Arroganze Marchionniane

FIAT

Tutta la faccenda FIAT mi lascia un po’ perplesso. Anzi, molto perplesso.
Il sig. Marchionne, autorevole manager italo-canadese sembra aver vestito la calzamaglia di Superman e dall’alto della sua stanza al 5° piano della palazzina Lingotto si è forse scordato tante cose.
– Ha una azienda che fa poca innovazione e che mira a riempire di lamiere l’Italia più del dovuto (sesti al mondo per numero di nuove immatricolazioni).
– La FIAT ha usufruito in questi anni, anche sotto la sua direzione, di notevoli contributi statali, non soldi diretti, ma cassa integrazione, pagata con le pensioni di tutti gli Italiani. Non di Canadesi, Cinesi o Americani.
– FIAT è l’INDUSTRIA italiana. Non è una semplice fabbrichetta.
– Il modello americano (o canadese) che tanto gli è caro non ha garantito Chrysler, né tantomeno Ford o General Motors da tonfi finanziari che si sono uditi molto bene anche qui oltre oceano.  Ma non poteva andare a dirigere solo la Chrysler per salvarla dalla “pauta”?
– In Italia ci sono molti operai “anziani” (over 50), il ritmo di lavoro proposto potrebbe essere parecchio difficile da gestire per loro…

Detto questo sicuramente Marchionne vincerà.
C’è la crisi, nessuno si sogna di perdere il lavoro, e i sindacati lo sanno e faranno il possibile per perdere meno pezzi possibile.
E poi ieri Silvio (se lo ricordino i suoi elettori che lavorano in FIAT) ha detto “Se Marchionne perde è giusto che la FIAT vada fuori dall’Italia”…

La cosa che angoscia è pensare che un personaggio di questo spessore (un ottimo manager) utilizzi una diplomazia così ruvida.
Se Gianni fosse ancora in vita forse questo non sarebbe successo. Anche l’immagine della famiglia ci rimette e non poco. Ma diciamolo – Chi se ne frega dell’immagine della Famiglia – qui sono in ballo le vite di molti operai e anche di una città che ancora poggia (purtroppo, ma sempre meno) su Mamma Fiat.

Per concludere penso che stiamo vivendo in un’epoca molto buia. Dove il rispetto delle persone è merce di scambio e dove tutto tende al grigio e all’abbruttimento. Si parla di “innovazione”, di “ecosostenibilità”, di “green power”… E non si parla di famiglie che non riescono a incontrarsi intorno a un tavolo per colpa di turni feroci in fabbrica, come succedeva a inizio ‘900. Di famiglie che non possono andare al supermercato o al mercato rionale, ma solo al discount.

Stiamo tornando al passato. Davanti a tutto c’è il profitto e la finta “modernizzazione” del lavoro.
Cosa c’è di moderno in turni da 10 ore con pause di massimo 10 minuti ogni 4 ore?
Qualcuno me lo spieghi. Ma prima di parlare provi a calarsi con il pensiero dentro a una catena di montaggio, in piedi a fare sempre le stesse cose per 10 ore.

(Detto questo, io in Fiat, grazie a un po’ di tempo speso a lavorare per progetti di comunicazione per loro, ho visto anche il top degli incompetenti e dei fancazzisti… Ma non erano operai).

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