Il gioco…

trottola

I bambini sono dei grandi insegnanti. Lo pensavo qualche anno fa mentre, da animatore turistico, giocavo con loro nelle tante serate passate a giocare insieme. Lo penso ora che da papà ho la fortuna di vedere crescere mio figlio, con i suoi errori grammaticali, le sue domande, le sue meravigliose frasi strampalate (ma ricche di significato) e la sua innata voglia di giocare, giocare a ancora giocare.

Da adulti ci dimentichiamo la spontaneità. E questo lo sappiamo, è quasi una frase fatta. Ma ci dimentichiamo anche che il gioco è un momento importante, di socialità, di crescita collettiva e un modo per imparare, ma è soprattutto qualcosa di estremamente bello e rilassante.

Ci dimentichiamo anche che il gioco è il gioco. Una cosa in sé semplicissima, ma che anche serissima e che richiede dedizione e tempo.

Noi ritagliamo troppo poco tempo per il gioco e siamo sempre comunque bloccati da mille altre cose che possono sembrare più importanti.

Qualcuno obietterà che se non si lavora non si può vivere. Ma viene anche da dire che una vita senza un po’ di gioco e spontaneità ha veramente poco senso di essere vissuta.

E nel suo piccolo so che il mio bimbo sta cercando (con successi alterni) di insegnarmelo.

 

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Vivi.

Al di là di tutte le difficoltà, al di là di tutte le incomprensioni e le insidie che ti si parano davanti. Al di là della mediocrità e del disfattismo vincerà sempre la tua passione e la voglia di cambiare il mondo, anche solo nelle piccole cose, nei particolari, nelle sfumature di colore che non sono armoniche con il tuo stare su questa terra. Pari tra i pari. Vincerai se ti darai uno scopo per minimo che sia. E gli altri non potranno fermarti, perché la forza delle idee (e lo so che le hai) spaventa e disturba. Vivi per migliorare questo mondo. Vivi per sentirti vivo. E che si fottano tutti quelli che non vogliono ridere e gioire insieme a te in questo fantastico gioco che, nel bene e nel male, dobbiamo imparare a tollerare e amare tutti i giorni. Vivi.

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Le spie

SpiaLe spie sono quello che sono. Spie.
Fanno una cosa che è incredibilmente semplice. Spiare.

Perché lo fanno? Generalmente perché glielo chiedono. Lo fanno di lavoro.
“Tu che mestiere fai?”
Faccio la spia.

Poi ci sono quelli che fanno la spia perché sono stronzi o pettegoli, ma questa è un’altra storia. Però in fondo, anche la spia “professionista”, nel suo piccolo, deve essere un po’ impicciona e pettegola. Immagino che al momento dell’assunzione ti chiedono se ti fa piacere o meno farti i cazzi del vicino o della sorella del tuo compagno di banco delle medie.

Negli anni le spie si sono evolute. Prima stavano in cima a una collinetta per vedere cosa facevano gli altri nell’accampamento vicino. E se vedevano qualcosa di strano correvano subito a riferirlo o accendevano un bel fuocherello.

Poi si sono organizzate meglio e si sono infilate tra le fila del nemico e hanno iniziato ad ascoltare in diretta o di nascosto. I castelli medievali erano in alcuni casi organizzati proprio per evitare che ci fossero angoli in cui una spia potesse nascondersi o l’esatto contrario: venivano ricavate finte pareti in cui far nascondere una spia per spiare anche i propri parenti. Lo sappiamo, lo abbiamo visto mille volte nei film, più che nei libri di storia scolastici.

Senza le spie spesso le guerre sarebbero durate molti più anni. Ma anche senza le spie, forse, in alcuni casi, non sarebbero mai iniziate.

Poi è arrivato James Bond e tutto il resto.

Ora la tecnologia vuole che tutto sia spiabile. E’ facile farlo. Il solo problema è la quantità di Big Data a disposizione e la mancanza di tempo per gestire tutte le informazioni nascoste. Quindi, come ha detto ieri un valido “agente” intervistato dal TG2: “ci sono dei sistemi informatici intelligenti che ascoltano tutte le migliaia di ore di intercettazioni e se sentono una parolina chiave tipo “attentato”, allora si bloccano e segnalano”.

Ok. Tutto bello. Tutto divertente.
Così come è divertente che la Germania dica: “Spiare è un reato”. Ah si? E la Germania non ha un servizio di “spionaggio”? Che fanno le spie tedesche? Si guardano Wikipedia tutto il giorno?

La notizia di oggi di Putin che regala chiavette dati agli altri governanti con dentro microspie o virus trojan è la chicca. La ciliegia sulla torta.
Obama non sapeva nulla, ma non si scusa. Putin sapeva tutto e fa anche il gradasso. E gli altri governanti, intelligentissimi, ci sono cascati pure.

Ditemi voi se tutto questo non è un meraviglioso.
Gli Stati si accorgono che esistono le spie e che le grosse antenne di Echelon non servono per prendere meglio Koper Capodistria.
E’ tutto bellissimo.

Certo è che era molto molto più bello ed elegante Mr James Bond.
Almeno c’era un po’ più di fascino (e una Bond girl di cui parlare).

 

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Ma i “vegani” vengono da “Vega”?

Qualcuno dovrebbe pagare per una cosa simile.
Buttare via il cibo solo per effettuare un test radical-chic sulla pelle dei bambini e soprattutto su quella di chi non può permettersi un pasto per sopravvivere è un “delitto” (nel vero senso del termine).

Leggetevi questa notizia (che è  – ahimè – verissima)

ps. Nessun giudizio sulle diete “vegan”. Per me potete mangiare anche copertoni o tegole.

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