La musina

Mia nonna Amalia abitava in Veneto. Noi a Torino.
Ci si vedeva poco, una o due volte l’anno. Ma il momento più bello, quando ero bambino (e anche ragazzino) era andarci d’estate, con un caldo tremendo e il sole a picco per 20 ore al giorno.
Non di rado passavo più di un mese lì, dividendomi tra la cittadina e il vicino mare Adriatico.
Quando arrivavo vicino a casa di mia nonna sapevo che non l’avrei trovata tra le mura domestiche ma nell’orto. Nel piccolo orto dietro casa.
Andavo direttamente lì e in mezzo alle lenzuola stese e alla minuscola piantagione di fiori, zucche e altri ortaggi la trovavo immersa nelle sue attività di tutti i giorni. Il camicione violaceo addosso, i capelli bianchi raccolti e le calze a “mezz’asta”.
La prima cosa che mi diceva dopo un bell’abbraccio era: “Vara che in casa ghe ze la tu’ musina”.
La musina era il contenuto di un salvadanaio che lei riempiva durante tutto l’anno. La forma del salvadanaio era insolita: un WC bianco con tanto di piccola vaschetta dell’acqua. Un piccolo gadget degli anni ’50 acquistato in qualche gita “esotica”, magari a Venezia o a Bologna. Per mia nonna il denaro meritava di stare in un piccolo cesso. Piccole libertà romantiche di una solida ex partigiana comunista.

La musina era generalmente composta da 4 o 5 biglietti da diecimila lire e qualche moneta da 500 lire.
Non era mai una grande cifra. Ma era la musina e per me era un piccolo tesoro.
La prima cosa che facevo era una bella scorpacciata di gelato che si concludeva quasi sempre nella vicina edicola ben fornita dove spendevo quasi tutto in fumetti, piccoli giocattoli e qualche libro d’avventura.
Il resto mi durava tutta l’estate. Un ghiacciolo costava 50 lire, una spuma 100 lire e una serata in sala giochi erano sempre 5 o 6 monete da 200. A volte qualcuna di più, a volte qualcuna di meno. Dipendeva dal gioco, dipendeva dalle sfide con me stesso e da qualche dannato livello di Donkey Kong che proprio non riuscivo a passare.

Avevo ben chiaro nella mente che anche se la musina non era poi questa grande cifra era comunque il frutto di una raccolta giornaliera di monetine che mia nonna in un anno metteva da parte per la mia estate.
Se capitava di vedere la nonna a Natale per me il regalo era … vedere mia nonna. E basta.
E mi bastava.
E ne avevo d’avanzo.

Sarò retorico. Sarò patetico, ma io ho imparato molto dalla musina di mia nonna.
Forse ho imparato ad accontentarmi. Forse ho imparato che il denaro non va sprecato. Forse ho imparato che il denaro conta poco. Conta di più il gesto. Che valore aveva per me poter leggere tutta l’estate i miei fumetti e gustare i ghiaccioli alla cola del baretto dietro l’angolo?
Quando vedo la pubblicità (stupida) di una nota carta di credito in TV mi viene in mente che l’abbraccio di mia nonna non aveva prezzo. Che il profumo del bucato nell’orto non aveva prezzo. Che l’inizio dell’estate non aveva prezzo e che molte cose, per qualche mistero buffo, le rivorrei a tutti i costi. Ma già allora non avevano prezzo.

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Nota per i commentatori del precedente post.
Grazie.

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11 commenti

  1. Ogni blog che leggo c’è sempre un riferimento alla nonna o allo zio o al bisnonno ex partigiano comunista, sempre.
    Ma è possibile? ma quanti partigiani c’erano in Italia? Milioni?
    Poi uno legge e scopre che a dicembre del ’44 (4 mesi prima della Liberazione) erano pochissimi, ma proprio pochi.
    Prima tutti fascisti, poi tutti comunisti.
    E’ la vostra Italietta.

  2. Luca non meriti il commento. E infatti ti ho scritto delle mail.
    Per la cronaca dico solo che per me il fatto che mia nonna fosse partigiana e comunista è un valore.
    Per altri magari non lo è.
    Non posso mica pretendere che gli altri la pensino come me.
    Sicuramente nessuno della mia famiglia è mai stato fascista. Su questo posso dirti che ne ho la sicurezza storica.
    Per me è un valore, per te magari no.

    Io credo molto nell’antifascismo.

  3. Luca, per quello che mi riguarda non meriti nemmeno una risposta.
    Dico solo abbi rispetto per quanti a prescindere dal numero hanno combattuto e hanno sacrificato la vita per la libertà che noi oggi stiamo godendo.