Io voto…

Io odio e adoro il mio partito. Non l’ho mai nascosto a nessuno. Ma io sono di sinistra da sempre perché credo che ci siano valori che non hanno tempo e che non sono alienabili. Credo nel rispetto delle persone, tutte, che siano povere, ricche, colte e meno colte, di tutti i luoghi di questa nazione e di questa terra. Credo nell’uguaglianza e nella solidarietà. Nel rispetto delle regole e della libertà, se questa non significa individualismo arido e egoistico. Credo che il mondo possa migliorare e cambiare e che il motore del cambiamento siamo noi. Con le nostre forze, la nostra creatività e passione e la capacità di pensare che il nostro mondo non possa che migliorare, sempre. Lo dobbiamo ai nostri figli e alla nostra intelligenza, lo dobbiamo a noi stessi.
Lamentarsi serve a poco. Ora dobbiamo pensare che siamo parte di una soluzione, non di un problema. Fregarsene non produce nulla. Solo il vuoto. Pensare che tutti siano uguali e da “mandare a casa” ci mette nella condizione di essere solo dei vigliacchi. Scegliere è un compito duro, da adulti, da persone intelligenti e mature. Fare senza pensare è solo da animali. Vale anche per il voto, una parte fondamentale del nostro sistema democratico, forse la più importante.
Io voto a sinistra perché lì ci sono i miei valori, le persone in cui credo, una storia fatta di luci e anche di ombre, di eroismo, errori, amore e passione. Non c’è certo la perfezione, ma io non sono perfetto e non mi aspetto che chi mi rappresenta lo sia. Mi aspetto che ci sia però gente onesta e seria che non tradisca i miei ideali. Io li ho e me li tengo stretti. Chi pensa che tutto gli sia dovuto solo per il fatto che la natura lo ha messo al mondo mi fa paura e mi inorridisce. La vita è nostra e non dipende solo dal comportamento degli altri. Dipende da quanto siamo in grado di viverla con coerenza e con coraggio, con consapevolezza e, certo, anche con un bel po’ di frivolezza e fatalismo.
Io voto per il Partito Democratico in cui vedo i valori per cui mia nonna e mio padre hanno combattuto una vita, da partigiani e da comunisti. Voto per l’unico partito per cui posso e voglio votare.
Non vi dico di fare altrettanto. Vi dico solo che il voto è una cosa seria. Pensate a cosa volete per i vostri figli. A chi ci ha ridotti come un paese senza speranza e senza valori e pensate se voi vi riconoscete in qualche valore. E se ce la fate, scegliete il partito che incarna quel valore.
Io non ho dubbi. Spero neanche voi.
Buon voto a tutti e che Dio ce la mandi buona.

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La grande corsa

Fatemi capire. Ci stiamo stupendo tanto che la solita gentaglia cerchi un posto sicuro in Parlamento? Ci stiamo stupendo che personaggi inquisiti e pluri inquisiti cerchino la salvezza parlamentare? Siamo un popolo privo di immaginazione e memoria se pensiamo che dietro a tutte queste battaglie dei soliti noti ci sia solo un desiderio molto forte di sana “partecipazione alla vita politica” del Paese.
Il Paese li conosce e non lo voterebbe mai, ma grazie alla Porcellum (ideata dal sommo leghista Calderoli) sono i partiti a decidere. Punto e basta.
Quindi i “Seggi sicuri” nei vari feudi sono un vero patrimonio. Non politico, purtroppo, ma economico e di garanzia. Sono la continuazione di uno status quo, nulla di più.
Guardiamo questa simpatica bagarre delle ultime ore, soprattutto in casa Berlusconi, e aspettiamo.
Non possiamo fare altro. Il nostro disgusto non impedirà a loro di tornare ai loro scranni da cui comandano e da cui ridono di noi.

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Inquinati per scelta

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E’ una settimana che dicono che Torino è la città più inquinata d’Italia e uno delle più inquinate del mondo (e se lo dice l’Economist).
A parte i dati che possono anche essere interpretati, corretti e bla bla bla … Qui a quanto pare è un problema strutturale (ok, lo dicono tutti, politici e non da anni), ma pare che per quanto possa fare la mia città in tema di prevenzione in realtà la cosa non dipende proprio (solo da noi). E’ colpa della Pianura Padana, delle Alpi e bla bla bla… (ma le Alpi e la Pianura Padana non ci sono da un po’ di anni?). Quindi è un problema strutturale non della città, ma di intere regioni.
Pare che il rischio più alto sia dovuto alle polveri sottili (il famoso Pm 10) e che le auto siano in gran parte la causa (oltre a un meteo strano che impedisce il regolare “ricircolo dell’aria”, alla carenza di precipitazioni e al riscaldamento delle case).
Io non sono un esperto e non voglio esserlo, ma direi che forse se le auto sono un problema questo problema vada affrontato.
A Novara nel febbraio 2012 è stata fatta una delle ultime prove di targhe alterne in Piemonte. I risultati parlano chiaro: se circolano meno auto il PM10 crolla (addirittura se parliamo della metà delle auto).
Fossi un pubblico amministratore farei targhe alterne per una settimana e blocco totale nei WE, con buona pace di tutti.
Tutti rischiamo… Ma il problema è che non si farà. La paura del’elettore è più elevata del rischio di malattie gravi che questo inquinamento porta a tutta la cittadinanza.
La solita storia insomma.
E da lunedi io torno in bicicletta. Con due mascherine.

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Saldi segreti

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Oggi mi chiama un noto magazzino di abbigliamento e cose per la casa (di cui per qualche motivo ho la tessera fedeltà) e mi comunica che solo per me, solo oggi, dalle 17 alle 20 ci saranno i saldi del 20-30-40-50 e financo 70 per cento. “Wow!” penso io… Poi l’operatore telefonico mi sussurra “guardi che è solo per lei, non lo dica a nessuno… I veri saldi per tutti iniziano sabato”. Io rispondo sussurrando, sia mai che mi senta qualcuno e corra al mio posto a prendersi pantaloni, giacche e camice al 20-30-40-50 e financo 70 per cento.

(La stessa scena lo scorso anno, quando lavorando a 300 metri dal noto magazzino che inizia con R e finisce con “inascente” ci sono cascato. Sono corso dopo il lavoro e mi sono accorto che per poter partecipare ai super saldi “solo per me” era sufficiente decriptare le etichette colorate e fare alla commessa la fatidica domanda “ma per comprare questo capo scontato come si fa?” … “Basta fare adesso la tessera fedeltà” era stata la risposta della pavida addetta. Ecco perché ho la tessera fedeltà del noto grande magazzino e ecco perché quest’anno me ne fotto dei saldi “solo per me” e solo dalle 17 alle 20. In gran segreto si sappia che l’unica cosa che posso permettermi in saldo quest’anno sono le mutande, ma al solerte operatore telefonico non ho osato dirlo)

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Una volta c’erano i blogger…

indien siouxPrimo post dell’anno. Beh, no… non è proprio vero. E’ dalle 7 di questa mattina che scrivo in qualche modo sul web.
Ma ovviamente stiamo parlando dell’ “altro web”, quello social, quello ormai dominante. E’ inutile dirlo, ormai lo diciamo da anni, e lo ripetono anche i big e in non big: i blog non vanno più di moda. Forse non sono morti, ma non è che se la passino proprio tanto bene.
I lettori diminuiscono (non conto neanche quanti accessi ha perso il mio blog perché un po’ mi viene tristezza) e molte “scatole” dove prima si parlava, ci si linkava, ci si citava e commentava non esistono quasi più. In alcuni casi stiamo parlando addirittura di tecnologie diventate obsolete, come i feed dei post… (io è più di un anno che non apro il mio feed reader). In alcuni casi molti utenti “normali” manco sanno cosa siano i feed RSS, e forse è un bene, non è che fosse poi una tecnologia così avvincente e partecipativa. Anzi.
Quindi? Quindi l’anno che si è appena concluso è stato indubbiamente l’anno di Twitter, di Pinterest, di Instagram e ovviamente di Facebook, tanto odiato e tanto amato.
La gente è tutta lì e a differenza degli esordi della blog mania (circa 10 anni fa) è gente normale, è un popolo che dialoga e non è una micro élite che parla di cose tecnicose e difficili. Infondo è quello che volevamo tutti, tutti meno l’élite forse (anche se a parole ci prodigavamo in frasi tipo “manca la massa critica” oppure “dobbiamo rendere il blog un fenomeno di massa”, ma non ci credeva nessuno).
Ora siam qui, in un limbo un po’ strano, con i nostro blog sopravvissuti (quello che state leggendo è nato su Splinder (defunto a inizio 2012) a maggio del 2003 per poi migrare nella forma attuale nel 2005). Siamo una specie di tribù di sopravvissuti che si legge nel loop degli status di Facebook o nei link di Twitter. Una cosa un po’ buffa, un po’ paradossale.
Ci chiuderanno in una riserva, saremo in pochi e continueremo.
E la frase sarà: “una volta c’erano i blogger, tanti anni fa e bloggavano liberi nelle praterie del web, senza sapere cosa fosse un like o un +1.
Buon 2013 a tutti i lettori di questo piccolo blog e ai blogger sopravvissuti. 
Resistiamo.

 

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