Possiamo dire che l’estate ci ha regalato sicuramente, dal punto di vista della applicazioni web, una serie interessante di sorprese e di conferme. Di Google Chrome non parlo sia perché ne hanno parlato tutti sia perché non l’ho ancora provato (e questo è un ottimo motivo no?). Mi sento, al riguardo, di condividere l’idea/sensazione di Giovanni, ma per il resto mi riservo una analisi più attenta appena potrò installarlo e testarlo.
La conferma e la sorpresa al tempo stesso è invece Facebook.
Ho abbandonato a cuor leggero la piattaforma qualche mese fa. Le mail idiote per partecipare a applicazioni idiote mi avevano nauseato e l’interfaccia era delirante. Poi, grazie ad una richiesta di una amica (vuoi vedere le foto della mia bimba?) sono tornato, scoprendo che l’account di fatto non era mai stato cancellato, ma solo “addormentato” (su questa cosa ci sarebbe da discutere parecchio, ma lasciamo perdere).
Ho ritrovato un ambiente più maturo, con un’interfaccia utente meglio strutturata e soprattutto più ricco.
E quando parlo di ricchezza mi riferisco sia alla features (molto più chiare e definite), sia al bene più prezioso per un social network: gli utenti.
Ma la sorpresa è che gli utenti di cui sto parlando sono persone che non hanno “spazi digitali” da altre parti. Generalmente si tratta di utenti che si affacciano al web solo da Facebook (e spesso per la prima volta). Gente che “mette la faccia” e le sue cose in un unico posto con estrema naturalezza e con quello spirito di condivisione che dovrebbe distinguere, nei sogni di noi progettisti e pensatori geek, tutti i “veri” ambienti 2.0 o social che dir si voglia.
Torno in Facebook e trovo persone che mi cercano e che non sento da “decine” di anni. Persone che hanno sempre avuto difficoltà davanti ai media digitali di tutti i tipi, compresa la mail e a volte gli SMS.
Eppure…Ci sono. Sono arrivati gli utenti italiani. Scambiano, condividono, raccontano, creano reti, giocano, … In un incredibile “esperimento” a cielo aperto che dimostra che i gradi di separazione tra essere umani sono veramente meno di 6 e che spesso è sufficiente un semplice “click” per ritornare indietro nel tempo e per scoprire e riscoprire persone, volti e sensazioni.
Se dovessi dirla alla mia maniera direi che è veramente una applicazione “bdigital!” e mi vergogno un po’ per non averlo capito subito. Pensavo che fosse l’ennesima sega mentale, l’ennesimo punto (confuso e poco usabile) d’incontro da noi popolo della rete, tanto autoreferenziale, tanto povero e noioso (le persone che parlano solo di se stesse lo sono sempre).
Pensieri più geek
Quindi Facebook è una applicazione per tutti? Sì, ma non solo. I miei pensieri geek mi portano a dire che Facebook se continua così rischia di far colazione, (merenda), pranzo e cena con tutte le applicazioni che abbiamo imparato a usare negli ultimi anni.
Derrick ci disse durante un incontro, due anni fa, che Facebook negli USA e in Canada stava mettendo a serio repentaglio molte applicazioni “specializzate” come Flickr, Del.icio.us e cose simili.
Aveva ragione. Nel mondo della comunicazione digitale o fai il guru o fa il cantastorie. Derrick invece è un visionario che fa entrambe le cose. E noi all’epoca la prendemmo un po’ come una storiella e niente più.
Scusa Derrick.
In sostanza?
Facebook è in grado, soprattutto per chi si affaccia alle reti sociali per la prima volta, di ricoprire tutti gli spazi.
- E’ un sistema di condivisione di tempo e di risorse potente.
- E’ una chat.
- E’ un sistema potentissimo e molto “intrecciato” di micro blogging (Twitter trama…)
- E’ un lettore di feed rss.
- E’ mobile (e con iPhone è una figata).
- E’ simile a un blog, ma non è un blog e forse è più ricco di un blog.
- Non è personalizzabile graficamente, ma è molto personalizzabile dal punto di vista dei contenuti, e questa è la “manna” per chi pensa, come me, che i contenuti siano le persone ancor prima che le conversazioni e che non sempre “creare un vestitino” bello e accattivante sia una strada imprescindibile per “stare in rete” e arricchire la rete stessa (e lo dico anche se sono un vecchio webdesigner). MySpace insegna: pessimo servizio, con pessima interfaccia e orribili personalizzazioni.
- E’ un sistema di condivisione di immagini, di video. Per ora un po’ povero, ma lo miglioreranno sicuramente.
- E’ un divertente sistema per creare video messaggi (e chissà, magari in futuro anche qualcosa di simile a Web TV).
- E’ modulare e ricco di applicazioni di terzi, alcune idiote e ridicole, altre molto sensate e interessanti.
- E’ un luogo dove si gioca insieme (aspetto ludico fondamentale).
- E’ anche un sistema di mail.
- E’ un sistema di condivisione di contenuto prodotti da altri (in stile Tumblr o Del.icio.us).
- E’ un sistema “potenziale” di dating (partendo da Are U interested…)
E molto altro ancora.
Sopratutto è gratuito, funziona e grazie alla nuova interfaccia è (abbastanza) semplice da usare.
Quindi?
Quindi l’onda di Facebook era un’onda lunga e io per primo non me ne sono accorto. Se ne sono accorti gli utenti che usano la rete per dialogare davvero, su tematiche che non sono la rete stessa.
E questo è un effetto insperato, un regalo inatteso, uno scenario che mi fa guardare con maggiore interesse e speranza verso la rete e le sue evoluzioni. Speriamo che Facebook non si mangi tutto, ma speriamo che gli utenti crescano, parlino, condividano il più possibile.
I numeri lo dimostrano e per ora sono stupefacenti.
Ricordiamoci che nella vita reale il numero di amicizie è “finito”, in FB è potenzialmente infinito.