C’era Bernacca la sera in tivù.

C’era Bernacca la sera in Tivù. Arrivava sornione, un sorrisetto, un buonasera gentile. Accento toscano anche se romano di nascita. Preciso e molto didattico. Di nome faceva Edmondo, classe 1914, “Colonnello” dell’Aeronautica (e poi Generale).Era per tutti il Colonnello Bernacca e, insieme al collega Baroni, quasi un parente per ogni famiglia italiana dotata di tubo catodico.

Bacchetta alla mano e mappa/lavagna sul muro, con tanti simbolini magnetici sopra: il sole, la nuvoletta, la neve, la pioggia, la nebbia. Poi c’erano i simboli del vento e quelli del mare, dell’alta pressione e della bassa pressione. E poco più in là sempre lo stivale, ma pieno di numerini che simboleggiavano le temperature. Da qualche parte usciva sempre il mitico “anticiclone delle Azzorre”, che a me scatenava subito pensieri di pirati, tempeste e chissà quali altre cose avventurose.

“Domani, su tutto il nord nevicherà, sul resto d’Italia, tempo incerto”…

Aggiungeva in chiusura qualche proverbio o qualche frase di buon senso e bon. Basta. Un saluto e via. Immagine del barometro gigante (che era più o meno sempre misteriosamente sul “variabile”).

Avrebbe potuto tranquillamente dire che il giorno dopo il genere umano sarebbe stato vittima di una fatale glaciazione o della Grande Alluvione, ma sempre con un tono mite, sicuro. Sarebbe stato comunque rassicurante.

L’indomani quei simbolini della sera prima si tramutavano in realtà, con lo stupore di noi bambini e la tranquillità (o la bestemmia malcelata) degli adulti.

Calze doppie. Sciarpa, cappello e, se proprio era neve vera, anche gli scarponcini pesanti (nella mitica nevicata dell’85, mia madre mi comprò pure i miei primi moonboot di due taglie più grosse – non si sa mai – e fu un’esperienza senza pari).

Questa non è nostalgia (be’ un po’ sì). È solo il constatare che ormai stiamo esagerando su tutto. Tutto è enfatizzato. Tutto è sballato, teatrale, smaccato, melodrammatico.
Dove si firma per bloccare il “meteo terrorista”? Ce lo ridate un colonnello-nonno con bacchetta e magneti sulla mappa?La facciamo la App Bernacca?

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La nostra (bellissima) lingua

La nostra lingua è bellissima, è complessa e strutturata, articolata e ricchissima. Saperla domare non è facile: abbiamo verbi a non finire, coniugazioni a volte rocambolesche, parole con accenti strani in posti strani. Consonanti che si incastrano, vocali che si esaltano.

È liquida e armoniosa come un ruscello di pianura, è dirompente e imprevedibile come un torrente di montagna. Suffissi, prefissi, declinazioni, preposizioni, aggettivi superlativi, avverbi, parole composte, ecc.

Parole strane e a volte molto divertenti come: astruso, ammaliare, favellare, gaglioffo, granciporro, lapalissiano, luculliano, mentecatto, peripatetico, pleonastico, procrastinare, precipitevolissimevolmente, sciamannato, tracotante, trasecolare e zuzzurullone.

Abbiamo oltre venti dialetti (24 se si considerano anche quelli vicini alle lingue straniere); alcuni sono vere lingue indipendenti che con l’italiano c’entrano davvero poco.

Ecco, cosa voglio dire con questo? Solo che la lingua italiana evolve nel tempo. Cambiano le parole, si modificano, mutano e a volte diventano desuete. Alcune si perdono nel passato, alcune emergono dal futuro.

Alcune sono delle storpiature dell’inglese come:

committato” (che non si può sentire) o “implementare” che molti pensano sia un verbo italiano.

Ma…

Scendi il cane che lo piscionon fa parte di nulla di tutto questo.

Mi spiace.

Non ora, non ancora (an | có | ra).

(Basta studiarla la nostra lingua: abbiamo almeno otto anni a scuola poterlo fare. Un tempo più che sufficiente, direi)

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Ciao, mi chiamo Nutella…

Sto scrivendo un po’ di slide nuove per il corso e mi imbatto in un fatto curioso.Nomi di brand dati a bambini appena nati. Il caso più emblematico, e vicino a noi, racconta di una coppia di genitori francesi che, nel 2015, decide di chiamare la loro figlia “Nutella”.

È dovuto addirittura intervenire il governo francese per bloccare i golosi genitori d’oltralpe con la motivazione che “non è nel miglior interesse del bambino avere un nome che ricordi un marchio famoso”.Sembra però che dare ai bambini il nome di un brand non sia un fenomeno tanto raro. Nel 2002 “Ikea” è nato nel Regno Unito (è un maschio) e nel 2011 “Facebook” è nato in Egitto (un altro maschietto).In Svezia è però proibito chiamare un bambino IKEA e Metallica, ma non è proibito chiamarlo Google.

In Nuova Zelanda qualche anno fa una giovane coppia si è vista negare un bellissimo nome per i suoi gemellini: Fish e Chips.

Noi nostalgici degli 80 ricordiamo con un po’ di ansia l’arrivo in molte scuole materne di: Suellen, Geiar, Bobby, Maicol, Diego Armando e poi negli anni 90 di Brenda, Brendon, Kelly… Bei tempi. Bei tempi.

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