Le cugine di Chiara e la foto ritoccata

Cugine Gemelle di Pavia
Cito articolo di Massimo Gramellini su La Stampa, per una cosa che mi sembra (se vera) decisamente angosciante.

Da dove sbucano le gemelle di Pavia che il giorno dopo l’assassinio della cuginetta posavano davanti ai fotografi addobbate come in un video di Avril Lavigne, brandendo il fotomontaggio taroccato a uso dei media che le ritraeva accanto alla vittima? Bando alle illusioni: non vengono da Marte e neppure da Venere. Sono le figlie estreme della civiltà dello spettacolo, che con loro abbassa di una tacca ulteriore il livello minimo della sensibilità umana.

(foto: La Stampa)

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Labrambilladichiaraberlusconiconferma…

Tg1… La Brambilla … bla bla bla… il partito delle libertà… bla bla bla… simbolo … bla bla bla… Berlusconi
Tg2… Berlusconi… bla bla bla… il partito delle libertà… bla bla bla… alleati … bla bla bla… La Brambilla
Tg3… Bufera sulla CDL… bla bla bla… Unione … bla bla bla… politica da notaio… Prodi…
Tg4… W Berlusconi, W la Brambilla, bello il nuovo simbolo… siamo i migliori … bla bla bla…
Tg5…  Strage in Germania… testimoni… Martello… indagini sul fidanzato… bla bla bla…
Tg La7 … L’ho fatto perché me lo ha chiesto Berlusconi, bla bla bla… Brambilla… bla bla bla…

(no comment)

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Piccola Cronaca di una vacanza Provenzale (4)

Gatti provenzali
Sonno!!! Che bel micio!
Sapessi usare questo coso, che caldo! In posa

Ecco l’ultimo post per omaggiare un simbolo di Bormes: i suoi gatti.
I gatti che abbiamo incontrato (tantissimi) erano l’emblema stesso della tranquillità e della pace, perfettamente inseriti nella cornice fiabesca dello splendido paesino provenzale e sempre pronti a mettersi in posa per una foto ricordo.
Io non amo i gatti, ma questi erano veramente adorabili. Onore ai gatti francesi.
E con la cronaca della vacanza provenzale abbiamo finito, avrei voluto parlarvi della petanque (gioco delle bocce alla francese) praticato ovunque e da tutti, delle canzoni inglesi tradotte, dei Simpsons doppiati in francese, delle reti wi-fi libere e diffuse, di una Francia per alcune cose ancora ferma agli anni ’80 (sopratutto nel look) e tante altre cose. Fate conto che ve le abbia raccontate o prendete la macchina e fatevi un giretto da quelle parti. Ne vale assolutamente la pena.

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Piccola Cronaca di una vacanza Provenzale (3)

Saint-Tropez
Vista di Gelato di
Noto ex Direttore di TG BB Store

Non potevamo evitare la visita a Saint Tropez, perla della Costa Azzurra e cittadina leggendaria per la costante presenza di personaggi famosi e personaggi di vario tipo alla costante e spasmodica ricerca di personaggi famosi. Mentre eravamo lì abbiamo letto che in città erano presenti Pamela Anderson, Johnny Deep e signora, Robert De Niro, Bruce Willis, e tanti altri.
Noi non abbiamo visto nessuno a parte il noto ex direttore ritratto nella terza foto qui sopra.  Abbiamo girato per una cittadina incasinata, carissima e neanche tanto carina. Una Porto Cervo più città e meno sfarzosa, piena di macchinone e yacht e priva di fascino. La presenza di auto ovunque e la quasi assenza di una zona pedonale non hanno reso la nostra visita particolarmente piacevole. Abbiamo provato le spiagge (dove stazionava il personaggio di cui sopra) e apprezzato la sabbia bianchissima e il mare di un bel blu cobalto delle Salinas. Ecco, forse la visita da quelle parti vale una capatina in spiaggia e poco più. Cannes è sicuramente più bella e accogliente.
L’ultima foto ritrae uno dei tanti negozi che riecheggiano la presenza in quei lidi della famosa BB. Quasi un ricordo del fasto di altri tempi, o semplice iconografia di cattivo gusto.

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Che bella cosa il turismo (virtuale)

Grand Tour - TorinoBella e incoraggiante iniziativa del regista torinese Luciano De Simone e di Carlo Massarini, per il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali. Si chiama Grand Tour ed è una sequenza di video interattivi realizzati in Flash con itinerari guidati e ragionati nelle città italiane (anche in versione mobile e podcast).
Si parte da Torino, e l’esperienza è assolutamente interessante. Peccato per il sito all Flash (andrebbe proibito per legge), per il resto complimenti ai realizzatori. Altro che Italia.it…
“Torino, il più bel quadro da cui l’occhio umano possa essere colpito” [J.J.Rousseau]

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Piccola cronaca di una vacanza provenzale (2)

Come promesso (eravate in ansia eh?) torno a parlare della recente vacanza francese. Avrei molte cose da dire rispetto al cibo francese, provo a raccontarne qualcuna. Vado per ordine con un bell’elenco.

La baguette.
Alla faccia dell'Hot DogE’ il loro piatto nazionale, non ci sono dubbi. Non ricordavo neanche lontanamente il gusto della vera baguette, che è eccezionale, un pane che va bene anche per far colazione, ma è con la scarpetta italica che da il suo meglio. La cosa che lascia perplessi è che la si trova ovunque, anche al di fuori delle boulangerie (panetterie). La vendono dappertutto, anche dal tabacchino o all’edicola. Hanno il loro fornetto, le baguette (credo surgelate) e tac! Vedi gente uscire dall’edicola con il giornale e la baguette categoricamente sotto il braccio. Una cosa che fa un po’ rabbrividire e che parzialmente è mitigata dalla comparsa di fazzolettini di carta con i quali viene avvolta almeno la parte centrale a mo’ di impugnatura. In ogni caso il tempo di vita di una baguette è di poche ore poi, come nel caso di quelle nostrane, diventa di gomma, ottima per sostituire la pallina nel gioco del tamburello da spiaggia.

Le brioches.
I mitici croissant francesi sono stati una delusione, carichi di burro (gusto non alienabile se non con un coca e avana a seguire) e vuoti, inesorabilmente vuoti. Le dimensioni sono anche tendenzialmente esagerate, a volte sembrano delle micro baguette. Abbiamo ripiegato più volte nelle brioches del supermercato, di burro anche loro, ma almeno più commestibili.

Pizza
Qui si entra nel giro dei “finti prodotti italiani”. La pizza non sanno cosa sia, anche se ovunque è pieno di “pizzerie napoletane/siciliane” dai nomi fantasiosi (sembrano presi direttamente dal libro de Il Padrino) e le pizze, oltre a costare un’enormità (10 euro una “marguerita”!), hanno anche ingredienti fantasiosi.
I francesi, infatti, non usano la mozzarella, usano la mozzà… che è simile ad un incrocio tra una mozzarella e un pezzo di fontina, è quella versione iper filante e gommosa che si trova anche da noi. Il più delle volte viene sostituita con l’emmental e contornata di ingredienti strani come il pollo (!!!). Non trovare una pizza “italiana” a 200 km dal confine lascia un pochetto perplessi.

Gelato.
I francesi sono gli inventori del cono gelato: la parisienne appunto. Non è male, ma è costosissimo.
Comunque sono diffusissimi (molto più che da noi) i miscelatori automatici di gelato con tantissime varietà (le macchinette con la leva). Non provati per disgusto al sol pensiero. Sono un purista anche nel gelato.

L’acqua.
La mitica Perrier è acqua da duri. Il rutto è assicurato al primo sorso e disseta da matti, ma è anche carissima.
Ci siamo sparati mille bottigliette d’acqua mentre eravamo in giro o in spiaggia e abbiamo assolutamente evitato (dopo i primi giorni) l’acqua naturale in bottiglia al ristorante. Le marche erano sempre le stesse: Vittel, Evian, Perrier, San Pellegrino. Nel primo caso una bottiglia da 75cl costava al tavolo 8 euro (!!). Abbiamo declinato su caraffe d’acqua del rubinetto (quella purificata), come facevan tutti.

Cozze (Moules)
Le cozze di Bormes!Piatto spettacolo, sempre in quantità eccezionali e spesso distribuite anche per strada.
Non credo di aver mangiato mai tante cozze in vita mia. Alla marinara, alla provenzale, al formaggio. Le varianti sono tantissime e il costo è abbordabile.
Stranamente il piatto tipico provenzale prevede cozze spagnole. Mistero.

I supermercati.
Vicino a noi solo supermercati della catena Casino! (con le varianti Grand Casino e Petit Casino).
Una catena simile a quelle di casa nostra (che son quasi tutte francesi). Disposizioni simile, prodotti vari e abbondanti con un enorme presenza di succhi di frutta anche in taniche (mirtillo, arancia, fragola, cedro!) e tantissime bibite. Assenza totale di pasta se non una versione incolore di “tagliatelle all’italiana” (quasi bianche, sembravano tagliatelle di riso) e di cracker o prodotti simili, sostituiti da biscotti con tutte le varianti del mondo, compresi i biscotti dolci ai capperi. La pesa degli ortaggi e della frutta la fanno loro alla cassa, che è munita di pesa. Curioso.
Non ho visto gli RFID di cui parla i buon Suz, ma io ero in un piccolo paese di mare, non molto all’avanguardia tecnologicamente.
I surgelati erano pochissimi, credo per la grande presenza di catene come Picard che vendono solo quelli (anche da noi).
Il famoso prosciutto di Parigi (jambon de Paris) era sostituito ovunque dal “prosciutto de Parme”…

Caffè
Finalmente un caffe' decenteEccoci alla nota dolente. Quello che dirò sul caffè francese mi farà passare definitivamente per l’italiano che va in vacanza all’estero e cerca cibo e bevande italiane.
Beh, in parte è così, ma posso transigere su tutto, anche sulle penne alla calabbrese (con due “b”) cucinate con emmental e curry, ma non sul caffè.
La ricerca, sin dal primo giorno, è stata disperata. Io sono un cultore del caffè, io adoro il caffè. Il 50% del mio corpo è fatto di quella meravigliosa bevanda calda di colore scuro che si chiama “caffè”.
Errore dei primi giorni: chiedere un “caffè all’italiana espresso”. Arrivo inesorabile di brodaglia nera fino al bordo della tazzina. Con annesso sorrisino del cameriere, come a dire: “et voilà, ecco un vero caffè italiano!”.
Abbiamo capito che l’unico modo era chiedere un “caffè serre serre serre” (stretto stretto stretto). Così la possibilità di avere qualcosa di bevibile era più alta, ma non soddisfacente. Alla richiesta del “caffè macchiato” scattava comunque la brodazza, ma di colore più chiaro. In un caso, alla mia richiesta di portare il latte a parte, ci è toccato pure ricevere uno scontrino con richiesta di pagamento per il latte “a parte”. Richiesta ovviamente non esaudita.
Insomma. Caffè italiano (Illy o Lavazza), macchine per il caffè italiane (San Marco, Saeco, altre di gran nome), tazzine a corredo con tanto di loghi e il più delle volte il risultato era comunque una … brodazza.
Unici caffè degni di nota: quello preso a Saint Tropez (magari perché è più vicina all’Italia…), e quello preso al Porto di Bormes da un tizio che lo sapeva fare. Poi abbiamo scoperto che il tizio lo sapeva fare perché non spegneva la macchina!!! Sì, tutti dopo aver fatto il caffè, spengono la macchina. E allora!!!! Popolo di incivili.
A parte gli scherzi… il mistero rimane, come è possibile che vinca la brodazza (che costa comunque sempre 1,5 euro) a dispetto di un sano caffè come dio comanda?

Diciamo, per finire, che siamo andati avanti a pesce (ottimo), patatine fritte e bistecche grosse come tavole da surf e, nella sostanza, dopo aver capito un po’ di cose, ce la siamo cavata egregiamente. Comunque cucina poverissima, in confronto alla nostra, che è sicuramente la migliore del mondo, per varietà e per creatività. Almeno in qualcosa primeggiamo.
Almeno noi sappiamo fare il caffè.

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