Ho finito d’un fiato le Ali della Sfinge, complice l’influenza, e complice la mia passione per il commissario di Vigata, ormai compagno di avventure da tanti anni (grazie a Gommaweb).
Non riesco a capire in modo pieno il mio attaccamento a questo personaggio, alla sua Sicilia, al dialetto, ai sapori che Camilleri meschinamente insunua nelle pagine del racconto. Non sono mai stato in Sicilia e non avevo mai letto prima un testo (quasi) in dialetto.
Non sono romanzi, sono episodi, piccole novelle in cui è sempre nascosto un messaggio forte e una riflessione sull’attualità. Questa volta le frecciatine sono rivolte al mondo dell’associazionismo cattolico (di basso profilo) e allo sfruttamento dell’immigrazione. Per risolvere il caso dovrà «cataminarsi tra monsignori e anime devote».
Adoro ogni pagina e ogni intonazione di Salvo e dei suoi.
Sul finire… alla ricetta dei cavolfiori con le salsicce son praticamente sbinuto.

Ecco, finalmente, dopo tre annetti di gestazione, è nato il mio secondo blog.

Passare una giornata a casa con il febbrone ha sicuramente molti aspetti spiacevoli.