Definizioni

Supplicare
sup·pli·cà·re/
transitivo
  1. 1.
    Pregare con umiltà e fervore una divinità o una persona invocando aiuto, clemenza, misericordia; implorare, scongiurare: s. Dio, la Madonna, i Santi; + di e inf. o + che e cong.: supplicò il sovrano di concedergli (o che gli concedesse) la grazia.

L’unica volta che ho supplicato qualcuno è stata quella volta che ho chiesto insistentemente che non mi spostassero l’abbonamento all’anello inferiore dello stadio. E con le lacrime da cerbiatto ferito ottenni di poter rimanere nello stesso giorno dell’anno prima.
Per il resto, non credo di aver mai supplicato nessuno in nessun altro contesto.
Anzi. Ne sono davvero certo.

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Change…

 

cambiamento Linus vignettaDopo aver fatto sempre la stessa cosa nello stesso modo per due anni, inizia a guardarla con attenzione. Dopo cinque anni, guardala con sospetto.
E dopo dieci anni, gettala via e ricomincia di nuovo tutto.
(Alfred Edward Perlman)

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L’outsider

Sono sempre rimasto impressionato dagli outsider.
Il Leicester nel Calcio Europeo (e mondiale) che vince la Premier League in UK è un caso che diventerà sicuramente un film, una storia recente di outsider che ormai conoscono tutti.
Gli outsider si giocano tutto generalmente facendo finta di non aver nulla da perdere. Gli outsider sono bravi, usano bene il pensiero laterale e studiano, studiano, studiano. Quando vincono non sono stupiti della loro vittoria. Mai.
Mi piacerebbe essere un outsider, ma forse sono troppo pigro per esserlo.

In realtà lo sono stato un paio di volte e ancora ricordo con gioia il successo inaspettato (per gli altri).
Devo tornare a fare l’outsider. Mi ci metto di impegno, dai…

Infondo le grandi storie nascono da una piccola svolta, no?

Vi lascio con la canzone outsider “tormentone” dell’estate. È bellissima, soprattutto per noi Quarantenni. Per gli altri probabilmente è una palla mostruosa.

Raphael Gualazzi con “L’estate di John Wayne”

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Le donne…

Stop alla violenza sulle donneTroppe donne cadono in questi giorni per mano di uomini senza cuore, senza cervello e senza anima.
Una mattanza che è davvero impossibile accettare.

Alda Merini disse:

“Fragile, opulenta donna, matrice del paradiso sei un granello di colpa anche agli occhi di Dio malgrado le tue sante guerre per l’emancipazione. Spaccarono la tua bellezza e rimane uno scheletro d’amore che però grida ancora vendetta e soltanto tu riesci ancora a piangere, poi ti volgi e vedi ancora i tuoi figli, poi ti volti e non sai ancora dire e taci meravigliata e allora diventi grande come la terra e innalzi il tuo canto d’amore”.

A voi donne dedico questo pensiero, con la speranza che la vita vinca sempre sulla stupidaggine e sulla codardia di noi uomini.

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Torino, tutto nasce qui e poi va via

torino

Torino è una città speciale, un laboratorio a cielo aperto, da sempre. Sin dalla fine dell’800 (e forse pure prima). Nasce qui l’Italia (per volere di un Re che non ne aveva poi tanta voglia). Torino torna città di frontiera, nobile, ma abbandonata con l’Unità d’Italia e la capitale che finisce a Firenze e poi Roma.
Ma rimane elegante, regale, ordinata e aulica. Unica.
Diventa la città dell’Industria, della meccanica, dell’energia, dell’automobile.
Diventa la città dove nasce la moda, il cinema, la TV, la radio, la telefonia, gli Mp3, ecc. ecc. (la lista è lunghissima). Per non parlare dell’aperitivo, del tramezzino, del caffè e del cioccolato.

Sappiamo tutti che quelle cose non ci sono più e che – seppur nate sotto l’ombra della mole – sono migrate da altre parti, sposate o copiate da città più ricche e pragmatiche.Nel 2006 la grande sfida olimpica, molto osteggiata dalle altre città che poi – a edizione in corso – la snobbano (è solo un’Olimpiade Invernale infondo).

Diventiamo la città del gusto, dello Slow food, dell’antipatico, ma eclettico Farinetti con Eataly.
Da 28 anni era anche la città del Libro. Ora, forse, pure quello emigra in altri lidi (Milano, anzi no, Rho) senza molta opposizione e con una forte ennesima delusione.
Torino non si fermerà, è nel suo DNA essere in movimento, essere avanti, precorrere i tempi e vincere i record.

Cosa ci inventeremo domani? Sicuramente qualcosa che poi gli altri ci copieranno o ruberanno. È un male tutto ciò? No, forse no. Al di là delle polemiche siamo sempre quelli che partono e siamo sempre quelli che gli altri inseguono.
Magra consolazione per noi torinesi? No, un vanto, che in stile sabaudo esibiremo senza troppo clamore e senza perdere la nostra eleganza.

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