Grattocielolunghismo alla torinese

grattacieli a TorinoOggi è uscita la notizia che il grattacielo del SanPaolo (che verrà costruito a Torino) sarà più alto della Mole Antonelliana (200 mt contro 167).
Questo compromette(rebbe) la skyline torinese e anche le notti (veri e propri incubi) di alcuni “puristi” dell’urbanistica in salsa torinese, che hanno già coniato il termine “Non grattiamo il cielo di torino”.
Fra un po’ verranno comunicate anche le altezze degli altri grattacieli previsti. Non dubito che ci sia una corsa seria a chi ce l’avrà più lungo.
Io non vi dico come la penso. Ma dico solo che chi si oppone ai grattacieli manifesti anche un interesse a cose un po’ più serie, tipo le barriere architettoniche.
Intanto si parla già di un referendum per decidere se uno o due grattacieli possono turbare o meno la sacra skyline sabauda.

Io condivido il pensiero di uno dei padri del piano regolatore di Torino.

“I grattacieli non sono prezzemolo, da distribuire a casaccio. Il rischio è che si trasformino nei salami di Jacovitti che crescono tra i piedi di Cocco Bill” (Augusto Cagnardi).

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Descrivere se stessi

Per vari motivi ultimamente sto conoscendo gente nuova e questo per certi versi è positivo e rigenerante. Come è rigenerante scoprire nuovi luoghi e nuovi modi di vivere. Sto scoprendo dei microcosmi che erano vicini eppure…
La cosa più difficile quando incontri una persona nuova è descriversi. Chi sei? Cosa hai fatto? Come la pensi di questo? Come mai sai questa cosa? E via così.
E io mi sono accorto che non so descrivermi.
O fai la figura dello sborone.
O fai la figura di quello che non vuol parlare, vuol fare il misterioso.
Ogni tanto mi sembra di aver vissuto mille vite. Di aver fatto cose che voi umani non potete immaginare (una di questa è essere vissuto e aver fatto comunicazione senza mail e senza il web, una vera follia per chi è nato negli anni ’80).
Altre volte mi sembra di dare risposte talmente banali che mi vengono subito in mente le risposte che danno le candidate a Miss Italia davanti a domande topiche come: “Cosa ne pensi dell’ambiente?”.
Ad esempio, come fai a spiegare ad uno molto molto più giovane di te che sei di sinistra perché adoravi Berlinguer? Sembra di parlar di Mazzini e della Giovine Italia. E’ straniante.
Ma voi sapete descrivervi in poche parole? No, perché io non ci riesco proprio.

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Evocar i Santi…

Non auguro a nessuno di dover fare il tragitto in tangenziale di Torino da Collegno a Caselle in 7 minuti, all’ora di punta, con la pioggia. Non lo auguro a nessuno. E se sentite ancora un urlo o vedete Santi e Arcangeli che cadono in zona Caselle sapete chi è il colpevole.

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Parcheggio riservato ai portatori di furbizia

handicap parkHo sempre pensato che a Torino (e in Italia) ci siano troppi parcheggi per portatori di handicap. In Francia, quest’estate, ne ho trovati pochissimi, e tutti strategicamente collocati vicino ai luoghi di pubblico servizio, come banche e farmacie. In Italia, ci sono le zone di “carico e scarico”. Mah.

A Torino i parcheggi per portatori di handicap sono almeno 4 per isolato. Sarà anche un segno di civiltà, ma non sono mai stato così convinto che siano tutti utilizzati da “veri” portatori di handicap e relativi accompagnatori. Una diffidenza tutta italica, me ne rendo conto.
Questa riflessione, banale, si accompagna all’indignazione di vedere spesso i parcheggi con il segno della carrozzina occupati da auto di persone sanissime, magari con le quattro frecce accese. Ferme solo perché “devo accompagnare la bimba all’asilo” o  perché “devo fare una commissione” o peggio perché “mi stavo solo facendo un caffè”. Io per queste cose ripristinerei il sedile di pietra.
Anche questa è un’indignazione banale. Me ne rendo conto.
Ma non è banale la risposta del Comune di Torino (che come tutte le cose “buone” non è stata ripresa da nessun media):

L’assessora Sestero, nel suo intervento, ha invece comunicato che verranno presto ritirati tutti gli 8500 permessi attualmente concessi dalla Città e restituiti dopo essere stati rinnovati con l’applicazione di un ologramma antitruffa.

A volte ci sono anche buone notizie. Sono rare, ma ci sono e, a volte, non sono poi così banali.

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