Oggi è Venerdi 17… e Placida ci racconta qualcosa in diretta TV. Mitì sei sempre splendida.
(ho messo su il video senza montaggio, alla veloce, prendetelo per quello che è…)
Ecco il link diretto.
Oggi è Venerdi 17… e Placida ci racconta qualcosa in diretta TV. Mitì sei sempre splendida.
(ho messo su il video senza montaggio, alla veloce, prendetelo per quello che è…)
Ecco il link diretto.
Ecco il primo post con un piccolo resoconto della vacanza in Provenza. Ho faticato un po’ a scriverlo. Anche perché ho la mente ancora in vacanza e ho difficoltà emotive serie se tento di raccontare qualcosa. Mi sembra di chiudere un’esperienza e non ho nessuna voglia di farlo.
Allora.
Siamo stati in Provenza. Dov’è la Provenza? Beh, non mi è chiaro. Ovvero, si trova sicuramente nel distretto della Var, ma è anche un po’ in Costa Azzurra. Non c’abbiamo capito nulla delle delimitazioni geografiche francesi. In ogni caso se fate 250 km da Ventimiglia costeggiando la costa francese siete arrivati. Noi eravamo a Bormes les Mimosas, un meraviglioso paesino a pochi chilometri da Hyeres, un cittadone medievale vicino a Toulon.
Il viaggio è stato bello, anche se costellato da mille pedaggi con cestino della moneta (bizzarri questi francesi). Ma le autostrade francesi almeno sono splendide e veloci, non hanno lavori in corso e non sono frequentate da tamarri che si mettono sulla 3a corsia e ti fanno i fari. Se li trovi, 2 volte su 3 hanno un BMW o un Suv e sono italiani. Sembra incredibile, vero?
Noi eravamo a Bormes La Favière (credo si scriva così), ovvero il porto di Bormes (si pronuncia Borrrm), che in realtà è un borgo a 5 km nell’entroterra su una collina ricoperta di pini e ulivi da cui si domina tutta la costa.
Il porto e la località erano un pochetto da sfigati. Belli per carità! Ma con tutti i difetti della località di mare turistica e solo turistica e con niente da vedere, se non il mare, tonnellate di ristorantini di tutti i tipi, negozi di articoli da mare, bar, panetterie piene di ottime baguette. Turisti italiani pochissimi. Turisti francesi, la maggioranza. E questo era un bene, anche perché di Italiani ne vedo fin troppi durante tutto l’anno.
L’unica volta che abbiamo beccato degli Italiani li abbiamo riconosciuti perché in spiaggia cantavano la canzoncina tormentone “spaccaballe” dei Mondiali di Calcio. Ci siamo capiti.
La Provenza è bellissima, curatissima, perfetta, quasi finta. Non era stagione di lavanda e mimosa (rintracciabile con sapone di Marsiglia in tutti i negozi della Provenza), ma di olive e uva si. Abbiamo visto ettari e ettari di vigne e di uliveti. I Francesi sono un popolo che ama l’ordine e si vede in ogni piccolo particolare, dalla striscia del parcheggio all’insegna del bar. Sono precisi, scrupolosi, quasi maniaci dell’ordine e della pulizia. Persino i cassonetti dell’immondizia sono carini.
Ma dei Francesi parlerò poi. Mi preme ricordare che da buoni italiani siamo impazziti già il secondo giorno per il cibo e per la ricerca disperata di un caffè vero. E’ stata dura, ma siamo sopravvissuti. La loro cucina è povera, costosa e … un pochetto banalotta, anche quando ci siamo spinti in locali non da turisti abbiamo trovato piatti poveri e privi di anima. Pasta e Pizza all’Italien prevedevano quasi sempre ingredienti un po’ bizzarri, dal curry nelle penne alla calabrese all’emmental nella pizza Margherita (Marguerità).
Credo invece che dedicherò un post ad hoc solo per il caffè.
Le spiagge intorno a Bormes e a Saint Tropez sono molto belle. Quasi sempre di sabbia bianca, pochi stabilimenti e parcheggi gratuiti! (se non nelle spiagge private). Sì, i parcheggi. Questo è un fattore importante. Ogni paesino che abbiamo visitato era dotato di centinaia di posti auto assolutamente gratuiti, anche vicino alla spiaggia.
I parcheggi a pagamento erano rari, sostituiti da quelli con disco orario (da noi rarissimi) e affiancati da parcheggi “veloci” che da noi non esistono. Si tratta di parcheggi contrassegnati con un’area blu e posti in prossimità di banche, posta e farmacie. Sono gratuiti e la sosta può essere di soli 15 minuti. Dopodiché, statene certi, comparirà un gendarme e vi farà gentilmente sloggiare.
Direi che la prima parte della cronaca vacanziera in terra di Provenza può terminare qui.
Date un occhio alle foto che ho buttato oggi su Flickr, a parte quelle dove compaio io, ce ne sono di carine.
Alla prossima puntata. Parleremo di supermercati, pane, cozze, petanque, wifi e caffè serre serre serre!
No, non è un titolo di una canzone. E’ che oggi sono stato all’oftalmico. Mi portavo dietro un odioso fastidio agli occhi dai primi giorni passati in Provenza. Ho pensato dapprima alla sabbia e all’effetto dell’acqua di mare, ma poi i moscerini neri che vedevo (vedo) nel mio occhio sinistro sono diventati fastidiosi, fastidiosissimi.
Così sono andato all’oftalmico. Il giorno prima di Ferragosto. Tutti sono in ferie, la città è deserta e io vado al pronto soccorso (Triage si chiama ora). Prendo il mio numerino, sono il 92. Mi chiamano, mi danno un altro numerino, 41 bianco e aspetto (potete giocare i numeri sulla ruota di Torino).
Mi chiamano. Una simpatica infermiera sudamericana mi ficca delle gocce in un occhio con la delicatezza di Bud Spencer e mi lascia in uno stanzino al buio. Dopo un po’ mi accorgo che non sono solo. Occhi serrati e orecchie tese e inizio ad ascoltare le storie di tanti che aspettano, anche loro con le gocce negli occhi, anche loro momentaneamente al buio. Mi sale l’ansia.
Mi chiamano. Mi mettono un po’ di gocce, una specie di anello di gomma nell’occhio (lo consiglio, un piacere senza senso) e mi flashano con luci bianche per dieci minuti (anche questo lo consiglio, divertente come mettersi un cactus sotto le ascelle).
Dopo la tortura il medico, che ha già il costume addosso e le pinne ai piedi, mi dice che non ho nulla, solo un po’ di “sporcizia”. Qualche pastiglia e mi passerà. Anzi no. Dice che non passerà, ma che intanto mi dimenticherò di vedere punti neri ogni tanto.
Mistero. E le pastiglie a che servono? – chiedo io. Forse a qualcosa servono – risponde lui, mentre esce cantando Vamos a la Playa con l’infermiera sudamericana.
Esco, barcollo, non vedo quasi nulla e mi sento come sotto LSD, senza sapere come si stia sotto LSD.
Incontro per la prima volta Luca, in presenza del di lui padre, il Gomma, e mi butto a casa a pensare come non passare in modo originale il Ferragosto. Non l’ho mai fatto in vita mia, perché iniziare domani? Anzi, no oggi.
Buon Ferragosto a chi ci tiene.
Ecco torno, apro la porta e cosa vedo?
Un gran casino. Post di qua, commenti di là. Per terra un sacco di feed, mi ci vorranno ore per raccoglierli.
Le mie piante di pomodorini non ci sono più, sono state sostituite da piantine con le foglie strette, sembra salvia, ma non profuma di salvia. In giro c’è un gran disordine, non capisco perché ci siano il Libro Cuore e il Signore degli Anelli sul divano, di fianco ad una scatola vuota con su scritto Smith & Wesson (a pallini) e un sacco di robottini giocattolo aperti con cavi elettrici tutt’intorno. Non capisco. Appena torna il custode gliene dico quattro. Col cazzo che lo pago!!!
Intanto ho come la sensazione che il blog non sia vuoto. Mi sento spiato. Sarà solo una sensazione.
Pietro, se ti becco…Aargh!
Per i post seri e di resoconto sulla vacanza in Provenza ne parliamo poi. Intanto godetevi il viaggio del Suzukimaruti, sta scrivendo cose di cui credo parlerò un po’ anche io. Con calma e voglia.
In Provenza. Certo. Così ha detto a me, almeno. Ma dio solo sa dove può essere fuggito. Devo ammettere che ci sa fare, l’amico. Se non gli dovessi somministrare una cura a base di piombo potrei anche farmi un goccio di bourbon con lui. In fondo lo ammiro, anche se è tutta colpa sua. Qualche bella parola, due pastiglie sciolte nel gin tonic e voilà. Invece di cercare lui, i federali si fissano sul sottoscritto. Oh, ha fatto bene i suoi conti, quell’Axell. Sempre che poi si chiami veramente così. Chissà quanti nomi falsi avrà usato in vita sua. Credetemi, non è stato per niente facile. Dovunque andassi mi prendevano per lui. Ha studiato tutto alla perfezione. E io ci sono cascato come un pollo. Vedete, i soldi non fanno la felicità. Però, in questo mondo selvaggio, aiutano chi li ha. E Axell ne aveva. Non faceva che sventagliarmeli davanti, promettendone altri se mi fossi sostituito a lui tenendo la sua corrispondenza, i suoi registri, i suoi affari. Si era giusto tenuto per sé il fatto di essere uno dei truffatori più ricercati dello stato. Mi ha drogato, mi ha incastrato. Per non parlare di tutto quello che ho passato negli ultimi dieci giorni. Ma adesso sono qui, e non mi muovo. Presto dovrà tornare. Farà un passo falso. Lo so bene, che qua fuori è pieno di poliziotti. E so anche che con tutta probabilità lo lasceranno passare senza fermarlo. Perché lui ci sa fare. Ma quando arriverà qui saremo in tre ad aspettarlo. Smith, Wesson e me. E non avremo pace, finché non soffrirà tutto quello che ho sofferto io.
[Pietro “Spillane” Izzo]
…e questa è la sala dedicata ad Axell: sapete chi era? No? Mi stupisce, perché un paio di secoli fa, Axell fu uno dei primi a lasciare il suo blog in mano ad un amico, e dovreste sapere tutti che le Blog Wars sono nate proprio da quel singolo atto innocente (ma gli storici stanno ancora cercando di valutare se questa non fosse stata una mossa intenzionale da parte del blogger). Le Blog Wars si sono combattute a colpi di post, flame, hack e troll sia nel territorio dei reader, sia nei più diffusi network sociali, e persino qui, su Second Life. Immaginate: allora non esisteva la Linden Republic così come la viviamo adesso. I blogger – oltre ad una massa di cittadini non coinvolti negli scontri – entravano in Second Life collegandosi con protocolli primitivi, assolutamente non neurali! Per loro era solo un campo di battaglia come un altro. Quello che successe in realtà, è che in assenza di Axell, e approfittando delle difese ridotte messe in campo dall’eroico custode Pietro Izzo, un manipolo di blogger rivali riuscì a crackare Axellweb.com (di cui vedete qui una riproduzione non funzionante). Al ritorno di Axell, che si era spostato in quello che oggi conosciamo come Territorio Alfa e che allora era ancora praticato da quasi sei miliardi di umani, i blogger ribelli avevano già preso possesso di tutti i più rilevanti blog e network di nanopublishing mondiali. La resistenza organizzata da Axell e dai suoi (la brigata CasaIzzo, in onore del blogger sacrificatosi per difendere Axellweb.com e di cui a tutt’oggi si sa pochissimo) durò poco. Ben presto si instaurò il regime delle blogstar, durato per oltre 150 anni. Oggi che tutti quanti abbiamo il cervello cablato e possiamo vivere una vita pacifica nella Linden Republic, pensiamo a quanto era dura la vita allora, sdoppiata tra reale e virtuale, piena di pericoli e di insidie. Ringraziamo il Grande Linden ancora una volta per la nostra nuova vita! E adesso passiamo ad un’altra sala…
[Linden#80750 – Guida autorizzata del Linden History Museum]