Segni pericolosi di routinite

La routine ogni tanto mi fa paura. Sì, perché ti sembra uno di quei film (ricordo anche una storia di Dylan Dog di tanto tempo fa) in cui le giornate si ripetono sempre uguali.
Dal lunedì al venerdì le giornate sono 5, se la matematica non mi inganna, invece, in realtà, e lo penso davvero, la settimana secondo i miei calcoli è composta da un solo giorno, lunghissimo, con pause che chiamiamo “dormita”, ma le pause son sempre troppo brevi.
Quindi esco di casa la mattina e con la macchina faccio la stessa strada (a volte cambio un po’, ma la direzione è sempre la stessa), alla radio Platinette. Giù per corso Mediterraneo, svolta in corso Ferrucci, poi evito il casino di corso Svizzera e mi butto su Corso Francia, rettilineo lungo quasi senza semafori. Mi fermo quasi sempre al rosso di via Principe D’Acaia, guardo le case liberty, faccio il gesto dell’ombrello alla sede di AN sulla destra (e ogni volta l’automobilista dietro pensa che lo faccia a lui o a lei), riparto verso l’incrocio di Piazza Statuto.
Passa il mendicante numero 1, deve essere slavo, poi arriva la vecchietta rom (sembra la mamma di Vasco) e poi la baldanzosa ed esuberante ragazza con i capelli rossi di City. Apro il finestrino, la saluto, lei mi dice “ciao!” come fossi un vecchio amico e mi lancia tre copie del giornalaccio (che non leggo mai, ma adoro l’odore della carta stampate e se non lo prendessi mi sembrerebbe di fare un torto alla poverina che si spara ore e ore a questo semaforo in condizioni non proprio piacevoli).
Riparto. Mi butto nella mischia di Piazza Statuto, evito gli stronzi che fanno in auto la corsia dei tram, i pedoni che si buttano in mezzo alla strada terrorizzati e volo verso l’ufficio, dove tutta la routine, negli ultimi mesi, è riassumibile in un unico vocabolo presente anche nel Devoto Oli: “scazzo”.
E questo si ripete per cinque giorni, che poi sono uno soltanto, ma lungo lungo.
Devo far qualcosa.
Una variante di queste settimane è che ogni tanto (coda lunga) prendo il cellulare e twitto un pochetto. Mi da grandi soddisfazioni. Eh sì.
Domani giro la macchina e vado in qualche posto esotico, un luogo straniero pieno di delizie e di cose strane tutte da scoprire. Dove? Ikea ovviamente.

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17 commenti

  1. E’ tutta colpa della Sinistra al potere! Di la verità, non ti divertivi di più con Berlusconi? Fra le cazzate che diceva, i casini che combinava e le zozzerie che progettava non ci si annoiava mai e ogni giorno sembrava diverso… Aridatecelo!!! 🙂

  2. perché non provi ad uscire un’ora prima per andare in ufficio rigorosamente a piedi?
    tanto più che il tempo ora è ridiventato clemente.

  3. non parlarmi di routine … le mie giornate lavorative mi stanno deprimendo sempre di più … che sia giunta l’ora di cambiare?
    Ho sempre la necessità di nuovi stimoli e dove lavoro io … nemmeno l’ombra!!!

  4. caspita è proprio vero, mi piacerebbe anche a me cambiare, ultimamente oltretutto, (da piu di un mese) faccio la stessa roba in ufficio, quindi nn è altro che veraente un momento unico separato da piccole pause e da pause piu lunghe! Non vedo l’ora che comincino i consigli comunali, così finalmente qualcosa di nuovo arriva 😀

  5. Io purtroppo mi devo ripetere: è ora di cambiare lavoro!!! Lo so che non è facile, ma almeno considera la cosa, no? Riconosco in te i primi sintomi della sindrome. Non è la prima volta che ne parli di queste cose. Tu sei allo stadio di routine, io sono a quello più avanzato di odio (sto cercando di cambiare lavoro in vari modi: magari ci riesco). Cerca delle alternative: magari le trovi. Le statistiche dicono che sono in parecchi coloro che – superati i 40 – mollano tutto, cercano alternative e…RIESCONO.

  6. sei alla via di mezzo tra me e mia moglie. Io lavoro qui “soltanto” da 4 anni, ma la piacevole noia è bilanciata da 1-2 stiomoli nuovi all’anno, e poi che dire, è un posto tranquillo e di stimoli ne ho fin sopra i capelli fuori da lavoro… Stefi invece è in burnout totale, l’altro giorno è scappata dal lavoro perché le stava venendo una crisi di rigetto e passa i pomeriggi a elaborare piani di business per cambiare totalmente stile di vita, ma è difficile piegarsi e DECIDERE di cambiare. Cioè, cambiare è semplice, decidere di farlo è molto complesso… no?
    PS per cybbolo: sei pazzo, togliersi un’intera ora di sonno?!?!?!

  7. Pietro: giuro che non avevo letto “burn out” ma “burnout” scritto tutto attaccato e l’avevo preso per un termine piemontese (mi ricorda la parola burnìa). 😀

    Axell: io fossi in te accetterei una certa proposta… 😉
    Ti cambierebbe il percorso per andare a lavoro e un po’ le abitudini e ti offrirebbe una dose di stimoli interessanti. 🙂