Secondo eminenti studiosi australiani l’unico metodo per salvarci dall’inquinamento sarebbe sterminare la vacche.
E qui il sindaco di Vicenza sarebbe d’accordo. George Wilson, uno scienziato dei servizi di tutela ambientale australiani, sostiene che sostituire la carne dei bovini con altra carne ridurrebbe notevolmente la quantità di metano nell’atmosfera, causa dell’effetto serra in Australia e Nuova Zelanda.
La proposta è sostituire la carne di pecora e di mucca con la carne di … canguro.
Il canguro ha flatulenze più innocue degli altri animali ed ha un’ottima carne.
Già sento le proteste dei pubblicitari della Vigorsol al riguardo, ma soprattutto degli chef piemontesi costretti a servire il famoso bollito con le varianti “coda”, “orecchio” e …”marsupio”.
Azz.
Puniamoli quando sono in fasce!

Tornano i voti alle elementari e alle medie? Bene.
Io dico: perché non alla materna? La scuola di merito inizia quando sono in fasce. Non è sano aspettare tanto.
Torna il 5 in condotta? (ma non era il 7 in condotta?). Bene.
Facciamo del male a ‘sti bulletti. Puniamoli in culla, così s’imparano.
Se mettono il dito in bocca – tac! – scatta il 5 in condotta.
Torna il maestro unico. Benissimo.
Buttiamo via decenni di progresso. Basta un maestro. Magari un maestro muscoloso, in modo da incutere timore nelle piccole belve che avrà davanti.
Inglese? Sostegno? Informatica? Pfui! Che roba da sfigati. Ci vuole il maestro unico (meglio se del nord, che quelli del sud non sono mica buoni).
Si torna al pallottoliere e all’abecedario e basta con ‘sta roba da sinistroidi d’altri tempi.
E poi dicono che i viaggi nel tempo sono impossibili. Silvio può fare quello che vuole.
Vedrete quando trasformerà il piombo in oro, allora sì che sarà vera ovazione di popolo.
Nota: E con questo non voglio dire che la Scuola non vada riformata. Io mi cimento da anni con tesisti che non riescono a scrivere un periodo intero in italiano corretto, ma non mi sembra questo il metodo corretto.
Sulle palle degli italiani
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Grande Francesco Accardo… 🙂
Il bagnetto dei potenti
[…] da Repubblica.it
Ma il presidente del parco, Mario Tozzi, cade dalle nuvole: “Non ne sapevo nulla, non ne ero a conoscenza, nessuno mi ha chiesto il permesso, né tantomeno avrei potuto concederlo perché in quel tratto di mare nessuno può fare il bagno, per non parlare delle immersioni subacquee”. “Se qualche autorità me lo chiede” continua “lo accompagno volentieri in giro per il parco, ma non certo in mezzo alla zona 1. E’ una riserva integrale”, ribadisce, aggiungendo che ci sono gli estremi per una grave multa perché “l’infrazione è grave”.
Esistono gli estremi.
Ma non basta una multa.
Negli occhi la luce dei sassi
Quando Giovanni seppe della decisione del governo la scelta fu obbligata. Lui che non poteva non respirare quell’aria, non poteva abbandonare quegli spazi, dimenticare i momenti di fatica e solitudine, di freddo e di caldo intensi. Non poteva abbandonare tutto quello che lo faceva sentire un tutt’uno con la sua terra ostile, a tratti feroce, ma allo stesso tempo accogliente, unica e irripetibile.
La decisione la prese in fretta. Era un tipo risoluto e per molti versi anche terribilmente cocciuto. Sapeva che avrebbe rinunciato a molto, ai sapori, agli odori, ai momenti familiari tanto amati, ben conosciuti e rassicuranti. Perdeva le cose più care. Lo sguardo dolce delle nonna Maria. I rimbrotti di nonno Eustacchio, gli amici di sempre e ovviamente i due genitori che lo avevano creato così com’era: forte e risoluto, fiero e curioso. In città lo chiamavano “sognatore”. Ma lui la testa l’aveva salda sul collo. Non aveva mai cercato cose che non fossero concrete, anche se aveva, questo sì, una passione smisurata per le cose nuove, le cose moderne.
Non cercava di certo la sicurezza, ma la speranza sì, quella sì. La speranza in una vita migliore.
Doveva abbandonare i sassi. Doveva andare nelle nuove case popolari messe in piedi in pochi mesi. Gli era stato detto che in quegli appartamenti ci sarebbero state facilitazioni e comfort inimmaginabili. Si parlava di acqua corrente, di elettricità e di servizi igienici dentro alle case. La modernità tutta insieme e in pochi mesi.
In fondo l’entusiasmo, ad un primo momento, aveva rapito anche lui. Non avrebbe più dovuto andare al torrente a prendere l’acqua tre volte alla settimana e sentire il dolore nelle ossa per ogni salita e ogni discesa. Non avrebbe più dovuto vedere la sofferenza nei suoi vecchi, obbligati alle torture del clima, al malumore creato dagli odori, dall’umidità insopportabile, dalla promiscuità con i preziosi animali.
Ma Matera per Giovanni non era le case popolari che via via nascevano intorno al Castello. Non era quello. Preferiva andare al Nord, rifarsi una vita, conoscere magari una bella ragazza, sposarla e pensare ad un futuro lontano, ma diverso. Matera senza i sassi non era Matera.
Quando partì era mattina presto. Una luce fioca illuminava appena le rocce della gravina. Fece un bel respiro, riempì i polmoni dell’aria fresca d’autunno insaporita dai profumi di timo e di paglia e si incamminò verso la stazione. Con lui portava un grosso pezzo di pane, una borsa carica di ricordi e un fischietto ad acqua.
Nei suoi occhi la luce dei sassi di quella mattina d’autunno del 1951 non si spense mai.
Giovanni andò da solo alla conquista del mondo, partendo da una piccola città che come disse Carlo Levi è “Come un muro obliquo […] una città bellissima, pittoresca e impressionante”.
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Questo post/racconto per onorare una grande famiglia di Materani e i loro amici.
In realtà vorrei onorare l’intera città di Matera e la Lucania che la circonda, ma non penso che basti un banale post. Matera è un posto fuori dal tempo, vivo, intenso e bellissimo. Questo traspare anche in chi la abita e la racconta. In primo luogo in Giovanni e nella sua incredibile famiglia (Anna, Michele, Marco, Sonia, Irene, “Lucky”, …) che ci ha viziato e coccolato per la durata della nostra breve, ma indimenticabile vacanza. Il padrone di questo blog (e la sua dolce metà) ringraziano di cuore.
E voi che non avete mai visto Matera, cosa state aspettando?
Alcune foto di Matera e dintorni dal mio spazio su Flickr.
Oggetti misteriosi (e orribili) di Ikea: BRÄDA
Io amo IKEA, ma il BRÄDA è inquietante.

