Caro Direttore

Segnalato su Fb da lui e scritto in modo superlativo da lui.

Ne riporto una parte…

Se io fossi Bersani (seeeehhh), domani prenderei carta e calamaio (la modernità del titolare della ditta è ormai nota) e scriverei al Corriere della Sera.
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Caro direttore,

ieri in prima pagina il vostro giornale ha pubblicato la lettera di un tale Silvio Berlusconi, credo omonimo di quello che ha fatto il Presidente del Consiglio negli ultimi due anni in questo paese.

Sono sempre aperto ad ascoltare le proposte di tutti, anche di questo signore che non ho il piacere di conoscere. Purtroppo al momento, sono impegnato con milioni di amici democratici, e con tutti gli italiani di buona volontà, a cercare una soluzione positiva per la più profonda crisi istituzionale e politica in cui il paese sia stato trascinato dal 1993 ad oggi.

A portarcelo è stato Silvio Berlusconi, quell’altro, il presidente del consiglio.
Silvio Berlusconi che, mentre l’Italia versa in condizioni sociali ed economiche disastrose, continua a parlarci e a pensare solo ai suoi guai giudiziari.

Che in questi due anni, nonostante avesse a disposizione la più grande maggioranza parlamentare della storia repubblicana, non ha messo mano a una sola riforma strutturale di cui il paese ha bisogno.

Che, mentre i nostri concittadini continuano a chiedere alla politica risposte serie, unità e rigoroso senso dello stato, non perde giorno per attaccare  le altre istituzioni, le forze sociali, i media, e a svilire l’immagine del paese agli occhi della comunità internazionale.

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Pile, orologi e complessità

Avevo tre orologi da polso scarichi. Due di questi da quasi un anno.
Mi decido, vado a far cambiare la pila. Operazione complicata.  Tutte le volte una rogna.

A – Salve, devo cambiare la pila di questi orologi
O – Mmm… due su tre hanno un sistema di apertura complicatissimo…
A – Beh, lei è un orologiaio quindi…
O – Non è una cosa così facile.
A – E’ difficile?
O – No, ma è lungo, è tutto tempo che porto via a cose più redditizie.
(il negozio è vuoto)

A – Capisco.
O – Glielo faccio questa volta, ma la prossima…
A – La prossima li butto via e ne compro tre nuovi…
O – (mi guarda male)

Alla fine: 20 minuti, 5 euro a pila. Niente scontrino.
Esco dal negozio e manco mi saluta.

Italia.

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L’Italia del futuro è già qui

Questa notizia non so perché ma mi fa sorridere e mi riempie di allegria.
Fossi leghista sai che mal di pancia… 🙂

“Mohamed” batte “Giuseppe”. Gli imprenditori milanesi parlano sempre più straniero: dopo “Maria”, infatti, al secondo posto tra i nomi più diffusi di titolari di nuove imprese compare oggi “Mohamed”, che precede di un soffio “Giuseppe”. Non solo. Tra i parrucchieri, fra i dieci nomi più diffusi nel corso del 2010 ben 8 sono cinesi. Il signor Hu è anche il nome più comune tra i nuovi proprietari di bar. Riprova, questa, del carattere sempre più multietnico del nostro Paese.
(da Repubblica)

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Arroganze Marchionniane

FIAT

Tutta la faccenda FIAT mi lascia un po’ perplesso. Anzi, molto perplesso.
Il sig. Marchionne, autorevole manager italo-canadese sembra aver vestito la calzamaglia di Superman e dall’alto della sua stanza al 5° piano della palazzina Lingotto si è forse scordato tante cose.
– Ha una azienda che fa poca innovazione e che mira a riempire di lamiere l’Italia più del dovuto (sesti al mondo per numero di nuove immatricolazioni).
– La FIAT ha usufruito in questi anni, anche sotto la sua direzione, di notevoli contributi statali, non soldi diretti, ma cassa integrazione, pagata con le pensioni di tutti gli Italiani. Non di Canadesi, Cinesi o Americani.
– FIAT è l’INDUSTRIA italiana. Non è una semplice fabbrichetta.
– Il modello americano (o canadese) che tanto gli è caro non ha garantito Chrysler, né tantomeno Ford o General Motors da tonfi finanziari che si sono uditi molto bene anche qui oltre oceano.  Ma non poteva andare a dirigere solo la Chrysler per salvarla dalla “pauta”?
– In Italia ci sono molti operai “anziani” (over 50), il ritmo di lavoro proposto potrebbe essere parecchio difficile da gestire per loro…

Detto questo sicuramente Marchionne vincerà.
C’è la crisi, nessuno si sogna di perdere il lavoro, e i sindacati lo sanno e faranno il possibile per perdere meno pezzi possibile.
E poi ieri Silvio (se lo ricordino i suoi elettori che lavorano in FIAT) ha detto “Se Marchionne perde è giusto che la FIAT vada fuori dall’Italia”…

La cosa che angoscia è pensare che un personaggio di questo spessore (un ottimo manager) utilizzi una diplomazia così ruvida.
Se Gianni fosse ancora in vita forse questo non sarebbe successo. Anche l’immagine della famiglia ci rimette e non poco. Ma diciamolo – Chi se ne frega dell’immagine della Famiglia – qui sono in ballo le vite di molti operai e anche di una città che ancora poggia (purtroppo, ma sempre meno) su Mamma Fiat.

Per concludere penso che stiamo vivendo in un’epoca molto buia. Dove il rispetto delle persone è merce di scambio e dove tutto tende al grigio e all’abbruttimento. Si parla di “innovazione”, di “ecosostenibilità”, di “green power”… E non si parla di famiglie che non riescono a incontrarsi intorno a un tavolo per colpa di turni feroci in fabbrica, come succedeva a inizio ‘900. Di famiglie che non possono andare al supermercato o al mercato rionale, ma solo al discount.

Stiamo tornando al passato. Davanti a tutto c’è il profitto e la finta “modernizzazione” del lavoro.
Cosa c’è di moderno in turni da 10 ore con pause di massimo 10 minuti ogni 4 ore?
Qualcuno me lo spieghi. Ma prima di parlare provi a calarsi con il pensiero dentro a una catena di montaggio, in piedi a fare sempre le stesse cose per 10 ore.

(Detto questo, io in Fiat, grazie a un po’ di tempo speso a lavorare per progetti di comunicazione per loro, ho visto anche il top degli incompetenti e dei fancazzisti… Ma non erano operai).

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