Ma la Marcegaglia cosa teme? No, perché mi viene il dubbio che alla fine Feltri tra una panzana e un’altra abbia sempre informazioni piuttosto confidenziali. Quando non se le inventa da zero.
Per riempire 4 pagine di giornale però ce ne vuole di fantasia.
Magari c’è una torbida storia di sesso con uno della FIOM. Un bel metalmeccanico in tuta blu e sporco di grasso.
Quasi quasi domani mi vesto di nero e con sicuro e marziale passo fascista vado all’edicola e compro Il Giornale, canticchiando qualche canzoncina di Apicella.
Primi passi
Ieri il piccolo Lorenzo ha fatto un bel po’ di passi da solo, poi se ne è accorto, ha riso e bon, non ha camminato più.
Mamma e Papà con lacrimuccia possono testimoniare commossi l’evento. 🙂
Vorrei sedermi in riva al fiume…
Bisogna esser forti. Perché alla fine non è consentito essere deboli.
Nel fiume inarrestabile della vita a volte uno vorrebbe trovare un ramo, afferrarlo e rimanere lì fermo, un po’ di tempo. Magari sarebbe bello uscire dal fiume, sedersi sulla riva e riposare, pensando alle tante cose belle che ci sono nel fiume e al poco tempo che uno ha per godersele. Sulla riva un po’ per rifiatare, dormire, riprendere le forze.
Ma non si può, bisogna nuotare nel fiume, con le lacrime dentro, come se nulla fosse. Nessuno alla fine sa veramente quello che provi. E’ nello stato umano delle cose.
Non si può dire “mi fermo un po’, ora sono debole”… Non si può sempre trovare una giustificazione.
Non si può fuggire. E quella riva tranquilla rimane solo un’agognata utopia.
Flush… Flush…
Non ho una casa a Montercarlo
Io non ho una casa a Montecarlo.
Forse ce l’ha Fini, forse Tulliani, Silvio ne avrà una dozzina, Feltri un paio. Magari ce l’ha anche il mio panettiere.
L’Italia va a rotoli (di carta igienica) e a nessuno frega un piffero delle case a Montecarlo.
Povera Italia. Povero giornalismo. Poveri noi.
Mela bianca a Torino
Sabato ha aperto finalmente l’Apple Store di Torino, anche se in realtà è a Grugliasco. Ma tant’è… Grugliasco ormai è quasi un quartiere di Torino e si fa fatica a vedere i confini.
Bene.
In breve sintesi:
1. Apple apre in un centro commerciale (e qualcuno si chiede perché), il più grosso di Torino e forse il più grande d’Italia (ex progetto illecito degli anni ’90 di uno che guarda caso si chiama Silvio B., e non è un’omonimia)…
2. Migliaia di persone in coda dalle prime luci dell’alba e forse anche prima.
3. Negozio intasato per due giorni, accesso difficile al centro commerciale e parcheggio impossibile.
4. Brutta maglietta celebrativa (nera con una melina bianca e la scritta “Le Gru”), esaurita in pochi minuti.
5. Bellissimo negozio, enorme, tante cose, tante luci, tanta gente che ti ascolta e che in futuro sarà lì apposta anche per insegnare. Bello. Complimenti per lo spazio bimbi. Attira persino gli adulti.
6. Una settantina di nuovi assunti. Beh, non male. Ma quelli del negozio prima che fine han fatto? (Cisalfa…)
7. Non sembra un negozio. A tratti sembra un museo e in alcuni casi sembra un “luogo di culto”.
8. Tanta bella roba (soprattutto accessori) che da altre parti assolutamente non trovi (no neanche da Fnac, che è lì a 10 metri).
9. Gente che sorride contenta davanti a ipad, iphone, ipod, iMac, MacBook… Non ho mai visto gente sorridere contenta davanti a un Acer, a un ASUS o a un Nokia… Strano.
10. Non è una sintesi, lo so 🙂
(la cosa che un po’ mi turba è che tanta gente inizi a usare la mela, lo so: è un controsenso, ma infondo eravamo in pochi e ci sentivamo una piccola tribù… Incompresi e un po’ snob)
Venerdì 17
Oggi è venerdì 17
(17-9).
Ma noi non siamo scaramantici, neanche un po’.
Guardo il mio iPhone… Mi dice che il bus passerà tra 3 minuti (3), mi fiondo in strada e … Vedo passare il bus. Anzi i bus.
Due bei bus uno dietro l’altro… Due 64 (2-64). Corro.
Prendo il secondo al volo.
Sudore. Affanno. Pant, pant.
Cerco il mio iPhone e … nada… nulla. In tasca non c’è. E’ caduto durante la corsa. Scendo al volo.
Attraverso la piazza, intanto mi telefono con l’altro cell. Nulla. Sigh. Segreteria telefonica.
Arrivo all’altezza di corso Rosselli 110 (11) e cerco, cerco, cerco… in mezzo a mille cacche di cane.
Nulla, nulla, e telefono… Nulla. La mia suoneria con il verso di Wall-e non si sente.
Poi … Miracolo! Lo vedo lì, per terra, tra una cacca di alano e una di labrador. E’ lui. Solo, abbandonato.
Lo recupero.
Quindi oggi è venerdì 17 ed è iniziato male. Ma poteva esser peggio.
Quindi…
17-9-3-64-2-11 … E questi me li gioco al Superenalotto. Non si sa mai.
Infondo, sono pur sempre un italiano medio. Molto medio.