– Caro Axell, quello sulla sinistra è prezzemolo. Quello sulla destra è sedano.
La prossima volta che pianti il prezzemolo in vaso, credendo di piantare il prezzemolo, fai attenzione, potrebbe essere… Sedano.
– Oops.


– Caro Axell, quello sulla sinistra è prezzemolo. Quello sulla destra è sedano.
La prossima volta che pianti il prezzemolo in vaso, credendo di piantare il prezzemolo, fai attenzione, potrebbe essere… Sedano.
– Oops.


Non ho detto nulla sul terremoto. Ci sono tanti che ne parlano e io le mie opinioni me le sono tenute per me, come il dolore di vedere immagini tanto tristi e spesso traumatizzanti. Un loop che a tratti mi è sembrato invadente.
Ma la cosa che non tollero e soprattutto non capisco è vedere l’inguardabile Vespa flagellarsi davanti alle chiese distrutte all’Aquila.
Anche se uno è credente penso che il primo problema ora sia ricostruire le case delle persone e i servizi di prima necessità. Costernarsi e commuoversi davanti alle basiliche o alle chiesette disastrate non è un problema di cui un giornalista della TV di Stato dovrebbe preoccuparsi. Neanche se questo giornalista è Aquilano e onnipotente/onnipresente come il Sig. Bruno Vespa.
Il suo appello, a poche ore dalla disgrazia, al Monte dei Paschi di Siena per salvare le reliquie di un Santo senese conservate presso una chiesa aquilana mi risuona ancora nella testa.
Al pari di Vespa o forse peggio la presenza in TV di Silvio e di mezzo governo. Il taglio “elettorale” della presenza in video e in voce del Berluscone è inquietante. Le autorità dovrebbero avere un tono istituzionale e non auto celebrativo. La presenza in video è una forzatura. Spesso imbarazzante, considerato che alcune scene (di gente che non lo vuole e non lo acclama) ovviamente non sono state fatte vedere da nessuna TV e nessuno ne parla.
Un po’ di rispetto per il popolo Abruzzese. Un po’ di rispetto per i valori che dovrebbero stare alla base di una Nazione civile, unita nel dramma e non separata da spot elettorali mascherati da atti di buonismo e commozione partecipata.
In bocca al lupo al popolo abruzzese, sperando che vespe e berlusconi abbiamo nel tempo siano meno fastidiose e presenti…
In fondo siamo sempre bambini in cerca di sicurezze. Nessuno ci avverte però di due cose piuttosto importanti: che non siamo più bambini e che le sicurezze non esistono. Noi, lo scopriamo con un po’ di ritardo, cullati come siamo dalla routine e dalla sensazione che in fondo le cose non cambiano e se cambiano siamo convinti di saperle controllare, capire, addomesticare ed eventualmente pensare che non sia una nostra incombenza accettare il cambiamento.
Quando siamo convinti che tutto sia sicuro e controllato tutto diventa insicuro e incontrollato e noi, senza il senno di chi già sa e già può reagire, siamo in balia degli eventi. Così le persone care invecchiano e diventano meno sicure, le situazioni si capovolgono e non sono più familiari e la vita ci presenta scenari che, a prima vista, non possiamo accettare.
Eppure, sappiamo che prima o poi quegli scenari si presenteranno e anche pensando positivo sappiamo che prima o poi ci toccherà pensare meno da bambini e più da adulti. Il problema è che nessuno ci ha insegnato ad essere adulti. Dobbiamo impararlo da soli. Dentro sappiamo di essere bambini, con i nostri sogni e le nostre insicurezze, e fuori dobbiamo essere adulti.
Che giostra strana che è la vita. Veloce. Prevedibile e imprevedibile. Ma soprattutto veloce, terribilmente veloce.
Speriamo solo che gente intorno si ricordi che siamo bambini e lo rimarremo sempre, anche quando faremo capricci che nessuno capirà e che pochi asseconderanno.
In fondo, dovremo ricordarci quanto è importante e devastante il potere di un sorriso.
Il mio ufficio si affaccia su uno dei corsi più importanti della città. Un corso molto bello, costeggiato da platani e da palazzi liberty (almeno per il primo tratto, quello più centrale) di enorme valore artistico e culturale.
Un corso bellissimo Corso Francia. Sotto di esso passa la più bella e moderna metro d’Italia, che i torinesi hanno aspettato per quasi un secolo e sopra di esso si riversano da decenni migliaia di vetture, biciclette, autobus, carrozze, pattini, monopattini, segway (sì anche segway…).
Corso Francia lo apprezzi soprattutto in Agosto, quando lo puoi percorrere con lentezza, ammirando tutto intorno il paesaggio. Se vai verso la Francia e il tempo è clemente vedi le montagne davanti a te, nitide, bianche, bellissime. Ti sembra di poterle toccare. Se vai verso il centro città in lontananza vedi piazza Statuto, la Mole e Superga. E se hai fortuna e pratichi una notte buona, dietro alla basilica vedi anche una luna grande come un balon (mongolfiera).
Se lo guardi in una giornata qualunque, come accade spesso a me, durante il giorno, in un qualsiasi momento della settimana, vedi anche un’enorme distesa di lamiere. Auto di tutti i tipi incolonnate nel viale centrale. Nei controviali auto in seconda fila, ammassate sui platani centenari, piste ciclabili nuove, ma usate sovente in modo creativo.
E soprattutto c’è tanto “rumore”. Tantissimo rumore. Ma non sempre. Torino è una mezza metropoli, una città grande, ma non trafficata. Il casino sovente lo causano solo i semafori, le rotonde, la pioggia, i solerti civic o i camion dell’immondizia in inesorabile vagabondare. E’ un traffico… intermittente.
La cosa divertente è che tra un semaforo e l’altro, tra uno strombazzare e un altro, spesso c’è silenzio, anzi no, c’è “musica”. Molto silenzio e subito dopo molta “musica”. E questo accade forse solo a Torino. Sì, perché a Torino, tra un semaforo e l’altro, uno strombazzare e un altro… cantano gli uccelli sugli alberi.
“Beh” direte voi, “che scoperta”… Ma io non parlo di un semplice cinguettio, di un’anonima e improvvisata starnazzata di uccelli, io parlo di sinfonia sincronizzata. Sì, signore e signori, i volatili torinesi, in puro stile sabaudo, cantano solo quando il rumore delle auto non li disturba. E parte una vera e propria sinfonia naturale, tra semaforo e semaforo, tra strombazzata e strombazzata, con assoluta sintonia.
Come me ne sono accorto? Basta chiudere gli occhi e ascoltare. Semplice.