Nuovo anno nuovo blog

Il titolo non tragga in inganno. Il blog non cambia, è sempre quello. Magari sarà sempre più intimo e sempre meno “tecnologico”, ma in sostanza ho cambiato solo il layout. E’ comparsa una poltrona nel logo, è scomparso il caffè (solo dal logo) e ho aggiunto un nuovo “motto”…
Il blog è stato aggiornato senza problemi alla (bellissima) versione 2.7 di WordPress (una modifica solo tecnologica, voi al massimo lo troverete un pochino più veloce).
Ho aggiunto anche un nuovo tema per chi lo legge tramite iPhone.
Che dire d’altro?… Spero vi piaccia.
Cordiali saluti dalla poltrona rossa.

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Una telefonata per la vita (dell’Italia)

[…]  A proposito delle intercettazioni, dopo aver minacciato di “cambiare Paese se uscirà una mia telefonata”, il premier ha detto: “Non è mai veramente democratico un Paese nel quale tutti hanno il timore di essere intercettati”. (Repubblica)

Vi prego tirate fuori almeno una telefonata!! Una banalissima intercettazione!
Anche solo quella della sera in cui chiede a Bondi di portargli la camomilla a letto!

Per favore.

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Il Natale inquina (non solo i sentimenti)

Kyoto dovrebbe regolamentare anche il Natale.
Sì, il Natale inquina. Pensate a quanti chilometri percorrono le merci per arrivare fino nei banchi dei negozi. Quanta energia si consuma per produrre cose che al 90% sono inutili e posticce. Dai fiocchi dei regali alla borsa di finta pelle dell’UPIM. Quanti chilometri percorriamo con le nostre auto in cerca di regali, per cambiare regali, per andare a casa di amici e parenti per cene, pranzi e per scambiarci i regali con persone che vediamo magari solo una volta all’anno (a Natale appunto).
Quanta energia consumano tonnellate di luminarie bruttissime installate sui balconi e sulle terrazze di mezzo mondo, ma soprattutto pensate all’enorme quantità di cibo che viene buttato dopo enormi e sfarzosi banchetti.
Ogni Natale mi sembra sempre di più un evento firmato Confcommercio.
Ora ci sono i Saldi. Anticipati al 2 gennaio, ma di fatto iniziati già oggi, di nascosto. E quindi altri chilometri macinati tra supermercati, ipermercati e outlet… E noi ci laviamo la coscienza facendo la raccolta differenziata o comprando l’auto a Metano e GPL. Siamo un po’ dei betè… Come si dice dalle nostre parti.

Ovviamente il Natale, soprattutto per i piccoli dovrebbe essere qualcos’altro. Un momento per stare insieme e fermare il mondo. Ma il mondo non si ferma mai. Ci avvolge e ci consuma.
Rimpiango un po’ di semplicità e di austerità. E non voglio dire “povertà” e “tristezza”, ma “piacere” e “rispetto”.
Non è il solito post moralista, ci sto pensando veramente. Questo mondo stereotipato, monotono e ricco per pochi mi riempie di nausea.
Non so cosa fare. Il Natale che verrà sarà diverso? Spero di sì. Spero che vinca la semplicità.

Mi piacciono un mondo le utopie.

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Buon Natale evribodi

Buon Natale a tutti i lettori di questo blog. Agli amici, ai compagni di una vita, a chi è passato almeno una volta da queste parti, magari per caso. Auguri sinceri e fate i bravi, se potete.

Non c’è niente di più triste nel mondo che svegliarsi il giorno di Natale e non essere un bambino (Erma Bombeck)

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Le facce della medaglia

Nella cassetta postale ormai trovo sempre o bollette o pubblicità o cartoncini che mi segnalano che il postino mi ha cercato e non mi ha trovato: una simpatica raccomandata o pacco-raccomandata è stata riportata all’ufficio postale. Cazzo.
Strano. Nel mio condominio c’è il portiere e per lo più eravamo in casa. E’ già la terza o quarta volta che capita. Mistero inspiegabile o postino pigro?
In ogni caso stamattina mi reco all’ufficio postale posto nelle vicinanze di casa mia. Un luogo squallido, brutto, piccolo, ma con un fascino “borbonico” tutto suo.
Ormai è una “mezza banca” e l’unico sportello per la “posta” è intasato. Ovviamente.
Nella mezza banca in coda pensionati e casalinghe incazzati gli uni e le altre. Incarogniti con la loro bolletta da pagare o la loro povera pensione da ritirare. Spesso si sfiora la rissa. Le bestemmie volano. Sono tutti italiani, ma si percepisce ancora la multiculturalità italiana e torinese. Gente del sud che parla con un marcato accento piemontese, anziani piemontesi che boffonchiano in modo incomprensibile. Sportelliste apatiche con la faccia marmorea.

Dal mio lato, quello dei pacchi e della raccomandate ci sono invece tanti sorrisi e molta allegria. Sono in coda con peruviani, filippini, albanesi e gente di tante altre nazionalità. Sono tutti lì per mandare regali e altro nella loro terra d’origine a parenti e amici. Sono contenti, possono mandare qualcosa a casa e sperano che quei pacchi siano fonte di gioia per qualcuno. Mi sento un po’ a disagio: io sono lì un po’ innervosito che devo ritirare il mio pacchetto con gadget per l’iPhone comprati via e-commerce ad Hong Kong. Loro sono allegri e non hanno musi lunghi come quelli dell’altro lato, il popolo della bolletta. Io guardo il mio pacchetto e penso a chi avrà prodotto il suo contenuto.

Quante facce ha una medaglia? Probabilmente più di due. Sicuramente molte di più.

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