Ciao, mi chiamo Nutella…

Sto scrivendo un po’ di slide nuove per il corso e mi imbatto in un fatto curioso.Nomi di brand dati a bambini appena nati. Il caso più emblematico, e vicino a noi, racconta di una coppia di genitori francesi che, nel 2015, decide di chiamare la loro figlia “Nutella”.

È dovuto addirittura intervenire il governo francese per bloccare i golosi genitori d’oltralpe con la motivazione che “non è nel miglior interesse del bambino avere un nome che ricordi un marchio famoso”.Sembra però che dare ai bambini il nome di un brand non sia un fenomeno tanto raro. Nel 2002 “Ikea” è nato nel Regno Unito (è un maschio) e nel 2011 “Facebook” è nato in Egitto (un altro maschietto).In Svezia è però proibito chiamare un bambino IKEA e Metallica, ma non è proibito chiamarlo Google.

In Nuova Zelanda qualche anno fa una giovane coppia si è vista negare un bellissimo nome per i suoi gemellini: Fish e Chips.

Noi nostalgici degli 80 ricordiamo con un po’ di ansia l’arrivo in molte scuole materne di: Suellen, Geiar, Bobby, Maicol, Diego Armando e poi negli anni 90 di Brenda, Brendon, Kelly… Bei tempi. Bei tempi.

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