Foto dal passato

Stasera un pessimo personaggio mi ha fatto vedere alcune foto.
Sono del 1990. Eravamo in vacanza durante il mese di luglio nella mia cara Chioggia.
Siamo quasi irriconoscibili, io soprattutto.
Avevo la bellezza di 18 anni. Dico… diciotto anni. L’età che più o meno ha ora mio nipote.
Ho provato a pensare durante il ritorno a casa a quell’estate di cui ho un ricordo sfumato, reso appena più inteso dalla visione delle foto, delle nostre faccie allegre e spensierate.
Cosa è successo in questi anni? Di tutto. Quindici anni, quasi sedici, di vita.
Nessuna malinconia, ma una mazzata sul basso ventre. Non penso quasi mai al passato, ma non lo chiudo neanche nel cassetto. Faccio fatica a pensare che il tempo passi così velocemente. Eppure passa e si cambia. Ma si cambia davvero? Sono così diverso da quel ragazzotto delle foto? Io non mi sento diverso. Forse sono solo meno ingenuo, ma non mi sento diverso. La cosa che più mi turba è non sapere cosa sia successo alla maggior parte degli altri ragazzi che ho rivisto nelle foto. E che infondo… avevo dimenticato. Forse è una cosa naturale… ma lascia comunque un po’ di amaro in bocca. Cosa è successo agli amici che condividevano con me quei bellissimi momenti?

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11 commenti

  1. la domanda davvero inquietante è: “quanti di loro votano Forza Italia?” 🙂 Crisi di vecchiaia? E che devo dire io che sto lì lì per doppiare i 30?

  2. Credo sia normale che si cambi , magari non tanto noi come persone
    ma le nostre vite… si inizia a lavorare, si cambiano amicizie , piano
    piano i vecchi amici hanno sempre meno in comune con noi e diventano
    sempre meno amici … credo sia normale ogni fase della vita è, secondo me,
    caratterizzata da persone e cose , alcune per fortuna uguali altre diverse

  3. A pensarci, personalmente quegli anni erano decisamente peggio di adesso. E già adesso fanno belli schifo.

    Se guardo al passato mi rendo conto che non sono mai stato realmente felice (perfino quando abbiamo vinto la coppa italia sono riuscito a farmi mettere ko dall’asta di un bandierone sventolato da una macchina: svenuto in piazza castello mezz’ora, con nessuno che mi soccorreva) e nemmeno adesso si brilla per gaudio.

    Giusto la musica era meglio, ma sai che consolazione.

    Uno dei sintomi più inquietanti di quegli anni è il fatto che praticamente non ho fotografie dell’epoca: cioè ho un “buco” fotografico dai 17 ai 23 anni e non so perché. Forse perché non facevo niente di fotografabile.

    E ora tendo a dimenticare gente, luoghi, eventi. Ma tanto all’epoca mi stavano sul culo tutti, quindi forse è meglio così. 🙂

  4. Axell: che fine hanno fatto? Avranno anche loro una versione simile di quella stessa foto, la staranno guardando e si chiederanno che fine hanno fatto.

    Quanto a buchi di foto io batto credo chiunque, perché non ho foto di tutta l’adolescenza in blocco.
    Poco male: già non sono fotogenica, in più a quell’epoca ero al mio nadir estetico – mi piace illudermi che adesso vada meglio – e la cosa, combinata con la mia scarsa fotogenia dava risultati agghiaccianti.

  5. Alcuni sono morti. E sono i più. Altri sono stati abbandonati dai figli al “Santissimi martiri della vecchiaia” di Urbino, dove passano gli ultimi giorni nel reparto lungodegenti. Certuni non riescono più a mangiare da soli e rimangono inebetiti e sbavati davanti a “C’è posta per te”. Alcuni, perfino, sono stati assaliti e bruciati vivi mentre riposavano sotto un ponte. Poi ci siamo io e te. E tu hai già iniziato a mostrare i primi segni di demenza e di alzheimer (“non ricordo più… non ricordo più…”). Manca poco alla fase “par che dorma”…

  6. Chioggia… la città delle mie eterne estati al mare e del 50% del mio sangue..
    Estate 1990. avevo 16 anni… Qualche giorno fa insieme ad un mio carissimo cugino guardiamo vecchie foto che ci ritraevano sul “ponte Vigo” o sulla diga di Sottomarina…
    Lui voleva fare l’attore, io il fotografo o chissà cos’altro legato all’immagine o alla scrittura.
    Iniseme abbiamo girato un adolescenziale cortrometraggio.
    Poi lui ha fatto l’attore sul serio. A Venezia. Poi ha fatto mille vite e mille lavori. Ora è a Bologna. Altra vita.
    Io ho fatto l’architetto ed ora continuo a “non esercitare la professione”, lavorando per la facoltà di Torino.
    Chioggia. Ci incontriamo tutti gli anni. Sul ponte. O a bere spritz.
    16 anni fa. Un’eternità che si è consumata anno dopo anno mangiando “kraf” guardando i bagliori della laguna.

    Andrea