Hot day

Il 2003 era un triste ricordo, ma pur sempre un ricordo. Ma questa estate 2005 cazzo inizia a farmi ricordare i litri di sudore versati in quel luglio – agosto da incubo.
C’è da dire che era bello essere a Recanati e poi a Otranto, ma la stanzetta loculo marchigiana con ventilatore dei puffi always on è un incubo che ogni tanto ritorna.
E siamo qui. Una Torino che soffoca nell’afa. In ufficio caldo equatoriale non contrastato da triste impianto di condizionamento del parco ultratecnologico e ultra ambientalista (ma soprattuto ultra improvvisato). Anime impanicate con le braccia appiccicate alle scrivanie e strane inattese tracce di sudore anche sui monitor. Ingegneri (poverini) che improvvisano abbigliamenti da turisti tedeschi in vacanza alle cinque terre (quasi dei travestimenti). Una nota positiva (ma dangerous) è che molte donne si denudano completamente. E la situazione diventa grottesca. Il paradosso è immaginare (e vedere) situazioni spiaggiarole in contesti assolutamente anomali. Tipo il famigerato e ormai famoso IperCoop Dora…

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Dieci anni

Sono passati dieci anni.
Il 25 giugno del 1995 mi veniva assegnata la prima equipe come capo animatore.
Un’emozione enorme. Mi ricordo perfettamente quella giornata ed il cuore in gola che non accennava a scendere al suo posto.
Passai la sera a cercare persone da portare con me in equipe con le quali magari avevo condiviso qualche splendida estate precedente.
Il posto (sconosciuto) era nella riviera ligure di Levante, separato dal mondo da due allucinanti ex tunnel ferroviari usati per “prolungare” via mare l’Aurelia.
Un paesino splendido di duemila anime indigene (d’inverno) denominato Moneglia. Ma da qualche parte ne ho già parlato, poi qualcuno mi accusa di essere pedante e malinconico.
Comunque sono passati (sticazzi) dieci anni, e faccio fatica a crederci.

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