Qualche giorno fa mi sono recato per acquisti natalizi in una nota storica mega cartoleria torinese.
Dopo tanto girovagare in mezzo a cose nuove (poche) e cose antiche (tante) ho bloccato il mio sguardo davanti ad un pacchetto di foglietti trasparenti svolazzanti e resi giallognoli dall’antichità e dalla polvere.
Mi sono impietrito davanti ai “trasferibili”. A qualcuno probabilmente questa parola non dirà nulla. Per qualcun altro si aprirà una voragine collegata direttamente con il passato: i meravigliosi anni ’70 e ’80.
Non voglio neanche pensare quante volte ho grattato quelle pellicole di plastica trasparente per ottenere scritte, fumetti, etichette per musicassette… I trasferibili che rubavo a mia sorella geometra erano la mia passione. I primi caratteri tipografici. I primi font “analogici”…
Esisteva anche una versione “fumettosa”: i trasferelli. Qualcuno se li ricorda? Colorati e allegri servivano a riempire scene di cartoon o quadretti che erano generalmente privi di personaggi. Io li usavo per impiastrare pareti, mobili, libri, quadri, sedie…
I trasferibili… I trasferelli… Ahhh che nostalgia!
Thyssen, un anno dopo…
Un anno dopo. Torino ricorda i suoi caduti. La città si stringe intorno ai parenti delle vittime.
Nessun esponente del governo, nessun esponente dell’Unione Industriali e Confindustria.
E’ il week end lungo dell’8 Dicembre, sono tutti in montagna a sciare…
Esiste forse una vita migliore?

Amo la Wii, anche se la uso poco. Adoro Nintendo da un po’ di tempo. Mi piacciono le Social Network, anche se ne ho una visione in parte critica. Ma oggi, quando mi è arrivata, via email, la pubblicità di Wii Speak per la community di Animal Crossing ci sono rimasto un po’ male. Ho letto tutto lo spiegone (preceduto da un titolo misterioso) e sono rimasto impietrito dalla frase finale.
Quella frase mi risuona nel cervello da un po’ di ore.
(Per leggere tutto cliccate sull’immagine).
La Chiesa brevetta la macchina del tempo

Ecco un bel balzo nel Medioevo.
Complimenti!
Ignoranze multietniche incrociate
Venerdì a Torino nevica.
Al bar la giovane cameriera è filippina e non ha mai visto la neve se non in TV o al cinema. Non risulta particolarmente impressionata dalla cosa.
Il filippino che si occupa della pulizia dello stesso condominio, invece, chiede al suo capo (sempre filippino) perché deve buttare del sale grosso in cortile – Mentre questa roba bianca scende dal cielo –
Io, avventore occidentale divertito, chiedo alla giovane cameriera filippina – Ma come non c’è la neve da voi? –
Lei risponde soave – No, da noi no –
Neanche d’Inverno? – chiedo io.
– No. Da noi ci sono sempre più o meno 25 gradi – risponde lei.
L’avventore occidentale è tentato di prendere il telefono e controllare sulle Google Maps dove cazzo stanno le Filippine. Mi fermo appena in tempo per non trasformare la mia vergogna in qualcosa di peggio.
