Ecosistemi d’una volta

cerbottanaUna volta nel mio quartiere, più precisamente, nel mio cortile, stretto tra tanti condomini, c’erano tanti gatti.
C’erano gatti di tutti i tipi. Quelli privati che prendevano un po’ di libertà e quelli “selvaggi” che sembravano piccoli puma spelacchiati.
Una volta c’erano anche tanti colombi, o piccioni, che dir si voglia.
I gatti davano la caccia ai piccioni. E a volte qualcuno lo beccavano anche. A volte i piccioni, o i gatti, li beccavo anche io, con la cerbottana o con la pistola ad aria compressa.
Ma di nascosto dai miei e soprattutto, in realtà, non li beccavo mai. Forse, dentro di me, non li volevo prendere veramente.
Una volta mi ricordo che un piccione s’è spaventato così tanto che è rimasto secco, impietrito. Ma dopo qualche minuto si è ripreso ed è tornato sui cocci di vetro che i condomini avevano messo sui tetti dei garage per impedire ai piccioni di fermarsi e scagazzare. I piccioni stavano comodissimi su quei vetri, e anche i gatti. Spirito di adattamento urbano.
Una volta c’erano anche le gattare e le piccionare che davano da mangiare molliche di pane e altri resti di cibo.
Davanti a casa mia c’era una famosa piccionara. Una specie di strega, che una volta quando non era vecchia e non era piccionara dicono lavorasse alle Poste. Quando morì trovarono i piccioni anche sul letto. Che era molto più comodo dei cocci di vetro del mio cortile.
Chissà dove sono finiti i gatti. E chissà dove sono finiti i piccioni.
A Torino ora ci sono i gabbiani e anche tanti corvi, che sembrano tacchini ma che in realtà sono corvi grossi e abbastanza inquientanti.

Chissà perché mi chiedo queste cose?
Forse perché se fossi bambino, ora non saprei a chi sparare con la cerbottana. I corvi mi farebbero paura e i gabbiani volano troppo alto.

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