
Torino è stata Città Olimpica per i Giochi Invernali del 2006.
Una città a ridosso delle montagne dove ha sempre nevicato, a volte poco, a volte molto, ma ha sempre nevicato.
Nel 2006 nevicò pochissimo. Un clima mite. La sera quasi non faceva freddo mentre si andava da una Casa Olimpica a un’altra. L’Igloo dell’Atrium sponsorizzato LANCIA lo tenevano in vita con le preghiere.
Questo per dire che a Torino ormai nevica poco. Pochissimo. Negli ultimi vent’anni avrà nevicato seriamente dieci volte.
Ora siamo sotto una bella nevicata, direi una “normale nevicata” e sembra che sia un evento, a tratti quasi un’emergenza, un’anomalia. “La fioca” avrebbe detto il mio vicino di casa piemontese (unico in mezzo a migliaia di famiglie pugliesi, napoletane, venete e friulane), e basta. Una semplice nevicata, una di quelle che quando venivano giù e si era ragazzini riempivano di gioia. Scuole chiuse il più delle volte e la città che si ammantava di bianco e si fermava pigra. L’unico rumore era quello dello sferragliare dei tram, dei bambini che si tiravano palle di neve pulendo per bene le auto sotto casa e qualche bestemmia da automobilista costretto a pulirsi da solo l’auto prima di andare al lavoro. E il lavoro voleva dire al 90% dei casi FIAT. In alcune grandi nevicate pure la Grande Fabbrica si fermava e allora era vacanza anche per i papà, le mamme, gli zii (che tanto erano quasi sempre sotto cassa integrazione o con i turni di notte).
Oggi se dopo due centimetri di neve non passano a pulire si rischia la crisi politica a Palazzo Comunale. Negli anni ’80 le vie della periferia si liberavano della neve (ormai marrone e dura come il torrone) a Maggio. Noi correvamo subito al parco in cerca di qualche collinetta dove lasciarsi scivolare dolcemente usando i sacchi dell’immondizia come bob e per i più temerari un bel giro con i “moonboot” nella neve fresca appena acquistati da Milanesio – ormai defunto negozio sportivo torinese – e pagati cifre da capogiro.
Io tornavo a casa zuppo dalla testa fino ai piedi, mi prendevo il rimbrotto di mia madre e mia zia e una tonnellata di borotalco per asciugare l’asciugabile. Il giorno dopo di solito ero febbricitante e guardavo fioccare dalla finestra.
Il nonno piemontese sopra di noi ci raccontava della neve che scendeva durante gli inverni della seconda guerra, quando non c’erano neanche i soldi per riparare le finestre o riscaldare casa con l’introvabile carbone. Lui diceva che nevicava da dicembre a marzo, quasi sempre. Quasi tutti i giorni: “metri e metri e metri di neve, tanto che era impossibile andare a prendere il pintone di barbera dal vinaio a porta Pila”. Magari non era proprio vero, ma forse nevicava di più.
Come quell’anno della “Mitica nevicata”, quella del 1985 quando la città si fermò per giorni e giorni e la scuola rimase chiusa per una settimana abbondante.
Ma non ricordo che alla TV o alla Radio parlassero di “stato di emergenza” o di “pericoloso freddo siberiano” né tanto meno di non muoversi se sprovvisti di “gomme termiche”. Mio zio e mio padre avevano la ritmo con le gomme chiodate. Le mettevano a Novembre e le toglievano in primavera. L’effetto era interessante: le auto diventavano rumorose come carri armati e la sensazione era sempre quella che prima o poi ci avrebbero arrestato per danneggiamento del manto stradale.
Ma tutto era abbastanza normale. Ricordo solo che centinaia di persone finivano al Pronto Soccorso perché ghiacciava tutto e i voli erano d’ordinanza. Vecchiette volanti, signori e ragazzini spesso pancia a terra, ma nessuna emergenza, nessuna “class action” contro il Comune, nessun titolone sul giornale e tanto meno sulla RAI che continuava sorniona a dare cartoni, portobelli e benedizioni papali.
Un altro mondo.
Stasera sta nevicando, lo sappiamo da giorni, abbiamo visto tutti i meteo possibili sul web, in TV e sugli smartphone. Sappiamo anche che i “mezzi sono già in azione” e che domani tutto sarà pulito, salgemmato e funzionante. 10 centimetri di neve grigia che sarà oggetto di post, tweet, articoli e commenti vari.
E’ solo neve. Scende, si ferma e poi va via. Una volta nevicava di più e ora quasi non nevica più.











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Torino non la conosco ma conosco Milano, tutto sto caos per un po’ di neve (ieri) che oggi era già sciolta…
29 gennaio 2012 alle 18:43 |
però non vale un post nostalgico (milanesio e i moonboot, che ricordi), proprio il giorno che splinder chiude… eddai…
1 febbraio 2012 alle 16:23 |
Elena!!!!!!!!! Non ci posso credere!!!! Che bello
come stai??
1 febbraio 2012 alle 20:49 |
macciao!!!
abbastanza bene.
come vedi resisto a tutte le blogintemperie!
tutto vero quello che dici, ma qualche piccola rimostranza per la situazione di noi che siamo di là dal po, ce l’avrei da fare.
3 febbraio 2012 alle 12:49 |