Poverini, si eran sbagliati…

Un pezzo dell’intervento di oggi del direttore del Secolo, Flavia Perina, fedelissimo di Fini.
Io vado a prendere una pastiglia contro la gastrite… Buona lettura.

Già, perché dal ‘94 a oggi il Cavaliere non è stato solo una macchina del consenso, come lo raccontano in toni macchiettistici i suoi laudatori (“I voti li porta solo lui”) o i suoi detrattori, non ha incarnato soltanto una leadership populista così intensa da incardinare nel Paese un bipolarismo ad personam sconosciuto in Occidente (pro o contro di lui), ma è apparso a lungo come il principale titolare della parola che affascina le democrazie moderne e a cui tutti i leader contemporanei si ispirano: cambiamento, change, rupture. Se autocritica deve essere, allora, questo è il punto su cui concentrarsi: non le caratteristiche personali di Berlusconi, non il suo cesarismo, non la sua intolleranza alla critica o il modello dell’«uno che pensa per tutti», ma l’illusione che il modello populista – carisma e voti – possa costituire una scorciatoia per la modernizzazione che il nostro Paese attende ormai da un ventennio.

Ammettiamolo: ci abbiamo creduto. E in questo siamo stati condizionati da una cultura di riferimento che ruotava intorno alla retorica dell’“uomo forte”, alle suggestioni autoritarie, al compiacimento per l’estremismo e a tutta una serie di caratteristiche negative collegate a quel tipo di modello, dall’incantamento plebiscitario allo spirito di intolleranza verso gli avversari. È questa, a mio avviso, la vera riflessione che il mondo della destra deve fare: abbiamo sbagliato perché dopo tante “svolte”, dopo aver tanto ragionato sulla politica post-ideologica e sulle sue nuove categorie, ci siamo cullati nell’illusione che ci servisse un “Peron italiano” per approdare al mondo nuovo senza renderci conto che, al contrario, quello schema avrebbe bloccato il Paese nell’ossessiva caccia al consenso tipica di tutti i Peron (e non c’è riforma, non c’è cambiamento, non c’è modernizzazione che non richieda un pedaggio in termini di popolarità).

Magari poi qualcuno ci racconterà anche la verità.
Ovvero… Perché Gianfranco (così lo ha chiamato un giornalista del Tg1 stasera) ha lasciato Silvio e viceversa.
Io qualche sospetto ce l’ho.

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1 commento

  1. Non per essere pignolo, ma sarebbe FlaviA Perina…
    🙂
    Per il resto, condivido assolutamente la tua gastrite, per fortuna io sono in cura col pantoprazolo e alla bisogna c’è sempre un Maalox a portata di mano…
    Ma poi: si son sbagliati, non avevano capito, avevano capito ma non potevano o volevano fare niente?