La mega polemicona non poteva mancare.
Mi spiace che questa cosa sia lo strascico di un evento sicuramente bello e ben organizzato (Gianluca è una garanzia).
Purtroppo in questi casi emergono sempre i “se” e i “ma” e soprattutto le solite cose legate alle “liste”, ai “vib” (very important blogger), ai concorsi, alle classifiche…
I concorsi sono un gioco, le liste come ho detto più volte non hanno ragione di esistere, se non come eredità (non così significativa) di un gruppo di “pionieri” e di geek della prima ora.
E’ toccato a Marco questa volta scrivere il “post della discordia“, un format ormai affermato. Si parla di quello che non c’era, di quello che c’era, del mood dell’evento, della poca “inclusività” dell’evento e dei soliti gruppi.
I gruppi ci sono e fanno parte della natura stessa degli eventi sociali. Non tutti possono essere amici di tutti e non tutti possono conoscere tutti. Forse non è facile pensare che questi eventi abbiano sempre dentro il loro DNA la suddivisione in gruppi, ma è così. E’ una cosa naturale, normale e soprattutto fisiologica (e non dico con questo che sia sempre piacevole).
Mi pare un po’ inutile ripetere sempre le stesse cose. Ma ognuno è libero di dire e fare quello che vuole, ovviamente. Dividersi in gruppi e criticare i gruppi sono attività lecite.
La BlogFest è un incontro, come tanti di questo tipo, fatto da e per persone che si conoscono. Hanno le loro caratteristiche e le loro regole. Nessuno si aspetta che siano diversi. Sono meeting tra geek, tra appassionati della rete e soprattutto tra amici che in qualche caso difendono uno “status”.
Lo status è assolutamente discutibile, questo sì, ma nessuno è obbligato a partecipare, no? La BlogFest è una festa. E alle feste c’è sempre la suddivisione in gruppi, il gusto per l’esclusivo, la bella gnocca, il filosofo di corte, il dj eccentrico, ecc. ecc.
I Barcamp sono un’altra cosa. A Torino abbiamo provato a creare un evento totalmente “open”, ma i fenomeni di “chiusura” e legati ai “gruppetti” si sono manifestati lo stesso. E’ normale. Non continuiamo a parlare di queste cose. Non serve a molto. Forse non serve ad altro che ad esaltare quelle persone che si ritengono effettivamente più importanti di altre sulla base di un blogroll o di un pagerank.
Cerchiamo piuttosto un modo per creare eventi che siano sempre più aperti, più comprensibili e meno autoreferenziali. Questo è un obiettivo serio.
Non è detto però che il “mare” di blogger non conosciuti voglia farsi permeare da questo tipo di iniziative. Non è detto. Ragioniamoci un po’.
Io personalmente partirei con l’abolire “simbolicamente” liste, classifiche e concorsi. Ma è un pensiero personale, assolutamente opinabile.
Ed eviterei come la peste il corteggiamento verso giornalisti e manager. Questo sì che danneggia il movimento, lo confonde e crea siparietti veramente ridicoli. La cronaca dell’incontro con un noto manager Telecom ne è la prova… Con tutto il rispetto per le buone intenzioni degli organizzatori (che ora non mi inviteranno più… eh eh).
Quando i blogger nostrani capiranno che le polemiche sono solo polemiche forse avremo una blogosfera più ampia e matura. Ma soprattutto più orizzontale.
E come diceva un caro amico: “Non mi dispiacerebbe una coda orizzontale lunga lunga ma con tanti piccoli picchi”… Ma eravamo già alla terza birra.
