Persona scomparsa nei dintorni di Torino (appello serio)

Mancin Edvige, 71 anni, scomparsa
Mancin Edvige, 71 anni, scomparsa

Ciao a tutti. Ieri è scomparsa una signora anziana da una casa di riposo di Sangano (dintorni di Torino).
Si chiama MANCIN EDVIGE ha 71 anni, è alta circa 1.60 mt. E’ scomparsa ieri, giovedì 6 novembre, verso le ore 11. Indossava pantaloni scuri, golf grigio e berretto bianco (o nero). Non aveva una giacca.
Ha problemi psichici e potrebbe essere nella zona intorno a Sangano / Bruino o a Torino, probabilmente in prossimità delle stazioni ferroviarie.

Se avete notizie o segnalazioni scrivetemi una mail o lasciate un commento. I blogger di Torino, se vogliono, possono aiutare nella ricerca diffondendo queste informazioni tramite i loro blog. Grazie a tutti.

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L’agenda di carta del 1998

ithinkposterPer caso ho ritrovato a casa dei miei una vecchia agenda. L’ho sfogliata, lentamente, un po’ timoroso.
E mi sono immerso nel 1998. L’agenda di un anno bellissimo e bruttissimo al tempo stesso. Un anno di svolta. L’anno dei primi passi nel mondo post-laurea. L’anno di brucianti delusioni amorose.
Ho ritrovato Andrea di dieci anni fa e la cosa mi ha incuriosito e un po’ turbato.
Ho letto velocemente quello che appuntavo, a volte meticolosamente, tutti i giorni. Iniziavo a usare l’agenda del cellulare e forse di lì a poco il primo Palm, ma dentro l’agenda di carta c’era un po’ tutta la mia vita.
In realtà non ho mai usato molto le agende, se non per pasticciarci sopra o prendere appunti. Gli appuntamenti li ho sempre tenuti a mente e lo faccio tuttora. Ho tante sfighe, ma una memoria di ferro.
Sono spuntati fuori vecchi amici, che ora faccio fatica a ricordare, piccoli e grandi eventi. Pezzi di carta con numeri telefoni incomprensibili e nomi che non mi dicono quasi nulla. Uno mi ha riaperto un po’ la memoria, un appunto su un foglietto di carta di un bar di Chioggia, un nome che credo cercherò prima o poi su Facebook per sedare un po’ la mia curiosità. E poi biglietti di auguri, biglietti del treno (sempre la solita tratta Torino-Moneglia andata e ritorno), la lettera del congedo da militare, un paio di carte di cioccolatini, un abbonamento del Toro, un vecchio “santino” di D’Alema (probabile reliquia da Festa dell’Unità, il PDS si era trasformato in DS)…

Al fondo, nascosti in una piega, ho trovato i primi appunti con password di email e di siti internet. Forse sono server ancora attivi, prima o poi provo ad entrarci. Ho ritrovato anche la mia password di Rocketmail, che, per chi non lo sapesse, è la “mamma” gloriosa di Hotmail, ma stiamo parlando a tutti gli effetti di preistoria della Rete.
Ho ritrovato i miei numeri di cellulare di una volta, vecchi appunti su come impostare del codice html “innovativo” (i famigerati “frames”) e un meraviglioso accesso a Napster. Quello sicuramente non funziona più, però quanti MP3 mi ha regalato all’epoca della “new economy” quella meravigliosa invenzione!

Un’agenda polverosa è un’arma a doppio taglio. Ti mette davanti a cose che in effetti non vorresti più vedere o ti ricorda parti della tua vita che in dieci anni si sono dissolte senza aver (quasi) lasciato traccia.
Ho ritrovato la prenotazione per l’Ostensione della Sindone del 1998 (realizzata via mail!) e una mole impressionante di biglietti da visita. Spiegazzato in un angolo uno scontrino quasi illeggibile dell’Euromercato (ora Carrefour) che racconta l’acquisto di due spade medievali giocattolo (da 7.500 lire) e un modellino di Aston Martin. Un mistero.

Al fondo dell’agenda trovo anche un listino prezzi di un service provider con cui collaboravo. Si legge… Spazio su disco server a Mb: 150.000 lire, pagina Internet in lingua italiana: 100.000 lire, contatore visite animato su homepage: 150.000 lire… E un fantomatico Modulo Commerciale alla modica cifra di 400.000 lire (ma che cazzo era? un form?). Nostalgia dei bei tempi che furono e il sorriso nasce spontaneo.

Un foglietto nel blocco di appunti contiene qualche riga scritta a penna. Non so se l’avessi inventata o presa da qualche canzone, ma comunque sa molto di “Bacio Perugina”.

“A volte si pensa che le cose siano diverse da come le immaginiamo, altre volte che siano curiose, strane, difficili da comprendere. Il tempo farà il lavoro per noi e alla fine tutto sparirà per ricominciare e allora troveremo cose difficili da immaginare, curiose, strane e tanto difficili da comprendere”.

Meglio richiudere l’agenda.
Mi accorgo che sulla copertina c’è un vecchio adesivo Apple.
“I think therefore iMac”, la prima pubblicità dell’iMac. La nostalgia mi prende la gola. Davanti alla tecnologia di una volta mi commuovo davvero 🙂

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Paradossi italioti

vomitoLeggendo questo articolo di Mario Cervi ho avuto un attimo di straniamento.
Ma i giornalisti de Il Giornale scrivono sotto ipnosi?
Scrivono da ubriachi o sono dei comici fantastici?

Queste righe sono le più belle:

[…] Invece (non vorrei aver l’aria di ricalcare un’infelice battuta propagandistica di Follini) loro c’entrano e come. Hanno insegnato ai ragazzi – cui non par vero d’essere pappagalli – e ripetono loro stessi che il contribuente deve dare più soldi agli atenei. Secondo me, viste le dimensioni dello scandalo universitario, il ragionamento va rovesciato. Prima i rettori e i professori dimostrino di saper incidere con il bisturi sulle dilapidazioni che nelle università vengono perpetrate. Quando l’organismo in cancrena sarà stato risanato si potrà serenamente valutare quanti più quattrini sia possibile dargli (con questi chiari di luna pochi, comunque).[…] (i grassetti sono miei).

“Baroni e piloti, privilegiati in rivolta”, questo è il titolo del meraviglioso pezzo da prima pagina.

Ridurre solo a queste due categorie i “privilegiati” italiani è veramente un eccesso di ottimismo.
Leggere dalle righe del giornale di Silvio queste cose fa sorridere e incazzare allo stesso tempo.
Qualcuno diceva qualche giorno fa che siamo un paese di analfabeti dove il “falso in bilancio” è diventato una marachella. Siamo il paese del “lodo Alfano”, una chicca che lascia sbigottiti tutti gli osservatori internazionali, persino quelli di destra o di estrema destra.
Non ho grande simpatia per i piloti o per i baroni universitari, ma ho la sensazione che queste due categorie centrino poco. Ho la sensazione, ma magari mi sbaglio, che qui si vogliano nascondere due cose…

1) La faccenda Alitalia è stata trattata con superficialità e grande incapacità. E’ un dato di fatto. Lo dicono tutti, persino alcuni personaggi vicino a Re Silvio.
2) L’Università pubblica è sotto il mirino del governo, che invece di risanare taglia e umilia le centinaia di persone che “vivono” l’Università giorno dopo giorno, con onestà e passione. Sono tutti privilegiati. Studenti, ricercatori, insegnanti a contratto, operatori didattici, tutti.

L’idea che passa e non è una bella idea è che in Italia non sia consentito protestare.
Chi protesta contro la maggioranza non è più la voce della “minoranza”, ma un pericolo.
E questo mi mette molta paura.

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La musina

Mia nonna Amalia abitava in Veneto. Noi a Torino.
Ci si vedeva poco, una o due volte l’anno. Ma il momento più bello, quando ero bambino (e anche ragazzino) era andarci d’estate, con un caldo tremendo e il sole a picco per 20 ore al giorno.
Non di rado passavo più di un mese lì, dividendomi tra la cittadina e il vicino mare Adriatico.
Quando arrivavo vicino a casa di mia nonna sapevo che non l’avrei trovata tra le mura domestiche ma nell’orto. Nel piccolo orto dietro casa.
Andavo direttamente lì e in mezzo alle lenzuola stese e alla minuscola piantagione di fiori, zucche e altri ortaggi la trovavo immersa nelle sue attività di tutti i giorni. Il camicione violaceo addosso, i capelli bianchi raccolti e le calze a “mezz’asta”.
La prima cosa che mi diceva dopo un bell’abbraccio era: “Vara che in casa ghe ze la tu’ musina”.
La musina era il contenuto di un salvadanaio che lei riempiva durante tutto l’anno. La forma del salvadanaio era insolita: un WC bianco con tanto di piccola vaschetta dell’acqua. Un piccolo gadget degli anni ’50 acquistato in qualche gita “esotica”, magari a Venezia o a Bologna. Per mia nonna il denaro meritava di stare in un piccolo cesso. Piccole libertà romantiche di una solida ex partigiana comunista.

La musina era generalmente composta da 4 o 5 biglietti da diecimila lire e qualche moneta da 500 lire.
Non era mai una grande cifra. Ma era la musina e per me era un piccolo tesoro.
La prima cosa che facevo era una bella scorpacciata di gelato che si concludeva quasi sempre nella vicina edicola ben fornita dove spendevo quasi tutto in fumetti, piccoli giocattoli e qualche libro d’avventura.
Il resto mi durava tutta l’estate. Un ghiacciolo costava 50 lire, una spuma 100 lire e una serata in sala giochi erano sempre 5 o 6 monete da 200. A volte qualcuna di più, a volte qualcuna di meno. Dipendeva dal gioco, dipendeva dalle sfide con me stesso e da qualche dannato livello di Donkey Kong che proprio non riuscivo a passare.

Avevo ben chiaro nella mente che anche se la musina non era poi questa grande cifra era comunque il frutto di una raccolta giornaliera di monetine che mia nonna in un anno metteva da parte per la mia estate.
Se capitava di vedere la nonna a Natale per me il regalo era … vedere mia nonna. E basta.
E mi bastava.
E ne avevo d’avanzo.

Sarò retorico. Sarò patetico, ma io ho imparato molto dalla musina di mia nonna.
Forse ho imparato ad accontentarmi. Forse ho imparato che il denaro non va sprecato. Forse ho imparato che il denaro conta poco. Conta di più il gesto. Che valore aveva per me poter leggere tutta l’estate i miei fumetti e gustare i ghiaccioli alla cola del baretto dietro l’angolo?
Quando vedo la pubblicità (stupida) di una nota carta di credito in TV mi viene in mente che l’abbraccio di mia nonna non aveva prezzo. Che il profumo del bucato nell’orto non aveva prezzo. Che l’inizio dell’estate non aveva prezzo e che molte cose, per qualche mistero buffo, le rivorrei a tutti i costi. Ma già allora non avevano prezzo.

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Nota per i commentatori del precedente post.
Grazie.

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