tram, i pedoni che si buttano in mezzo alla strada terrorizzati e volo verso l’ufficio, dove tutta la routine, negli ultimi mesi, è riassumibile in un unico vocabolo presente anche nel Devoto Oli: “scazzo”.
E questo si ripete per cinque giorni, che poi sono uno soltanto, ma lungo lungo.
Devo far qualcosa.
Una variante di queste settimane è che ogni tanto (coda lunga) prendo il cellulare e twitto un pochetto. Mi da grandi soddisfazioni. Eh sì.
Domani giro la macchina e vado in qualche posto esotico, un luogo straniero pieno di delizie e di cose strane tutte da scoprire. Dove? Ikea ovviamente.

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E fa freddo e fa caldo e al convegno si parla, parla, parla.

Oggi convegno Top-IX, ma questo già lo sapete.
Forse non sapete, ma lo immaginate, che faceva freddo. Non nella splendida sede del Circolo dei Lettori, ma tutto intorno, ovvero: Torino. Dieci gradi in piazza San Carlo stamattina alle 9.00.
E stasera non è meglio. Certo che passare da 32 gradi di lunedì scorso alla massima di 13 di oggi non è proprio il massimo.
Al convegno tutto bene, l’argomento del DRM (Digital Rights Management) è ostico. Gli invitati, anche se illustri, lo hanno un po’ aggirato, a parte Leonardo Chiariglione (il papà dell’Mp3) che si è messo a spiegare l’iniziativa DMIN.IT (24 slide in 30 minuti) e ci ha messo un po’ di ansia con un elenco fin troppo dettagliato di cose che si dovrebbero fare in tema di diritto di autore e di “mercato” dei contenuti digitali (ma dall’alto). Non so. In realtà sono convinto che siamo in una fase ancora troppo pionieristica per capire cosa fare di un mercato in cui il peer 2 peer (eMule per intenderci) domina sopra qualsiasi cosa. Ho la sensazione che l’utente non sia comunque disposto a pagare. Ma magari mi ricrederò in futuro.
Due Lucani...Si è parlato tanto di coda lunga e coda corta (che due palle!). Giuseppe Granieri ha fatto un ottimo intervento e alla fine Chiariglione ha detto che la pensava come lui (su Twitter ho detto il contrario e GG si è un po’ inalberato). Verso la fine ho messo un po’ in crisi i responsabili delle strategie Rai e Mediaset (che di DRM misteriosamente non han parlato) con una domanda un po’ impertinente, che riassumo in: “Ma non è che voi non l’avete proprio capito il web?”. La risposta in sostanza è stata: “Si, è vero, siamo in forte ritardo”.
Non troverò mai posto in Rai e in Mediaset, mi evito di mandare due CV.
Un po’ dell’intervento l’ho streamato illegalmente con il mio portatile e con UstreamTV e in contemporanea sia io sia Suz facevamo un po’ di telecronaca su Twitter, per non assopirci del tutto, sotto lo sguardo esterrefatto di Gommaweb che per queste cose non va proprio pazzo.

Per il resto che dire? Gran piacere nell’aver rivisto Giuseppe. Sempre troppo breve il momento che ci porta a incontrarci. Ma chissà, magari questa estate… muovo il culo io. Che detta così non è bello, ma nella sostanza…

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