Sgomenti e increduli di fronte alla notizia del boicottaggio dell’Ikea da parte della Casa delle Libertà, il buon SuzukiMaruti e io ci siamo lanciati verso il primo centro Ikea della zona (che poi è anche l’unico del Piemonte, a Grugliasco) e armati di fida macchina fotografica (ovvero il mio buon cellulare) abbiamo scattato la foto che vedete qui…
E’ la prova tangibile e reale che la patria della Pöang non discrimina il Natale mediterraneo cattolico. Ecco una bella casetta in naylon con dentro mucca (non bue) e asinello d’ordinanza… Manca la Sacra Famiglia, ma credo che sia ancora in viaggio, prima della notte della Natività farà la sua comparsa nella casetta, traffico della zona commerciale de Le Gru permettendo.

12 commenti
A parte che il boicottaggio della CDL è cosa di cui io mi vanterei, segnalo che anche il Bennet ha i presepi, un reparto intero. 😛
Sono di curioso di sapere che al posto dei tipici pastorelli napoletani, il gesù bambino formato convenienza ikea sarà accompagnato dagli strani folletti che puntualmente inghiottono le viti dei mobili della suddetta catena del “fai da te”.
Ad ogni modo sono contento che il presepe non si venda:
– Primo perchè chi ci crede davvero non vorrebbe far diventare anche questo simbolo l’oggetto del consumismo più sfrenato. Bastano i napoletani con i loro pupi stravaganti ad addobbare le case dei più esigenti.
– Secondo perchè sono d’accordo con la Littizzetto quando dice che magari uno il presepe ce l’ha già e non è il caso di spendere altri soldi.
– Terzo, ma più importante di tutti, IL VERO PRESEPE NON SI COMPRA, SI FA IN CASA dopo che si è passata una settimana a scegliere l’ambientazione, i personaggi giusti e dopo aver girato i mercatini di mezzo mondo per trovare quello che ci sta meglio.
Il presepe è il simbolo della famiglia, e la famiglia in questo caso, almeno una volta all’anno, non sta in un centro commerciale.
In 32 anni di vita non ho mai fatto il presepe, perché lo trovo di pessimo gusto: orride statuine finto-anticate che ritraggono una vita bucolica triste, erba finta, carta stagnola e lucine strobo tremende.
.
E’ uno dei misteri della meridionalità che non capisco (l’altro è l’aglio appeso sul balcone): ma cosa ci trovano in una cosa così pacchiana?
.
Ah, ovviamente il fatto che dio non esista e che in ogni caso non meriti venerazione/ricostruzione e che il cattolicesimo sia una barbarie a-scientifica contribuiscono all’equazione.
.
(ma se per questo non ho mai fatto nemmeno l’albero di Natale: chiamatemi Grinch)
E v a bè, se parlo con te è fiato sprecato.
Per quanto mi riguarda la cosa è rilevante, perchè mio nonno è cartapestaio (per passione), mio padre pure.
Il nonno di cui porto il nome, grazie alla sua antica maestranza ha vinto molti premi e ha sempre ritratto e ricostruito in cartapesta i Sassi, con una cura dei particolari incredibile. Ma non lo ha fatto perchè spinto da una recente passione cinematografica, semplicemente perchè lì aveva vissuto e non ci sarebbe stato luogo più adatto per ricostruire la scena della natività e della vita nei sassi.
Per quanto mi riguarda il presepe nella mia famiglia è una memoria storica indiscutibile.
Mio nonno lo ha fatto più che altro per noi, per farci vedere come si viveva lì 50 anni fa, come e dove abitava. Spesso è capitato di vedere lui e mia nonna che con noi nipoti attorno, ci spiegava indicando sulla perfetta riproduzione in scala dei sassi, dove abitava chi, qual’era la strada che facevano tutti i giorni per andare a lavoro, dove abitavano i bisnonni etc.
Come potrai ben capire a casa il presepe è una fondamentale presenza natalizia. Piuttosto non si fa l’albero.
E poi se ti devo dire la verità caro suz, non vedo perchè dobbiamo buttare nel cesso una tradizione come questa per far spazio ai babbi natali della cocacola o alle americanate di turno.
Io sono contento di poterti raccontare questo, indipendentemente dal fatto che ci credo o no. Non c’è modo migliore per progettare la collaborazione famigliare che seguire la nascita e l’evoluzione di un presepe (mio nonno iniziava anche a settembre/ottobre).
Mi spiace che tu non possa aver avuto il piacere di sentire cosa si prova. Non parleresti così, soprattutto se vedessi un presepe dei miei.
Giovanni, non è questo il punto.
Quando arriva Natale, Suz si trasforma nel Grinch, presepe o non presepe.
Mi aspetto dei post tipo quelli dello scorso anno da un momento all’altro!! 😛
In fondo è tradizionalista anche lui. Aspetta l’immacolata per iniziare con i post “natalizi”, anche se il babbocomunista l’ha già messo sull’header del blog.
Ma qui nessuno nega l’autorità di una tradizione. Il mio punto è sulla *opportunità* di una tradizione, oltre che sulla sua resa estetica.
Cioè, i presepi sono brutta arte para-realista, finto-anticata. Roba da modernariato, da mercatini del sabato pomeriggio, da rigattieri.
E poi sono una forma strisciante di cattolicesimo: trovo gente che dice “non sono credente ma faccio il presepe”, che è la stessa doppia morale italiana per cui ad un certo punto si arriva a dire “sono ateo ma battezzo i figli perché non si sa mai”. E così via, di debolezza in debolezza. Poiché sono una persona infastidita dai simboli religiosi (che ci vengono imposti nelle aule, negli uffici pubblici, ecc.) e poiché viviamo in uno stato *LAICO*, meno presepi vedo e meglio è. Soprattutto se uno è così ipocrita da farli da non credente.
Non voglio certo sostituirli con Babbo Natale o con l’albero (va da sè che – proprio dovendo – preferisco simboli pagani a simboli cattolici). Anzi, la mia proposta è evitare di fare porcherie per Natale e usare i soldi degli addobbi (tutti pacchiani, dai presepi alle punte degli alberi) per qualcosa di più utile.
Adoro l’Ikea non amo particolarmente il Natale e ti dirò che il presepe così è davvero carino (molto meglio dei classici!)
Posizione ragionevolissima, la tua.
Condivido l’idea di usare i soldi spesi, sprecati quasi sempre, per cose più utili. Lo spreco e la mercificazione del Natale sono cosa nota al limite del luogo comune.
Stato *laico*, però, non vuol dire abolizione di simboli religiosi. Certo, l’ingerenza della Chiesa nonchè certe campagne stupide tipo questa del presepe, fanno capire che non siamo su un livello paritario.
Al di là di questo è proprio l’idea di opportunità di una tradizione che non capisco. Nel senso: capisco che tu non la veda, se non ti appartiene, ma forse il significato c’è e viene dato dalle persone che la sentono come significativa.
Ma questo vale per tutte le tradizioni.
Ce ne sono molte, anche di non religiose, e non per questo ne facciamo a meno.
Il presepe può non piacere a te esteticamente e per significato, ma è qualcosa che ha un significato per molte persone e un ulteriore senso di legame familiare.
p.s. Mi sa che stai diventando verdino, comunque! 😛
Ho più volte spiegato quanto odi queste feste, natale per primo (subito dopo c’è capodanno), ma ci sono motivi ben precisi e personali che non mi va di spiattellare qua, anche se forse dovrei.
Rimane il fatto che per me natale è il momento in cui una famiglia si riunisce tutta attorno ad un tavolo e si dedica ai ricordi, alla tradizione (pagana) e alla degustazione di cibi tipici di questo periodo.
Non me ne frega assolutamente niente di come la gente intende il Natale.
Per me Natale è mio nonno che mi racconta vecchie storie, i miei zii che scherzano, le risate e i regali scambiati attorno ad una tavola.
La mia è una visione assolutamente non religiosa.
Il presepe e gli addobbi sono il mio personale simbolo di questi ricordi e di queste persone, anche se non mi ci metto io a farli.
Non ritengo una debolezza voler condividere una festa con una famiglia religiosa e non devo dare spiegazioni a nessuno se e come la vivo.
A volte spendere dei soldi per creare cose del genere può anche far bene caro suz, semplicemente per per riunirsi, per rafforzare una identità famigliare che nel nostro simpatico stato *laico* sta andando a pu*****.
Io odio le feste a prescindere, come amo le pacchianità a prescindere.
Entrambe tirano fuori il tamarro che c’è in me, quello che vorrebbe vedere una tavolata festante e chiassosa, ma non a casa propria, quello che fa il presepio perchè è una MIA tradizione (delle tradizioni istituzionali non me ne frega nulla), ma vuole anche vedere fino a che punto arriveranno i babbinatale e gli alberi altrui.
Se si sta a vedere l’utilità delle spese, vedo poco di veramente utile al dilà delle spese alimentari (nemmeno tutte) e di vestiario (quasi nulla).
I regali, ad esempio.
Nella mia famiglia si fanno da sempre regali del cazzo, tipo calze, sciarpe, dopobarba, insomma le cose finto-utili che vengono relegate nell’apposito armadio e poi riciclate, magari con la stessa carta. Con gli amici nessun regalo e, spesso, nemmeno gli auguri.
Per il presepio non spendo nemmeno i soldi del muschio, perchè ce l’ho dietro casa mia ed è più spesso del mio tappeto di moquette a pelo lungo, idem per le cortecce contorte (e la neve finta non ce la metto nemmeno se mi ammazzano).
Diciamo che sono un Grinch che fa il presepio, e pure in ritardo (di solito verso il 22 dicembre)…
bella diatriba si è innescata…
a me il presepe nn fa impazzire… Mi ricordo che da piccolo lo usavo per giocare con gli Atlantic… 🙂
Direi che la cosa che racconta Estragon è molto bella e ha un senso molto particolare. Certo non c’entra nulla con le confezioni stile UPIM. Concordo con Suz, spesso le statuette (quasi sempre) sono horror.