Il dominio del mondo

padroni del mondo

Pare chiaro che alla fine non han vinto gli USA.
Manco la Cina e nemmeno i Russi.
E gli Europei manco a parlarne.
Meno che mai al-Qaeda e amichetti.
I veri padroni del Mondo sono 3 simpatiche agenzie di rating

Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch.

Decidono i destini del Mondo e nessuno ha capito perché.

Ma è così.
Forse sono della Spectre e vedrete che alla fine sono loro che hanno inventato le scie chimiche e i messaggi subliminali nei dischi dei Beatles.

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Un topo nella Pepsi

Non so, ma la cosa mi fa ridere da questa mattina.
Sia per l’idea che in effetti uno possa trovare, dopo l’apertura della lattina, un topo nel bicchiere sia per la risposta della Pepsi: “il topo si sarebbe sciolto!” sia per i commenti a lato della vicenda: “Ma quello ha bevuto lo stesso la Pepsi dopo aver trovato il topo?”

Mi ricorda molto quando negli anni 70-80 si diceva che nei Big Babol c’erano interiora di topo.
E tutti rigorosamente c’abbiamo creduto.

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Deep White

Lo so, sono qui. Fermo.
Sguardo nel vuoto. Penso.
Situazione delle balle, ma come mi ci sono ficcato? Sono pigro. Sono un po’ troppo pigro.
Almeno ultimamente. Ma cosa è successo. Dove è finito il fuoco?
E’ la vecchiaia che arriva con l’inesorabile fine degli “enta”? No. Forse no.
Certo che quella è accompagnata da un bel po’ di dolori e magagne. Alcuni me li procuro da solo, altri arrivano come folate di aria fredda da una finestra che si è aperta all’improvviso.
Chiudo gli occhi. Penso.
Via d’uscita. Nuove idee. Futuro.
Mmm… Non viene nulla. Come una pagina vuota, bianca, di un bianco accecante e ho il blocco dello scrittore.
Mmm… Sono fermo da ore.
Penso.
Parlo tra me e me. Discuto. Penso.
Nulla. Nessuna nuova idea che valga la pena essere presa in considerazione.

Intanto tutto scorre, un po’ veloce. Manca il tempo. Ma anche no.
Sono solo con me stesso e i miei pensieri vanno a loro, vanno a lui, vanno a lei (ma l’ordine non ha importanza).
Devo essere me stesso e scrivere su questa pagina bianca. Non aspetta altro.

Devo. Posso.

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E sei i Maya…

2012-fine-mondo

Quale buon proposito per il 2012?
Be’ sperare che i Maya non fossero poi così bravi con le previsioni. Specialmente quelle catastrofistiche.
In ogni caso il mondo per come lo conosciamo, almeno la sua variante dominante capitalistica, ha dimostrato di essere quantomeno capacissimo di distruggersi da solo.
Ci sono tante cose che non vanno bene. Ci sono tante persone che soffrono (per migliaia di motivi) e poche altre che vivono nella bambagia e nel lusso più sfrenato. C’è l’ambiente che si ribella. Ci sono un sacco di guerre in giro per il mondo. Una Primavera Araba che in realtà – a parte la Tunisia – ha creato nuovi regimi militari poco incoraggianti.
In Italia non ce la caviamo meglio. Usciamo in modo roccambolesco da un “regime” paludato e populista e ora siamo sotto “commissariamento” dell’UE, per non fallire.
Dobbiamo probabilmente ringraziare un Presidente ex-Comunista e una Cancelliera tedesca (che Forbes considera la “donna più potente del mondo” e che Silvio aveva apostrofato come “culona”).

Forse meritiamo veramente di fallire perché la maggior parte degli Italiani è priva di senso dello Stato e vive alla giornata, pensando che la scorciatoia sia sempre la via

preferibile. Per carita ci sono anche le brave persone, ma nel mucchio spesso si confondono, più spesso soccombono.
Siamo un paese di lamentoni (siamo grandi in questo), ma non siamo in grado di ribellarci. Non lo abbiamo quasi mai fatto e comunque quando è successo non è mai stato il “popolo” a ribellarsi, ma piccole élite. E’ sempre stato così, forse anche quando eravamo semplici abitanti delle caverne.

Persino nel mondo del calcio (segreto di Pulcinella) ci siamo accorti che forse qualche “zingaro” e qualche coglione si vendevano le partite di Seria A,B,C, D… (ma questo ci dicono che accada da sempre, da quando la palla è tonda).

Quindi vediamo tutto nero?
Be’ no. Non possiamo vedere tutto nero. Non è facile andare oltre le sfumature di grigio, ma dobbiamo provarci.
E’ l’ora di rimboccarsi un po’ le maniche. Ci sono tante cose che possono migliorare la qualità della vita e spesso sono il frutto della buona volontà e dell’ingegno di veri “eroi” del nostro tempo. C’è la tecnologia che ci può dare una mano, ma se è fine a se stessa non serve a nulla, anzi è persino dannosa.
Facciamoci un pensiero… In fondo per cambiare… basta cambiare.
E’ sufficiente decidere che le cose così non vanno e nel nostro piccolo possiamo provare a cambiarle ogni giorno con piccole azioni, ma significative.

Io ci provo. Voi fate un po’ come credete.
In ogni caso buon 2012. Sperando che sia un pelino meglio di questo che è in scadenza, ma anche di quello prima.
Detto questo (questo simpatico intercalare è un regalo del 2012 dopo il “voglio dire” del 2010) almeno finiamo l’anno senza Silvio.
Questo per certi versi è già qualcosa di confortante.

 

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Uno non dovrebbe…

felicita-passato-presenteUno non dovrebbe, avendo un blog, fare un salto carpiato all’indietro a andare a leggere i buoni propositi dell’anno precedente, intorno a Capodanno… No, non dovrebbe.

Ti accorgi che la tua vita è cambiata molto, ma non nella direzione che avresti voluto. E non proprio in positivo.
Ti accorgi che i vizi sono ancora tutti lì o sono addirittura aumentati.
Fai due conti e alla fine non capisci perché i numeri non tornino e neanche le idee, le aspettative e le cose che uno aveva assolutamente deciso di portare a casa.

Come ho scritto oggi su faccialibro – Oggi ho bisticciato con l’ottimismo – quindi non era neanche il giorno giusto per fare un salto all’indietro.

I buoni propositi quest’anno li scrivo sul vecchio blog di Splinder, tanto il 31 gennaio lo chiudono definitivamente.

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Nei suoi occhi

cars 2

cars 2

Il Natale che non ricordavo l’ho rivissuto quest’anno, questa mattina negli occhi del mio piccolo.

Sapeva che sarebbe arrivato Babbo Natale (boh… ammesso che a due anni e mezzo capisca che forse esiste un simpatico signore che va in giro con delle renne) e questa mattina ha trovato i suoi trenini, le sue macchinine e il suo camion dei pompieri sotto l’albero. Nei suoi occhi la gioia per un dono aspettato e inaspettato. Nei suoi occhi ho rivisto me stesso di tanti anni fa e l’immagine di chi ha la fortuna di avere un Natale, dei genitori, un Babbo Natale in cui credere e un albero di plastica finemente decorato e illuminato è passata in secondo piano. La felicità, si sa, è relativa.
In ogni caso la gioia quando è quella cosa lì, è veramente qualcosa che si può toccare, soffice come la neve, chiara come l’ingenuità vera, sincera come un sorriso.

Peccato che crescendo il Natale diventi tutta un’altra cosa. Peccato davvero.

Nei prossimi giorni giocheremo molto. Ciuuuf ciuuuuf!

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