No Current No Sky

Ero stato invitato ieri da Livia a un super appuntamento oggi con Al Gore a Roma per rivelazioni sconcertanti sul mondo dei media e della comunicazione.
Non sono potuto essere presente (il preavviso era un po’ poco), ma le rivelazioni sconcertanti si sono rivelate essere “incredibili” e “assurde”: Current TV cancellata da Sky Italia a breve, si parla di Luglio 2011. Murdoch non ha fatto una scelta dettata dai risultati (che Current TV ha e eccellenti), ma da questioni politiche legate a interessi sia in Italia (vedi Mediaset) sia negli USA. Maggiori dettagli li trovate qui. E qui.
A me non resta che dichiarare il mio sgomento. Sia perché conosco l’iter che ha portato alla nascita della bella TV diretta da Tommaso, sia perché ci lavorano molti amici. La TV Italiana non è caratterizzata da grande qualità, salvo rare eccezioni. Current TV è una di queste, un esempio per tutti e soprattutto una voce sempre obiettiva, puntuale, professionale e mai di parte.
Mi viene da dire che se fossi un abbonato Sky scriverei una bella lettera alla direzione chiedendo motivazioni serie e minacciando di non rinnovare l’abbonamento. Non sono abbonato, ma invito tutti gli abbonati (che mi hanno sempre detto “meno male che c’è Current TV”) a protestare e in modo energico, per evitare che una voce libera della nostra TV venga spenta per sempre. E sappiamo anche che in Italia Current ha spesso pestato i piedi dei soliti potenti e propotenti.

Coraggio Current. Non finirà così. Non lo permetteremo.

ps Detto questo, se passate sul digitale terrestre io potrò vedervi senza rubare tutte le volte qualche momento di visione dal vicino di casa “skyzzato”.
pps Durante la diretta live è venuto fuori che Sky vuole fare nuovi business sul digitale terrestre e la richiesta dei relativi permessi – al governo – pare sia sostanzialmente subordinata alla cancellazione di Sky (o di parte di essa, soprattutto i canali “scomodi” d’informazione).

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Torino è …

Torino è una bella città. Ha i suoi problemi, le sue piccole e inattaccabili crepe sociali e strutturali tipiche di tutte le grandi metropoli europee. Torino ha reagito con forza alla crisi, con la creatività, con un’anima forte e un’insieme di scelte che hanno segnato una via importante verso il futuro. Non è più la città della FIAT. E’ una città che molti ci invidiano in Europa e ha acquisito (molti direbbero – incredibilmente -) grandissima visibilità a livello internazionale.
Una volta quando dicevo di abitare a Torino molti stranieri mi chiedevano dove fosse. Ora l’esclamazione che segue la mia risposta è quasi sempre “Wow, it’s a wonderful city”.
Leggevo qualche giorno fa un bell’articolo su La Stampa, che non riesco a ritrovare, ma provo in parte a citarlo.
Diceva che Torino non è più “Torino come…”. Ma Torino “è”. Punto e basta.
Per anni abbiamo detto “Torino come Detroit”, “Torino come Lione”, “Torino come Bilbao”, “Torino come Barcellona”, “Torino come Londra”… e chi più ne ha più nel metta. Ne abbiamo sentite di tutti i colori.
Ora Torino è “come Torino”… E ci sono molte città che possono dire che vorrebbero essere “come Torino”.
Il merito è in grandissima parte di quei Torinesi che ci hanno creduto, di quelli che non si sono arresi. Di quelli che hanno capito che enorme patrimonio avevano  per le mani, ma soprattutto non lo hanno venduto a bande di affaristi e qualunquisti come è successo in altre grandi città italiane. I Torinesi sono gente seria e hanno voluto gente seria al governo della città. Da quando hanno avuto la possibilità di scegliere un nome, non hanno mai sbagliato un colpo.
Sergio Chiamparino ha seguito la strada tracciata da Valentino Castellani (e dall’indimenticato Domenico Carpanini) e ha tenuto in piedi un “partito vero”, una coalizione funzionale alla città, fatta di donne e uomini con il senso del “bene comune”.
Hanno fatto un sacco di errori, ma hanno anche consegnato nella mani di Piero Fassino una città nuova, moderna, con infrastrutture notevoli e con un tessuto sociale tutto sommato non incrinato dal mal governo della destra di Roma e dalla crisi economica.

Piero Fassino deve gestire questa grande eredità. Ma non sarà solo. I Torinesi lo aiuteranno come han fatto con Valentino e con il Chiampa, ovviamente tra mille mugugni e mille rimproveri e lamentele.

Buon lavoro Piero.

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Gli spaghetti del Rosso

achille pontieriPaolo “il barcaro” per commemorare il nostro Achille ha lasciato qualche post qui sotto un meraviglioso commento di ricordo.
Ne pubblico un pezzo, quello della ricetta. Per i posteri e per gli amici di Achy.

Spaghetti del “Rosso”

  • Una latta di pelati
  • Una grossa cipolla
  • Aglio
  • Basilico
  • Olio d’oliva
  • Un po’ d’origano

In un tegame versare l’olio, i pelati, la cipolla affettata grossolamente, e il basilico.
Accendere il gas, dolcissimo, e continuare a mescolare per un po’ e poi coprire.
Scaldare l’acqua per gli spaghi, che lo ripeto, devono essere del 5.
Quando bolle lessare gli spaghi al dente. Porca merda, ho detto al dente!
Mentre vi fumate una Marlboro (non ce ne frega niente se non fumate, mimate il gesto) fatevi un bicchierozzo di vino.
Una volta scolati gli spaghi incorpare il sugo.
Formaggio a piacere, un filo di olio crudo e l’origano.

Tutto qui? Tutto qui “una merda”! Questa è la ricetta per il sale della terra: L’AMICIZIA

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Libri libri libri e ancora libri (o forse no)

Frequento il Salone da anni, forse da quando esiste.  In diverse vesti, prima da scolaro, poi da studente universitario, poi ancora da standista e quindi come “espositore”. Non vi nascondo la mia passione per i libri anche se poi paradossalmente ne leggo pochi. Ultimamente per limiti di tempo e per “dovere/piacere” solo quelli di Codice. Senza mai perdere però un Camilleri o una Oggero.
Il Salone è caos allo stato puro. E un fiume di gente di tutti i tipi che si riversa negli stand, che legge alla veloce le prime pagine dei libri, che cerca i vip, che si danna alla ricerca di un panino abbordabile.
E’ sempre la stessa storia, lo ingrandiscono, lo riducono, lo spostano un po’ di qua e un po’ di là. E’ un evento – simbolo, quasi un pezzo di città e devo essere sincero mi entusiasma vedere tanta gente (ma tanta tanta) in cerca di un libro in un posto che di rilassante non ha quasi nulla.
Da due anni si parla tanto di ebook, di scomparsa della carta, di evoluzione dell’editoria. Ogni anno si dice che c’è la crisi, che la gente legge sempre meno. Eppure a guardare tutta quella folla e tutti quei libri (sono milioni, e alcuni sono incredibili – nel senso che non ti spieghi come mai li abbiano stampati) ti sembra di essere un po’ a casa.
Poi ci sono i Vip di sempre. I Gambarotta. Le Littizetto. Gli Umberto Eco. Qualche musicista, qualche decina di politici, uno o due calciatori e tanti giornalisti della TV e della carta stampata. Incontri gente che dovresti salutare, ma non ti ricordi bene perché. Incontri tanti blogger un po’ confusi (oggi c’era un raduno informale di blogger ante litteram, quelli che resistono nonostante faccialibro). Qualcuno ha scritto un libro altri partecipano a incontri che sembrano presi da scene di una fiction TV, con il twitter di ordinanza mandato a comando.
Poi ci sono le case editrici grandi, quelle medie e quelle piccole. La crisi la sentono tutti, ma tutti ci sono sempre. Ci sono anche quelli improbabili, quelli che non ti spieghi come facciano a campare e quelli che con i libri non c’entrano nulla (o quasi).
C’è sempre la mia mitica casa editrice dei Templari, che sforna ogni anno decine di libri sui… Templari. Ci sono le case editrici che pubblicano libri di cucina tibetana, quelle che pubblicano manuali astrusi e illeggibili, quelle che pubblicano cose che è difficile categorizzare.
Poi c’è la gente. Scrittori in cerca di gloria, quasi-scrittori in cerca d’editore. Protagonisti d’operetta che cercano le telecamere. Qualche pazzo. E soprattutto tanta gente che cammina, cammina, cammina e alla fine si arrende, e con i piedi gonfi come zampogne e borse di carta piene di cataloghi che non leggeranno mai, si dirige esausta verso casa.
La novità di quest’anno è la metro che finalmente collega anche il Lingotto con Porta Nuova. Sergio Chiamparino è già nel mio personale elenco dei Beati e dei Santi Subito.
Speriamo che il suo successore  sia all’altezza dei suoi illustri predecessori. Che un merito sicuramente ce l’hanno: non aver mai consentito a Torino di perdere il suo Salone.
Senza il Salone del Libro Torino sarebbe come una bella regina senza corona.
Viva il Salone. Viva il libro. Viva i personaggi da operetta.

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Tintura

L’uomo tinto mi fa impressione, e anche un po’ compassione.
Un po’ come l’uomo con il calzino corto bianco, le unghie lunghe delle mani o il riportino.
L’uomo tinto potente mi fa ancora più impressione e ancora più compassione. Può avere tutto dalla vita, ma non la giovinezza. Può dominare (o terrorizzare) il mondo, ma non la vita.
Saddam, Gheddafi, Mubarak, Donald Trump, … Silvio.
Certo che vedere anche un terrorista cattivo cattivo come Osama con la barba tinta fa un po’ pensare. Anche i nemici pubblici hanno il loro lato fashion e glam.
I potenti e cattivi del mondo alla fine davanti allo specchio tremano.

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Alpini e Giro in “Rosa”

Fotografie mentali e non di un week end “intasato” (anche se non vissuto).
Profumo di porchetta e farinata alle 8.50 di mattina in Piazza Carlo Felice.
Torme di penne nere alticcie e allegre a piedi e su ogni mezzo in girula per le vie del centro, della periferia, nelle fermate della metro, dentro la metro (che magicamente profumava di vino), dentro i bar, i negozi. Ovunque. In generale non mi piacciono i militari, ma in effetti gli Alpini mettono allegria.
Giro d’Italia sotto casa. Città festosamente tagliata a metà dalla carovana in rosa. Dirigibile della Good Year sulla testa. Addetti alla sicurezza ovunque e carosello delle festose vetture degli sponsor prima della gara. Asfalto rifatto in molti dei corsi attraversati.
Cavalletti e strisce di plastica bianco e rosse abbandonati in giro per la città.

Un week end denso. Non vissuto pienamente perché ero fuori città. Ma in sostanza, meglio molto che poco. E se quel molto mette il sorriso più che il broncio allora va bene. Qui sotto intanto alcuni Alpini cantano e si leva un fantastico profumo di braciola dal camper esausto ormeggiato nei pressi di un semaforo.

 

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