Natale è una festa cristiana ma la scuola è un luogo laico.

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Il Natale è una festa cristiana.
Forse, senza nulla togliere ad altre ricorrenze, è LA Festività cristiana per antonomasia.
La festeggiano coloro che vogliono ricordare simbolicamente la nascita di Gesù, ogni anno, il 25 di dicembre, dal 300 circa d.C.
Non lo festeggiano tutti nel mondo, ma va ricordato che i Cristiani sono la maggioranza in numerose nazioni e anche a livello globale.
In ogni caso, per tante persone nel mondo (anche non cattolici o “cristiani” in generale), è una festa. I simboli (Babbo Natale / Santa Claus in primis) sono stati assorbiti anche da altre culture, perdendo molti dei loro significati religiosi.
Molto spesso, infatti, ai giorni nostri, questi simboli hanno un valore per lo più commerciale. Ci ricordano che in circa 15/20 giorni dobbiamo provvedere (spesso in modo concitato) ad acquistare qualcosa per fare un regalo ai nostri amici e ai nostri cari. Questa usanza del dono (che – ahimè – surclassa di certo ogni altro rituale religioso) è stata portata avanti dal mondo del business, dal cinema, dalla letteratura e della cultura popolare in generale. Il mito di Babbo Natale/Santa Claus/Nonno Gelo/San Nicola è diventato ormai un contenitore in grado di assorbire tanti altri simboli, altri valori, altre usanze. Albero e Babbo Natale vincono un po’ ovunque. Il Presepe, i canti, le usanze religiose, le preghiere e quant’altro invece sono passati in secondo piano. Diciamo che il lato “religioso” di questa festa si è nel tempo molto indebolito, quasi annacquato. Con “poca” pace del clero e di tutto il mondo dei credenti “doc”.

In ogni caso, il 25 dicembre (data presa a prestito a quanto pare dagli antichi Romani e dalla loro festa per la nascita del Sole) è una festività religiosa Cristiana. Le altre religioni non la festeggiano.

Nella scuola italiana, laica per definizione e per legge, non si dovrebbero celebrare feste religiose di nessun tipo.
Il fatto che la nostra Nazione, come molte altre, abbia anche dei giorni di festa (non si lavora, non si va a scuola) nel calendario, non giustifica in alcun modo che in una scuola italiana si pensi di poter cantare canti religiosi e/o effettuare visite di prelati, vescovi o quant’altro.

Io sono cattolico e credente e penso che la scuola debba essere off-limit per la religione. Nessun crocifisso, nessun simbolo, nessun legame con la Fede. Fosse per me non ci sarebbe neanche l’ora di Religione. Noi non preserviamo le nostre tradizioni se investiamo un’istituzione “laica” con simboli e ricorrenze religiosi e confondere i due mondi non è una conquista, è un regresso.

Detto questo, i ragazzi che frequentano un istituto italiano pubblico non devono subire nessuna forma di sensibilizzazione verso festività religiose, siano esse vicine oppure lontane da loro. Va anche detto che, molto spesso, anche i non credenti festeggiano il Natale o la Pasqua, ma si tratta di un festeggiamento che ha molte similitudini con altre feste ormai “classiche”, diventate quasi laiche, come il tanto odiato/amato Halloween. Persino in Giappone si festeggia il Natale, ma

In sostanza: festeggiamo nella scuola le ricorrenze civili (ne abbiamo tante) e festeggiamo fuori dalla scuola tutto quello che vogliamo, anche la nascita del primo Puffo o l’uscita del primo album di Gigi D’Alessio.

Ma come? Neanche un babbino Natale di carta? Neanche un alberello? Manco un Presepe?
No. Nulla di tutto ciò. E non (solo) perché ci sono anche ragazzi di (molte) altre religioni ma perché la scuola non è il posto giusto.

Quando avremo capito tutto questo saremo tutti più civili e più contenti.

Punto.

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È qui, ma anche su Medium, su Facebook, su Twitter…

Ieri sera ci siamo visti per la cena di autunno dei blogger di Torino (una parte molto piccola di essi, e direi quasi un gruppo di sopravvissuti). Con grande piacere abbiamo di nuovo pasteggiato insieme alla folta delegazione di Beinette (Famiglia “Silva”),
A un certo punto la dolce Gaia (@gaiagiordani) esordisce dicendo a tutti: “Ma perché non entrate in Medium, è un po’ come Splinder degli esordi, dai!”. In realtà io su Medium c’ero già da un bel po’, ma l’account era abbandonato.
Io penso tra me e me: “un altro posto dove scrivere? Giammai!”. E così seraficamente scopro che WordPress è connesso con Medium tramite plug-in. Ed ecco che questo post, magicamente, forse, comparirà sia qui sia e forse anche di e di qua.
Ovunque insomma. Così Gaia è contenta. Forse.

Mette un po’ di ansia ‘sta cosa eh?

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Comprare la cicoria alle 3 di notte…

Parte 1 – tutta la notte… 

Ieri hanno riaperto il Carrefour sotto casa. Quello di corso Rosselli, a Torino. Ora è molto stiloso, moderno, elegante… Non che prima fosse brutto, anzi. È anche piuttosto recente come costruzione: è stato realizzato nella ex fabbrica Materferr. Ma c’è un “ma”. Ora è aperto 7 giorni su 7 e per 24 ore. E dove sta la novità? Molti supermercati di quella catena da po’ di tempo sono aperti sempre, anche di notte.
Ora io non metto in dubbio che tutto questo possa creare nuovi posti di lavoro, ci mancherebbe. Anche se mi piacerebbe capire quanti posti di lavoro stanno creando davvero. Vorrei sapere il numero esatto che non trovo da nessuna parte.
Io non metto neanche in dubbio che ci siano persone che hanno un incontenibile bisogno di fare la spesa alle 3 di mattina. Ma la cosa che più mi spiazza è che a distanza di poche centinaia di metri (via Tripoli) ce n’è già uno che fa questo tipo di orari e che intorno a noi a pochi km ce ne sono altri che hanno la stessa impostazione.
Per un motivo legato a un’emergenza quest’inverno sono stato in quello di Corso Monte Cucco alle 4 di mattina. Era vuoto. A parte una signora che inspiegabilmente aveva un carrello carico di asparagi e carta igienica.
Detto questo… Ma c’è davvero bisogno di avere tutti questi cosi aperti di notte? Ha un senso?
La cosa buffa è che guardando in rete si trovano dichiarazioni di Carrefour, e non solo, che parlano di apertura notturna non solo dei market medio-piccoli, ma anche dei centri commerciali.

Io una risposta a questa cosa non ce l’ho. A Torino la sperimentazione era partita già nel 2014 e a Milano pure prima, nel 2012. Vuol dire che i dati sono confortanti? Che c’è una massa di zombie insonni che vogliono comprare la cicoria alle 2 di notte? O l’helianthus tuberosus per la bagna cauda alle 5 di mattina?

Parte 2 – m’han mischiato il market… 

Sempre il succitato punto vendita, stiloso e elegante segue presumibilmente le indicazioni di qualche spregiudicato e astutissimo retail designer (si chiamano così?): le corsie sono quasi sparite. Ora ci sono le isole “del gusto”. L’isola del pane, quella della frutta, quella delle merendine, quella del cibo per cani e via discorrendo. Le corsie sono sparite, ma in compenso abbiamo guadagnato due giapponesi (che forse sono filippini) che fanno cibo giapponese in real time a anche pizze, 24 ore su 24. Wow.
In compenso ieri ho girato circa 15 minuti per trovare i fazzoletti di carta, per poi scoprire che erano di fianco alle pile e alle scope. Mmm…
Molti signori anziani si sono incatenati alle uscite e stanno urlando da ore che non riescono più a trovare il sugo e il pane. Gentili addetti Carrefour li stanno confortando con carezze e sorrisi. Hanno anche una maglietta con su scritto “Hai bisogno di una mano?” (non scherzo).

Parte 3 – no flying zone
Hanno aggiunto un reparto giocattoli.
Siamo fottuti.

Parte 4 – no tech no party
Sono quasi spariti i già pochi gadget tecnologici.
Tristezza.

Parte 5 – vegani che svengono
C’è il macellaio vero ora. E taglia in real time delle fiorentine da paura.
Gioia.

 

 

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