All Music

Nasce oggi All Music (sulle ceneri di Rete A, che poi significava Rete Aiazzone).
La dirige una donna, aiuta Linus e promettono tanta musica dal vivo.
Per chi ancora sogna la vecchia VideoMusic… beh, è una ventata di ottimismo. No?

Continue Reading

Sabato primo ottobre duemilacinque

Ecco un sabato tranquillo.
Un panda albino per me ultimamente. Sono quasi commosso.
Inizio con una delirante mattinata di pulizie casalinghe. Hop Hop Hop… soggiorno, camera, bagno… musica di sottofondo… ultimo album degli Oasis
Pranzo. Quindi dieci minuti di Toro su Rai Sport Sat (mai visto tante volte il Toro in TV)… Quindi… hop hop hop… shopping in una Torino paralizzata dal traffico. Perdiamo Baccini alla Fnac (cazzo, l’unico sabato che la evito)… e hop hop hop… dalla radio del mio buon SonyEricsson rigurgita la voce del commentatore di Radio Nostalgia (ma è il nome da dare ad una radio?)… “eh, il campo del Catanzaro è come un bunker: inespugnabile”.
Dopo trenta secondi sono in ginocchio con le braccia alzate in galleria S.Federico: il Toro segna al 49° del secondo tempo, gollonzo di Muzzi che per 93 minuti era stato al bar dello stadio… Gioia allo stato puro. Non ci sono abituato…
Serata al cinema a vedere nel mitico Cinema Due Giardini (una bomboniera)… “I giorni dell’abbandono”, l’ultimo film di Luca Zingaretti e Margherita Buy… Bello, girato tutto a Torino e … con un bel po’ di scene intorno al mio ufficio, al mitico Ipercoop Dora e al cantiere del Villaggio Media di corso Mortara…
Bello. Anzi. Carino. No. Forse bello bello. Mah, comunque da vedere. Margherita Buy è sempre notevole, ovviamente quando fa la sua parte, che è sempre e solamente quella di una donna sola, nervosa e insicura. Le fan fare solo quella e le viene ormai particolarmente bene… E poi c’è Goran Bregovic che fa il vicino di casa. Spettacolare.
E poi hop hop hop a caccia di un parcheggio per Torino (e qui torna il panda albino)… e di una pizza… Siamo caduti in modo onorevole in un bel Sabato stereotipato… Ma ne avevo bisogno.

Continue Reading

Ecco come cambia la Rete, la risposta dei WebDays…

Enrico Sola e Giuseppe Granieri Ecco come cambia la Rete. Si. WebDays ha dato un piccolo segnale. Una piccola risposta.
Ogni anno da sei anni a questa parte il piccolo evento web lancia piccoli segnali.
Dal tendone in piazza dei primi anni, in mezzo al freddo novembrino e ai primi rudimentali collegamenti wireless, si è passati a scenari più suggestivi, l’anno scorso l’ipertecnologico Atrium, quest’anno il seicentesco cortile degli Antichi Chiostri.
Io amo WebDays. Come amo le persone che collaborano alla realizzazione della manifestazione, spesso in regime di volontariato.
Abbiamo iniziato con Internet in 60 minuti della Fiera del Libro nel 1997 e del 1998. E siamo finiti l’anno scorso a parlare per due giorni (8 conferenze e tavole rotonde) di Blog, di Bloggers (o Blogganti come disse Derrick De Kerckhove) e di Blogopalla.
Io definisco i Blog il “grande risveglio democratico” o anche “la nascita della Rete”.
Si cari miei. La Rete è qualcosa che esiste per tutti, e non solo per il popolo degli informatici (spesso capitanato da arroganti e/o tecno lobbisti). La Rete è la nostra rivoluzione industriale. Quella che ormai tutti chiamiamo Rivoluzione Digitale. Chi dice sia nata con il PC forse sbaglia, o forse non la dice tutta.
La rivoluzione digitale è in atto in questi anni, in questi mesi, negli ultimi giorni. La Rete è sempre più trasparente, accessibile, economica (!!)… Manca solo un tassello però… Che diventi veramente Utile…
Ah, ma non capite male, per utile intendo, Utile a tutti. Non solo a noi mezzi informatici e pseudo professionisti del web che non viviamo più senza e-mail, gprs, wi-fi e macchine fotografiche con cui riempire Flickr e i nostri Blog.
La Rete per tutti non è un concetto utopico.
Così la risposta di “come cambia la Rete” non ce l’hanno data solo lo stratosferico Derrick De Kerckhove, l’eccellente Giuseppe Granieri, il bravo Sergio Maistrello, l’attento Sofi, il dinamico Dainesi, il curioso Siino, i dotti dei Diritti Digitali, i saggi sperimentatori del mondo della Scuola, e i bravi personaggi che si sono succeduti sul palco. La risposta vera ce l’hanno data gli oltre 60 anziani (over 60) che erano sempre presenti, attenti, e vogliosi di capire come entrare in Rete non dalla porta secondaria.
I nostri amici (ci sono file di attesa che superano le 1500 persone per il corso del CSI) hanno punito in “pallosi” con il sonno e la testa china verso il petto, hanno omaggiato i brillanti con domande anche semplici, ma nella loro semplicità assolutamente complesse.

La risposta alla domanda è… La Rete cambia perché sta diventando di tutti.
E non ce la meniamo con Social Network, Tag, RSS, Voip, Podcasting e Blog… noi non siamo servi della tecnologia, noi siamo i servi devoti di chi ancora non sa cosa è Web 1.0 !!!
E chi non l’ha capito si è sentito a disagio. Si è sentito pesce fuor d’acqua in quanto possessore di tante conoscenze che viste sotto questa luce risultavano essere assolutamente inutili.

Qui il valore di questi tre giorni.
Qui il valore di tanti amici che lo hanno capito. Di tanti bloggers che si sono fermati con noi anche senza avere un WC a un metro dalla sedia, una rete Wi-Fi aperta e libera, il sole che illuminava via Garibaldi o un posto a cena di fianco ai “grandi”…
Io ringrazio tutti. Come ho detto dal palco, soprattutto quelli che rendono possibile WebDays con la loro passione e abnegazione.

E se preferite sentire paroloni magari in inglese, magari in mezzo a stand apocalittici, magari in mezzo a città fredde e rumorose… Avete sempre lo SMAU a Milano… Il calderone del nulla è sempre acceso. Occhio a non scottarvi.

Un abbraccio a tutti.

(scusate se non faccio nomi e cognomi, i sorrisi e le parole di ringraziamento che ho distribuito durante WD vi siano conferma della mia grande stima e incondizionata amicizia)

Attenzione > Foto di WebDays scaricate su Flickr… Dateci un occhio!

Continue Reading