Ma come siamo finiti in mano a questi due?
Due giorni per sapere se la squadra che amo da sempre rimarrà in “vita”.
E’ vero il calcio non è più quello di una volta.
Non è più l’epoca del Toro.
Ma è anche vero che senza Toro è come vivere senza un pezzo di cuore.
Suz dice che solo le cose che muoiono meritano di divenire a tutti gli effetti un mito, una leggenda.
Forse è vero. Ma io voglio il mio mito vivente… Il mito che mi portava da piccolo allo stadio.
Il mito che mi faceva piangere di gioia e di dolore.
I miei figli dovranno vedere il Toro giocare, non il Toro solo nelle foto d’epoca.
Ma noi possiamo fare poco. E forse il nostro Toro è già un ricordo.
I Granata vivono di ricordi e di miti e forse è per questo che quando tra due giorni ci diranno che non esiste più, saremo affranti, distrutti e sconsolati, ma preparati. Sappiamo che non può andare bene. Che siamo nati per stare sempre sul filo della gioia e del dolore. Questa è l’essenza del Granata doc. Quell’essenza difficile da capire che non ci abbandonerà mai. Anche dopo il 12 luglio.
Oggi, in una bella Torino soleggiata ma battuta da fresco inatteso venticello estivo, ho avuto il piacere di incontrare, per la prima volta, una cara e simpatica amica di blog: Lady Svaroschi.
Un piacevole incontro e un piacevole pranzo in uno dei tanti locali di Piero.

“L’uomo di Marketing e la variante al Limone” di Walter Fontana.
“L’inglese” di Beppe Severgnini .
“la Luna di carta” di Andrea Camilleri…
Orrore.
Puro e semplice orrore.