Italia.it chiude e io mi incazzo

Itala capovoltaMi ero ripromesso di usare questo blog per parlare solo di me e delle cose che mi capitano.
Faccio uno strappo alla regola e dico che sono incazzato perché chiude Italia.it.
Il mega portalone con il logo del “peperoncino verde”, quello con mille refusi, quello voluto dal governo Berlusconi e dal fido Stanca e lanciato, suo malgrado, da Rutelli, chiude. Migliaia di euro spesi e buttati nel cesso.
Ecco, a me va anche bene che chiuda, ma vorrei anche la testa di chi ha pensato (e in parte realizzato) questo progetto assurdo.
A me personalmente non basta un comunicato di questo genere. Non basta.

Il comunicato dice anche (parole di Rutelli?): “il sistema non funziona, è necessario trovare un coordinamento tra le diverse politiche regionali”.
Ok. Magari troviamo pure il coordinamento ma questa volta anche qualcuno che sappia progettare e realizzare bene, senza cifre da capogiro.

Un portale da 42 milioni di euro era già qualcosa che doveva far riflettere. Oppure no? Oppure noooooo???

(link del comunicato segnalato da Invisigot)

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Un po’ di sano Luddismo aka torniamo al bel vecchio blogging d’una volta?

Non so, ho qualche riflessione in mente, ma non è chiara, non è precisa.
I fatti legati alle metriche, alle penalizzazioni di Google, all’aria fritta che gira di un po’ di mesi mi fa pensare.
Il mondo dei blog prima delle classifiche dei blog era più bello. Prima di BlogBabel si stava meglio (con tutto il rispetto per il lavoro assatanato dei “permalosissimi” blogbabelliani). Ned LuddMa anche l’evoluzione di BlogBabel non mi convince (ed è da maggio che la osservo con costanza). Nella home compaiono effettivamente le cose di cui la gente parla o la gente legge quelle cose e poi ne parla?
Io penso a come era una volta il blogging e a come alcuni ancora affrontano la vita nel loro piccolo blog, pensando innanzitutto ai contenuti, non agli hype, non alla voglia di citare, non al desiderio di esserci.
Riassaporiamo il nostro piccolo spazio, i nostri amici, il rapporto positivo con chi ci legge e con chi leggiamo.
Facciamo comunicazione (anche quella che in fondo serve solo a noi stessi) e smettiamo di fare le corse. Non c’è alcun traguardo da tagliare.
Quindi sto pensando che forse dovremmo chiedere in massa di uscire dalle classifiche (non sono il primo a dirlo), dovremmo provare a non linkare tanto per linkare e forse dovremmo lasciar perdere anche i feed. No, non è una provocazione. E’ che se vado su un blog sento il clima che si respira in quel blog, se leggo il suo feed è come ascoltare la voce che arriva da un risponditore automatico.
E’ diverso. E’ meno caldo, è troppo digitale.

(nell’immagine: Ned Ludd)

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Il “bignami” 2.0. Dal Web 2.0 ai Media Sociali

pubblicazione web 2.0Uno dei miei ultimi lavori per il centro di ricerca per cui ho lavorato fino a un mese fa.
Un lavoro collettivo frutto di più di un anno di ricerca (tutto riassunto in 85 pagini divulgative).
Un condensato utile per capire cosa è il web 2.0 e per approfondimenti futuri (un bignami 2.0).
Ma soprattutto un “oggetto” coperto da Creative Commons e di libera distribuzione.
Lo potete scaricare qui oppure qui.
Io ho collaborato un po’ alla cosa, ma gran parte del merito va a Lara, Fabiana, Enrico e Giovanni.

Mi farebbe piacere sapere cosa ne pensate. Se volete. Se l’avete letto. Ma anche no. 🙂

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