Vetrine anti-anoressia a Torino

Scopro leggendo Vanity Fair (non vi dico dove), che nella mia città (Torino) il sindaco Chiamparino ha indetto una sorta di concorso dedicato ai negozi di abbigliamento che si distingueranno dagli altri grazie alle vetrine “anti anoressia”.
Un drappello di teenagers ingaggiati dall’assessorato di riferimento (non ricordo quale, chiedo venia) dovrà valutare le vetrine dei negozi di moda (sopratutto femminile). Chi esporrà taglie non “a rischio” sarà in qualche modo premiato o segnalato.
L’iniziativa mi sembra ottima, anche se ho qualche dubbio che serva a qualcosa. E’ comunque un inizio.

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7 commenti

  1. Non vorrei andarmi ad impiccare in ragionamenti più grandi di me.
    Diciamo che giocano tante cose, forse le vetrine non sono fra i primi fattori più influenti.
    Però proprio perchè non esistono concatenazioni semplici di causa-effetto in un problema come quello dell’anoressia – che non è il problema, ma il sintomo di un problema, a voler essere precisi – direi che tutto fa brodo. E bravo Chiampa per averci pensato.

    Io personalmente inizierei con l’educazione alimentare nelle scuole, intesa come educazione alla cura e al rispetto di se stessi.
    Però ripeto, è una roba complicata e molto delicata.

    Resto comunque perplessa quando sento al tg la dichiarazione di una potenziale Miss che dice “è il mio sogno sin da bambina, lo guardavo sempre in tv”.
    E chi ce l’ha messa davanti alla tv, mio nonno Peppino?

  2. penso che in bagno si trovi di questo e altro….
    per quanto riguarda l’iniziativa…beh….come dici tu non so che risultati possa avere…

  3. Come scrive Pedrita, penso anch’io che il “cattivo esempio” non lo diano le vetrine (esistono persone che hanno veramente taglie piccole: non si risolve l’anoressia penalizzando le persone minute) e nemmeno le sfilate o i concorsi di miss.
    Piuttosto è l’importanza data da molte persone (sempre di più) alla ricerca della notorietà attraverso la comparsata che, ovviamente, presuppone di essere come il modello fisico del momento.
    Cioè, da una parte c’è chi corre a dimagrire e dall’altra chi si fa rifare le tette, a seconda della scuola di pensiero a cui appartengono.
    E questa è l’educazione mancata da parte dei genitori: i miei se avessi chiesto di partecipare (da minorene) ad un programma televisivo mi avrebbe preso a calci in culo, oggi non è più così.

    P.S.: ma solo io in bagno (una volta al mese) leggo PCWorld? 😛

  4. vorrei correggerti…..è vero le vetrine non faranno nulla, ma non è vero che chi soffre di determinati disturbi lo fa per diventare “famosa”, per apparire come alla tv.
    chi sta male per disturbi alimentari non vuole piacere agli altri..vuole piacere a se stessa