Mondo di plastica

MoplenCento anni fa un tipo di nome Leo Baekeland inventava la plastica. Venne chiamata “bachelite”. Poi venne un italiano, Giulio Natta e inventò il “polipropilene” per il quale prese anche il Nobel nel 1954 (unico nobel italiano per la chimica).
Noi siamo la generazione nata nella plastica e così la generazione precedente, quella dei nostri genitori, ma mia nonna no, non era del popolo della plastica e a lei questo materiale sintetico stava anche un po’ sulle balle.
Io mi ricordo che la chiamava “moplen”… che era il nome commerciale del polipropilene (famosa la pubblicità di Gino Bramieri). La cosa curiosa era che lei chiamava “moplen” tutti gli oggetti di plastica, come se fossero privi di identità. La bacinella era il “moplen”, il pettine di plastica era il “moplen”… Ma ricordo che anche le mie zie facevano così. In fondo era una cosa relativamente nuova e nessuno si fidava molto, c’era un po’ di diffidenza. Oggi la nostra vita è piena di cose in plastica. I rifiuti di Napoli sono quasi tutti di plastica, i capelli di Silvio (così come la sua faccia) sono di plastica. Abbiamo creato un mondo di plastica e io mi sento molto Placida Signora a scrivere questo post.
Comunque possiamo sempre abbandonare i nostri PC o Mac di plastica per degli ottimi PC in legno… no?

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7 commenti

  1. presumo che anche questa sia una fase di passaggio.
    si dice che il futuro sia nella ceramica.
    il pettine in ceramica chiamato ‘ceramica’, il secchio di ceramica chiamato ‘ceramica’ e così via, da me che non avrò più dimestichezza con nuove diavolerie, affezionato alla plastica…

  2. gia… i rifiuti… perchè quello è il primo problema, il mio sogno di una vita, uno dei miei obiettivi è far entrare nella filiera conai, tutto quanto è veramente in plastica, ovvero anche bicchieri, posate, penne, tutto di plastica per poi essere riciclato.
    Oggi come oggi nella raccolta plastica vanno solo gli imballaggi!

  3. Sì, effettivamente mi somiglia questo post…;-*

    Concordo con Winston, dipende anche molto dall’uso che ne fai.
    E, aggiungerei, da come sei abituato.
    In questo post (cliccare solo se avete lo stomaco robusto!) http://rapportoconfidenziale.splinder.com/post/12082485/Il vomito dei ristoranti napoletani
    scritto PRIMA dell’emergenza napoletana da un amico che vive e lavora a Napoli e la conosce e ama più di se stesso, c’è un esempio di certe abitudini dure a morire (e la plastica in questo caso non c’entra)