L’uomo forte


gogna
È endemico. È nella nostra natura di Italiani. Abbiamo bisogno dell’uomo forte. Il capopopolo. Quello che distrugge i nemici e prende in mano le sorti di un popolo un po’ bellicoso e litigioso, ma molto pigro e indolente.

Siamo abituati così. Gli arroganti piacciono, quelli che la sparano più grossa fanno faville, raccolgono il coro dei “poco” pensanti, del borbottoni, di quelli che sanno tutto ma in sostanza non fanno nulla.
È sempre stato così. Deriva dalla nostra storia, da come è nato il nostro Paese.
Partiamo dai Romani (addirittura?). Qualche tempo fa lessi, non ricordo dove, che anche se eravamo il centro di uno dei più grandi Imperi della Storia, i “Romani” non sapevano assolutamente cosa succedeva nei territori conquistati e alla frontiere. Uno dei miti dell’Invasione Barbarica insegnata nei libri di storia è proprio che a un certo punto i Barbari fossero arrivati debellando eserciti imbelli che non avevano voglia di difendere i confini. In realtà i confini erano protetti da milizie locali al comando di patrizi locali, spesso neanche consapevoli della “politica” romana. Questa digressione per dire che, in realtà, poco al di là dei confini dell’area intorno a Roma il resto degli Italiani non si sentiva per niente Italiano e quando scoppiava qualche minimo moto di rivolta questo era sempre sedato dal patrizio romano insediato nel territorio, e magari dalla piccola guarnigione in grado di disperdere con il sangue l’abbozzo di rivolta. Nei libri di Storia ci hanno parlato di “Romani” e invece eravamo, anche solo nella penisola, una accozzaglia di tribù ben assoggettate e gestite con la mano rigida dei militari e con qualche buona innovazione, come le strade (per far muovere velocemente truppe e merci) e dalla posta, che non era certo destinata al popolo (non si spedivano molte cartoline all’epoca).
Torino ne è un esempio. Non eravamo una città romana, ma un presidio armato molto molto definito e strutturato. Un enorme centro difensivo, che è rimasto simile a sé stesso per secoli e che in parte gli stessi Savoia, a distanza di secoli, hanno ristrutturato e poi ben organizzato sulla base del castrum romano.

Quindi identità nazionale nessuna. Non ve n’è traccia.

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Io voto…

Io odio e adoro il mio partito. Non l’ho mai nascosto a nessuno. Ma io sono di sinistra da sempre perché credo che ci siano valori che non hanno tempo e che non sono alienabili. Credo nel rispetto delle persone, tutte, che siano povere, ricche, colte e meno colte, di tutti i luoghi di questa nazione e di questa terra. Credo nell’uguaglianza e nella solidarietà. Nel rispetto delle regole e della libertà, se questa non significa individualismo arido e egoistico. Credo che il mondo possa migliorare e cambiare e che il motore del cambiamento siamo noi. Con le nostre forze, la nostra creatività e passione e la capacità di pensare che il nostro mondo non possa che migliorare, sempre. Lo dobbiamo ai nostri figli e alla nostra intelligenza, lo dobbiamo a noi stessi.
Lamentarsi serve a poco. Ora dobbiamo pensare che siamo parte di una soluzione, non di un problema. Fregarsene non produce nulla. Solo il vuoto. Pensare che tutti siano uguali e da “mandare a casa” ci mette nella condizione di essere solo dei vigliacchi. Scegliere è un compito duro, da adulti, da persone intelligenti e mature. Fare senza pensare è solo da animali. Vale anche per il voto, una parte fondamentale del nostro sistema democratico, forse la più importante.
Io voto a sinistra perché lì ci sono i miei valori, le persone in cui credo, una storia fatta di luci e anche di ombre, di eroismo, errori, amore e passione. Non c’è certo la perfezione, ma io non sono perfetto e non mi aspetto che chi mi rappresenta lo sia. Mi aspetto che ci sia però gente onesta e seria che non tradisca i miei ideali. Io li ho e me li tengo stretti. Chi pensa che tutto gli sia dovuto solo per il fatto che la natura lo ha messo al mondo mi fa paura e mi inorridisce. La vita è nostra e non dipende solo dal comportamento degli altri. Dipende da quanto siamo in grado di viverla con coerenza e con coraggio, con consapevolezza e, certo, anche con un bel po’ di frivolezza e fatalismo.
Io voto per il Partito Democratico in cui vedo i valori per cui mia nonna e mio padre hanno combattuto una vita, da partigiani e da comunisti. Voto per l’unico partito per cui posso e voglio votare.
Non vi dico di fare altrettanto. Vi dico solo che il voto è una cosa seria. Pensate a cosa volete per i vostri figli. A chi ci ha ridotti come un paese senza speranza e senza valori e pensate se voi vi riconoscete in qualche valore. E se ce la fate, scegliete il partito che incarna quel valore.
Io non ho dubbi. Spero neanche voi.
Buon voto a tutti e che Dio ce la mandi buona.

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La grande corsa

Fatemi capire. Ci stiamo stupendo tanto che la solita gentaglia cerchi un posto sicuro in Parlamento? Ci stiamo stupendo che personaggi inquisiti e pluri inquisiti cerchino la salvezza parlamentare? Siamo un popolo privo di immaginazione e memoria se pensiamo che dietro a tutte queste battaglie dei soliti noti ci sia solo un desiderio molto forte di sana “partecipazione alla vita politica” del Paese.
Il Paese li conosce e non lo voterebbe mai, ma grazie alla Porcellum (ideata dal sommo leghista Calderoli) sono i partiti a decidere. Punto e basta.
Quindi i “Seggi sicuri” nei vari feudi sono un vero patrimonio. Non politico, purtroppo, ma economico e di garanzia. Sono la continuazione di uno status quo, nulla di più.
Guardiamo questa simpatica bagarre delle ultime ore, soprattutto in casa Berlusconi, e aspettiamo.
Non possiamo fare altro. Il nostro disgusto non impedirà a loro di tornare ai loro scranni da cui comandano e da cui ridono di noi.

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