Purché se ne parli… aka The Untouchables

Torno sull’argomento “sporca trentina” e Current TV dopo aver scatenato una “piccola” blogpolemica nei giorni scorsi (vedi post qui sotto).
Le risposte sono state di vario tipo, con diverse temperature e con molte sfumature.
Molte mi hanno fatto rabbrividire. Soprattutto questa. Ma ce ne sono state altre che mi hanno lasciato decisamente sorpreso e perplesso.
Io ho contestato sia il metodo sia la lista semplicemente perché il metodo era un po’ improvvisato e la lista semplicemente una forma per dichiarare una élite piuttosto che una “apertura” e la filosofia di Current TV e dell’incontro mi sembra vada esattamente in senso opposto.

In ogni caso ribadisco, per gli interessati, i polemici e per chi passa di qui per caso:

a) Non mi piacciono le liste e anche quando ne faccio parte non mi sento un eletto, anzi la cosa mi ha sempre dato un po’ fastidio. Implicano chiusura e non apertura a meno che non segnalino qualche merito specifico.

b) Mi rendo conto che da un post polemico possano nascere delle derive, ma qui non si è mai discusso di esclusioni “colpevoli”, ma solo di metodo e di forma. La sostanza è che la Blogosfera non è un insieme di nomi in un elenco, non lo è mai stata. La Blogosfera, caro il mio Luca, è fatta da mille nomi anonimi che usano i blog in tante forme e in tanti modi, anche formattando in modo pacchiano il testo e con post che parlano di suonerie di cellulari o di amenità poco accademiche, ma non per questo meno importanti.

c) In quella lista ci sono persone che stimo e che ritengo molto autorevoli (con una buona parte condivido anche piacevoli amicizie), ma io non discuto la composizione, ma, ripeto, “il metodo”. E il metodo secondo me, ma non solo secondo me a quanto pare, ha danneggiato l’evento, creato malumore, allontanato invece che avvicinare.

d) Mi fa ridere il fatto che si torni sull’argomento “autoreferenzialità”, a distanza di anni. Molti blogger (che vengono definiti “professionisti”) non esisterebbero senza le liste e questo mi fa riflettere, anche perché se di “merito” si può parlare in molti casi ci possiamo rendere conto che non sono i numeri o la qualità a contraddistinguere i nostri “blogger” nostrani, ma la capacità di “essere presenti” ad eventi che alla fine hanno come pubblico solo loro stessi e poco più. Un piccolo mondo in realtà.
Un piccolo mondo che fa girare piccoli affari, visibilità, qualche compenso. Siamo ben lontani dal blogger professionista e poi… cosa è un blogger “professionista”?

e) Quando ho organizzato (con molti altri) il BarCamp di Torino mi sono sempre mosso per avere i “non addetti ai lavori”. La cosa, visti anche i numeri e le “facce non note”, pare abbia funzionato. La dimostrazione che la Rete funziona anche al di là delle liste. Basta capire come funziona la Rete “allargata” e che per “allargare” la Rete è necessario farsi un discreto culo. Chi non ha voglia espone le liste (e ormai mi sembrano veramente, come ho detto in precedenza, i cartelli promozionali di un Circo dei tempi moderni).

f) “Purché se ne parli“. Rubo la frase dall’amico Giorgio … L’importante è che l’evento Sky / Current TV venga bene e se ne parli. E visti gli attori coinvolti direi che ci sono buone possibilità che la cosa funzioni, ovviamente se tenete Marco fuori (ah ah ah ah).

g) La raccolta di domande dei blogger da fare ad Al Gore mi ricorda quello che faceva la mia professoressa di Italiano delle Medie quando veniva un’autorità a trovarci a scuola (un po’ ridicola come cosa no?). Le domande dei blogger…Mah.

h) Torno al post di Luca Sartoni e ne cito un pezzo, senza commentarlo… (i grassetti e i barrati però sono miei).

La critica più diffusa in questo periodo è: si invitano sempre le solite facce.
Ovvio. Perchè le solite facce si fanno il culo a paiolo andando il lungo ed in largo e soprattutto perchè molti di loro stanno lavorando. Magari hanno progetti strampalati, atipici, insoliti. Ad ogni modo le solite facce si danno da fare e si fanno vedere. Scrivono ogni giorno, seguono progetti editoriali, e udite udite devono rendere conto a qualcuno di quello che scrivono o pubblicano. Si chiama vendersi? Forse, ma a casa mia si è sempre chiamato “Lavorare”. Con la L maiuscola, come la O di Operaio.
E guardacaso (non è una parola italiana) coloro che spalano fango sui blogger presenzialisti (e speriamo un giorno professionisti) sono Studenti, Professoresse, Dirigenti, Impegati (impiegati forse), Amministratori Pubblici. Tutti meritevoli di iniziali maiuscole, ma tutti blogger che continuano a confondere i diari online dalle pubblicazioni un po (ti sei dimenticato una cosa dopo il “po”) più impegnate. Simpatici bacchettoni che non infilano quattro congiuntivi (ma magari sanno mettere gli apostrofi), che non formattano il testo, che non hanno una base di scrittura web (non credo che sia necessaria), che non sanno scegliere le immagini, che accendono la webcam e fanno “casataldeitali” a base di rutti ma soprattutto che non hanno nessuno a cui rendere conto, tranne al buon gusto (che comunque tradiscono regolarmente).
Liberi di fare tutto ciò e di sentirsi Blogger con la B maiuscola, ma sono più vicini ai loro figli che chattano su MSN e si pimpano su MySpace, piuttosto che a chi sta muovendosi verso il lato imprenditoriale della rete (e lasciamo che si muova).

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16 commenti

  1. Questo post mi fa capire meglio PERCHE’ sono tuo amico.
    “…La Blogosfera, caro il mio Luca, è fatta da mille nomi anonimi che usano i blog in tante forme e in tanti modi, anche formattando in modo pacchiano il testo e con post che parlano di suonerie di cellulari o di amenità poco accademiche, ma non per questo meno importanti.”…
    Se ti va da un’occhiata al mio ultimo post.

  2. son stata criticata per il mio galateo ironico. ma tu che ti metti a fare la maestrina della penna rossa (o dalla penna rossa) troppo LOL 🙂

  3. c’è una specie di contraddizione. Lasciando libera l’iscrizione si ottiene una “lista a posteriori”, poiché i posti non sono infiniti. L’odio per le liste è una cosa un po’ buffa, giacché di liste è fatto il mondo, volenti o nolenti…

  4. a: chissene (non è italiano).
    b: concordo.
    c: invece il tuo comportamento sta proprio pacificando.
    d: questa non sta in piedi. Comunque è professionista quando lo pagano. Per il momento ci sono più professionisti blogger che blogger professionisti.
    e: chissene (non è italiano)
    f: giusto
    g: tanto a te non andava bene comunque

    h: mi disegni anche i baffi nelle foto su flickr? Sai ho sempre sognato di avere i baffi. La barba già me l’hai fatta…

  5. Sartoni dichiara candidamente che lui quando scrive sul blog deve rendere conto a qualcuno e per questo può definirsi blogger con la B maiuscola.
    Mantellini ha coniato il termine di “blogger di talento”, che curiosamente nasconde in sè una duplice interpretazione.
    Torriero, riprendendo D. Weinberger, scrive che “i famosi sono merce” e considera la cosa molto acuta.
    Tutti nella “sporca 30ina”, mi pare.
    Io sono un illustre sconosciuto blogger, di Current TV me ne frega zero assoluto e francamente, devo dire, che ne sono contento.

  6. @Luca, per avere la barba bisogna aver superato la pubertà… Non ti offendere, era una battuta.
    Non mi sembra che il dialogo si faccia con i “gna gna gna gna…”
    “Chissene” è un bel metodo per dialogare, lo terremo presente per i prossimi “stage” per Blogger Professionisti o Professionali, che secondo me suona meglio.
    Lov & Piz

  7. @Tambu…
    Amico carissimo. Guarda che stranamente l’iscrizione è sempre stata libera. E lo è tuttora. Quindi la lista era (è) solo uno specchietto autoreferenziale come tanti.
    Venghino signori venghino, c’è tizio, caio e la donna cannone… Mmmm

  8. non mi sono spiegato: quando fai il Barcamp a Torino, a posteriori puoi fare la “lista di chi era al Barcamp”. Modalità diversa, ma sempre lista è. Se tu ora scrivessi un post intitolato “tutti i nomi dei miei amici” sarebbe lungo, ma sempre una lista chiusa sarebbe.

  9. @Sartoni
    Che magari poi modifichi al volo il post “il teatrino dei blogger nostrani”; per cui words tracking and repetita iuvant:

    “Ad ogni modo le solite facce si danno da fare e si fanno vedere. Scrivono ogni giorno, seguono progetti editoriali, e udite udite devono rendere conto a qualcuno di quello che scrivono o pubblicano.”

    Che tu scriva questo genere di cose non è che mi sorprenda più di tanto; che tu neghi di averlo fatto francamente nemmeno.
    Per cui che tipo di solita faccia tu sia, imho, è inutile che te lo spieghi, che tanto l’hai già capito da solo. 🙂

  10. @frap: io difendo anche posizioni che non ricopro ma che condivido. Quindi se non rendo conto a nessuno mi metto nei panni di chi lo fa.

    Perchè non dici le cose senza allocuzioni?