
Ecosistemi d’una volta
Una volta nel mio quartiere, più precisamente, nel mio cortile, stretto tra tanti condomini, c’erano tanti gatti.
C’erano gatti di tutti i tipi. Quelli privati che prendevano un po’ di libertà e quelli “selvaggi” che sembravano piccoli puma spelacchiati.
Una volta c’erano anche tanti colombi, o piccioni, che dir si voglia.
I gatti davano la caccia ai piccioni. E a volte qualcuno lo beccavano anche. A volte i piccioni, o i gatti, li beccavo anche io, con la cerbottana o con la pistola ad aria compressa.
Ma di nascosto dai miei e soprattutto, in realtà, non li beccavo mai. Forse, dentro di me, non li volevo prendere veramente.
Una volta mi ricordo che un piccione s’è spaventato così tanto che è rimasto secco, impietrito. Ma dopo qualche minuto si è ripreso ed è tornato sui cocci di vetro che i condomini avevano messo sui tetti dei garage per impedire ai piccioni di fermarsi e scagazzare. I piccioni stavano comodissimi su quei vetri, e anche i gatti. Spirito di adattamento urbano.
Una volta c’erano anche le gattare e le piccionare che davano da mangiare molliche di pane e altri resti di cibo.
Davanti a casa mia c’era una famosa piccionara. Una specie di strega, che una volta quando non era vecchia e non era piccionara dicono lavorasse alle Poste. Quando morì trovarono i piccioni anche sul letto. Che era molto più comodo dei cocci di vetro del mio cortile.
Chissà dove sono finiti i gatti. E chissà dove sono finiti i piccioni.
A Torino ora ci sono i gabbiani e anche tanti corvi, che sembrano tacchini ma che in realtà sono corvi grossi e abbastanza inquientanti.
Chissà perché mi chiedo queste cose?
Forse perché se fossi bambino, ora non saprei a chi sparare con la cerbottana. I corvi mi farebbero paura e i gabbiani volano troppo alto.
Tutti al Fila

Il Filadelfia torna a vivere… Qui ci sono le informazioni per il primo evento simbolico del 2 maggio.
Per chi è granata dentro (e fuori) è un atto di fede e di amore verso il Toro e verso la nostra amata città.
Forza Toro.
La signora Stefania…
… dovrebbe, prima di dire cose senza senso, pensare che il signore appeso a testa in giù in quella piazza ha consentito che migliaia di cittadini italiani finissero nelle camere a gas di campi di concentramento disseminati in mezza Europa.
Rispettiamo le vittime, non i carnefici.
Certezze
Oggi ho capito una cosa importante. Di cui non ero sicuro.
Sono un padre super apprensivo.
La lanterna e Twitter
“Ho accompagnato il mio amico alla porta, lui teneva in mano il suo telefono mobile come se fosse una lanterna dalla luce fioca. Nella cartella delle “bozze” un testo già preparato lo avrebbe protetto dalle ombre che lo attendevano fuori dalla mia casa”.
(Twitter: una bestiva feroce – di Yoani Sanchez su La Stampa – Twitter)