Viva l’Italia

Tricolore alla finestraMi sono chiesto molte volte in questi giorni perché si debba festeggiare l’Italia. I suoi 150 anni.
Forse, come molti dicono, la vera Italia da festeggiare è quella del 25 aprile del 1945. Quella della “Liberazione”, quella che ha decretato di fatto la fine del regime fascista e del Regno d’Italia (anche se il referendum è del 1946). Forse l’Italia è solo un’idea mal rappresentata dai suoi abitanti che fanno di tutto per essere sempre dalla parte sbagliata, sempre poco corretti e poco degni della bandiera tricolore, che venerano solo durante le partite della Nazionale di calcio ai Mondiali.
Ma esiste un’Italia bella. Un’Italia fatta da Italiani onesti e concreti che hanno fatto la nostra storia. Pochi, spesso pochissimi, che contro tutti e contro tutto hanno portato lustro, gloria e onore ai nostri colori. Gli Eroi, si sa, sono sempre pochi e sono silenziosi. Spesso non si sa nulla di loro e quando vengono celebrati perdono un po’ del fascino di chi fa le cose solo per passione, per abnegazione e per generosità, investendo molto, spesso la vita stessa.
L’Italia che voglio festeggiare è quella della quotidianità, delle persone che fanno le loro cose di tutti i giorni, in modo silenzioso, onesto e concreto.
Gli Italiani che sanno cosa è l’amore e la solidarietà. Quelli che non sbuffano davanti a uno zingaro, a un extracomunitario o un barbone. Quelli che fanno lo scontrino nelle loro botteghe, quelli che pagano le tasse mugugnando, ma le pagano. Quelli che non dicono che la colpa è sempre degli altri. Quelli che non arrivano la mattina al lavoro già pronti a pensare al week end che verrà. Quelli che sanno scegliere per se stessi, ma soprattutto per gli altri.

Gli Italiani in generale non sono brava gente. Non hanno senso dello Stato, sono approfittatori e furbi, quasi sempre. Non sempre.
Io voglio inneggiare a quelli che mi hanno insegnato il valore dell’onestà. Quelli che mi hanno fatto capire cosa è stato il regime autoritario fascista. Quelli che sanno cosa vuol dire non avere i soldi per comprare il pane per il proprio figlio. Gli Italiani che hanno ancora le stufe a legna in casa, ma non perché sono trendy. Quelli che faticano ad arrivare alla fine del mese e non sanno cosa sia un SUV o un week end a Sharm.
Inneggio agli Italiani creativi che fanno grande la storia che li ha preceduti. Quelli che sanno che la Scuola è un valore sacro e che la conoscenza ci rende liberi, mentre l’ignoranza ci rende prigionieri delle nostre paure e dei nostri istinti animaleschi.
Amo ricordare gli Eroi che hanno fatto grande questa penisola. Quelli che a volte sono finiti su delle lapidi in un muro di periferia o su un ritaglio di giornale, nella cronaca cittadina, vicino ai programmi per la TV. Amo ricordare i professori che mi hanno insegnato cosa è l’Italia e cosa vuol dire avere una morale, come la maestra Giuseppina delle Elementari che con l’accento calabrese ci leggeva in classe la Costituzione, commuovendosi.
L’Italia è mia nonna che ha tirato su una famiglia in mezzo alla guerra e alla fame, rubando se necessario, lottando se contrastata. Convinta che prima o poi sarebbe arrivata la Rivoluzione Comunista.
L’Italia è mio padre, che ha passato una vita a credere che un futuro migliore fosse sempre possibile, mentre il suo presente era sempre una corsa ad ostacoli. Mi mancano i suoi racconti intrisi di vita vissuta, spesso ai margini, a volte invece in cima ai propri sogni. Ciao Papà.
L’Italia che festeggerò domani è quella che ama il suo patrimonio artistico, culturale e paesaggistico. La festa è dei tanti che sistemano un fiore in un’aiuola per fa apparire bello un pezzetto del loro paesino piccolo piccolo, senza pensare se è a nord, sud, est o ovest.  L’Italia che festeggerò domani e che racconterò sempre a mio figlio è un’Italia che ha ancora diritto a nutrire speranze. Al di là dei furboni, delle cricche, dei delinquenti che la governano.
L’Italia che festeggerò ha proprio gli occhi di mio figlio. Mi aspetta un compito arduo: insegnargli che, come ha fatto mio padre con me, nonostante tutto, amare il prossimo, amare la propria terra, perseguire con onestà e rispetto le proprie passioni è degno di gloria di fronte a Dio e al mondo. Sempre. Comunque. In ogni caso.
Viva l’Italia.

(foto di Alessio Pagliari via Flickr)

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8 commenti

  1. con queste bellissime parole che hai scritto e che mi hanno commosso festeggerò domani pensando alle persone che tu hai citato e che hanno fatto l’Italia, grazie Andrea.

  2. Bravo Andrea. Scrivi ormai poco, ma quando lo fai lasci sempre un seme sul quale costruire una riflessione personale.

  3. Sempre con sto fascismo, lo metti anche nella minestra.
    Oggi si commemora l’Unità d’Italia, che c’entra il 25 aprile? una data da dimenticare al più presto, altro che…paese spaccato in due, guerra e stragi RECIPROCHE, vuoi mettere il Risorgimento?
    Sugli italiani io penso invece che siano molto meglio di come li dipingi tu, capisco la frustrazione da eterni perdenti ma sto disfattismo strisciante proprio non si regge più.
    Superate le ossessioni, pensate positivo come ci insegna Silvio, italiano d.o.c. de noartri

    viva l’Italia e viva gli italiani
    (abbasso toro)

  4. Il fascismo è stato una piaga per l’Italia e l’Europa e purtroppo non ne siamo ancora usciti. La mania dell’uomo forte della destra si materializza con un delinquente qualunquista come Silvio, che prende in giro la gente e intanto si arricchisce e delinque senza essere punito.
    Il 25 aprile è una festa degli Italiani e dovrebbe esserlo anche per te esattamente come i 150 anni dell’Italia.
    Ti ricordo che l’Italia spaccata a metà era un risultato del regime e non degli Italiani. Ti ricordo che la RSI ha bombardato e ucciso civili solo perché cercavano la pace, non perché volevano vendicarsi dei soprusi durati vent’anni.
    Non scordare la storia e non fare di tutta l’erba un “fascio”. Si usciva da un regime che aveva tolto la democrazia e buttato l’Italia in una guerra suicida.
    Non è faziosità. E’ la storia. Basta studiarla. Basta sapere che le leggi razziali hanno portato migliaia e migliaia di tuoi connazionali (spesso donne, vecchi e bambini) alle camere a gas. E tra di loro c’erano anche molti miei parenti, che nn erano ne’ ebrei e ne’ zingari.
    Io non sono disfattista. Faccio il tifo per la gente semplice, quelli che non compaiono mai, quelli che sanno cosa è la vita e la vivono da persone oneste, magari povere, ma oneste. Io non difendo i potenti, quelli si difendono (o scappano) da soli, o con l’aiuto dei pecoroni che li inneggiano e li arricchiscono da anni.