In banca…

Ricevo un simpatico assegno estero al portatore da Microsoft per dei banner, poca roba, ma comunque (ovviamente) depositabile…
Vado in banca (nella mia banca) e il tizio dietro al bancone (che io chiamerò sempre banchiere e non bancario), lo gira e lo rigira tra le mani, chiama il collega, rigira tra le mani il foglietto per la decima volta, richiama il collega, guarda il monitor… boffonchia. Poi va via (nel backoffice).
Attendo 10 minuti.
Ne attendo 20.
Non torna.
Poi arriva il direttore (accompagnato dal cassiere, molto preoccupato), con la faccia assonnata, forse nel backoffice faceva la pennica. E mi fa: “Perché lei ha un assegno internazionale della Microsoft (lo pronuncia come si scrive)?”
A me veniva da rispondere: “Perché sono cazzi miei”, ma ho risposto sussurrando: “E’ un pagamento per una sponsorizzazione internet”.
Lui mi guarda e mi fa: “No, il problema è che è un assegno della Bank of Ireland”… (mi sembra). “E’ un assegno internazionale”.
Io lo guardo come sei mi avesse detto che aveva tra le mani una testata al plutonio e gli rispondo: “Sì, ma siamo in UE, e anche fossimo in Cina, che io sappia, è un assegno valido”.
Lui boffonchia, un po’ scazzato, riguarda il foglietto, lo passa all’impiegato e gli dice “mettilo in quarantena”.
Poi si rivolge a me e dice: “Sa, l’Irlanda non se la passa molto bene, hanno un sistema bancario poco affidabile”.
“Ah, ecco” rispondo io.
Esco dalla banca con la sensazione che la Grecia non sia lontana. Non solo per via dei pochi chilometri che ci separano dalla terra di Ulisse e Papandreou.

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Ecosistemi d’una volta

cerbottanaUna volta nel mio quartiere, più precisamente, nel mio cortile, stretto tra tanti condomini, c’erano tanti gatti.
C’erano gatti di tutti i tipi. Quelli privati che prendevano un po’ di libertà e quelli “selvaggi” che sembravano piccoli puma spelacchiati.
Una volta c’erano anche tanti colombi, o piccioni, che dir si voglia.
I gatti davano la caccia ai piccioni. E a volte qualcuno lo beccavano anche. A volte i piccioni, o i gatti, li beccavo anche io, con la cerbottana o con la pistola ad aria compressa.
Ma di nascosto dai miei e soprattutto, in realtà, non li beccavo mai. Forse, dentro di me, non li volevo prendere veramente.
Una volta mi ricordo che un piccione s’è spaventato così tanto che è rimasto secco, impietrito. Ma dopo qualche minuto si è ripreso ed è tornato sui cocci di vetro che i condomini avevano messo sui tetti dei garage per impedire ai piccioni di fermarsi e scagazzare. I piccioni stavano comodissimi su quei vetri, e anche i gatti. Spirito di adattamento urbano.
Una volta c’erano anche le gattare e le piccionare che davano da mangiare molliche di pane e altri resti di cibo.
Davanti a casa mia c’era una famosa piccionara. Una specie di strega, che una volta quando non era vecchia e non era piccionara dicono lavorasse alle Poste. Quando morì trovarono i piccioni anche sul letto. Che era molto più comodo dei cocci di vetro del mio cortile.
Chissà dove sono finiti i gatti. E chissà dove sono finiti i piccioni.
A Torino ora ci sono i gabbiani e anche tanti corvi, che sembrano tacchini ma che in realtà sono corvi grossi e abbastanza inquientanti.

Chissà perché mi chiedo queste cose?
Forse perché se fossi bambino, ora non saprei a chi sparare con la cerbottana. I corvi mi farebbero paura e i gabbiani volano troppo alto.

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