Mi butto su un post un po’ geek e un po’ tecnologico, anche se con questo caldo la voglia di bloggare, soprattutto di cose “tecnicose” è veramente poca. Però qualcosa sull’iPad mi va di dirlo…
Da più di un mese utilizzo un iPad con estrema soddisfazione. Come molti di voi sanno sono molto attratto dai gadget e in questo caso l’interesse è professionale e personale. Un piccolo nuovo mondo si sta aprendo e non è solo un discorso di tecnologia, ma di “consumo”, di come gli oggetti che maneggiamo possano diventare porte sempre più agevoli altri oggetti più o meno virtuali, verso l’informazione, l’editoria e il divertimento (ma anche ovviamente le reti sociali).
iPad è sicuramente un oggetto imperfetto, ma sta seguendo velocemente l’iter già percorso da iPhone e per molti utenti da oggetto trandy si sta trasformando in oggetto insostituibile di lavoro e svago. L’esperienza touch e la completa mobilità unita a una interfaccia utente quasi perfetta porta facilmente verso la definizione delle “applicazioni mobili del futuro”. Un mondo di opportunità e di idee alla portata di mano di molti progettisti e sviluppatori.
Opportunità, ma anche problemi.
I giornali si stanno cimentando con il nuovo “media” con alterne fortune e qualche capitombolo.
Splendida l’applicazione del NYTimes, bella quella di Wired, dignitosa quella de l’Unità. Ma rocambolesche alcune altre esperienze italiane.
Repubblica ha un’applicazione carina, ma di fatto contiene il PDF del giornale e poco più. E’ difficile da scaricare con la sola connessione 3G. Idem per il Corriere che però usa una applicazione ancora più povera e poco interattiva.
La Stampa, che ha una delle poche applicazioni free su iPhone era attesa alla grande prova. Gran editoriale del direttore, grande aspettativa. Risultato: una applicazione non applicazione, una sorta di ritaglio di giornale con indice nascosto e interfaccia per alcuni versi assolutamente “difficoltosa” (opaca direi).
Utilizzando l’applicazione uno si chiede dopo 10 minuti (ma anche meno) perché La Stampa debba essere letta così e non invece in modo più completo e soddisfacente tramite il browser accedendo direttamente al sito del giornale da iPad.
Un mistero.
Come ho detto ad alcuni amici e colleghi (ma pochi han capito) è come se fosse stata progettata da Davide Scabin.
Editoria destrutturata in attesa di tempi (e idee) migliori.

