E’ da un po’ di ore che penso al concetto di “normalità”.
Mi è successo un fatto oggi (che non cito) che mi ha un po’ impensierito.
Cosa vuol dire “normale”? E soprattutto, la “normalità” è legata ancora così tanto allo stile di vita, al luogo dove si vive e si lavora, alla cultura delle singole persone? Io pensavo che la “normalità” fosse un concetto ormai molto astratto.
Mi accorgo che per molti è un punto di riferimento forte. A volte un’ancora di salvezza.
Bisogna tendere alla normalità.
Quello è normale, quell’altro invece non lo è.
Questa situazione è “normale”, quell’altra non è corretta: è anormale.
Per me è normale che i miei studenti frequentino i corsi all’università. Per altri non lo è.
Per me è normale essere tolleranti, sempre e comunque. Per altri la normalità la si conquista dichiarando che gli altri sono “anormali”. E quindi potenzialmente pericolosi, da correggere o assolutamente da evitare.
Ok, mi fermo qui. E’ solo un pensiero a voce alta.
Però sono perplesso. Rispetto al concetto di “normalità” mi sento molto anormale.