La solitudine d’agosto

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Questa mattina dopo aver parcheggiato e diretto il mio corpo verso l’unico bar aperto della zona ho intravisto nell’assoluto deserto della via una signora, abbastanza anziana, intorno agli 80 anni.
Vedo che mi viene incontro decisa, si ferma e mi saluta. Io ricambio.
“Buongiorno signora, ha bisogno”, le dico.
“No, tutto bene, solo che è una settimana che non vedo nessuno, volevo solo salutarla” e se lenta ma sorridente.
Io rimango stranito e piano piano mi infilo nel palazzo del mio ufficio (che non pullula certo di vita).

Questo episodio mi ha abbastanza colpito.
La solitudine di agosto è vissuta in modo diverso dalle diverse fasce d’età e spesso ci dimentichiamo che sono gli anziani a essere quelli più indifesi. Sono in città e non escono di casa perché le strade sono deserte (lo sono davvero), i negozi chiusi e i pochi riferimenti (la loro rete abituale) sono annullati. Persino in TV e alla Radio i programmi abituali sono andati in ferie. L’edicola, che è comunque un punto di riferimento importante, è quasi sicuramente chiusa. Idem per il tabaccaio per chi ha ancora brutti vizi.

La città in agosto può essere bellissima, anche con tutti i cartelli “Ritorno il giorno XY, chiuso per ferie” (quest’anno sono tornati a essere tantissimi). Silenziosa, poco traffico, lenta e tranquilla. Persino i grandi corsi a 4 corsie sono vuoti, ci puoi andare in bicicletta a zig zag senza rischiare la vita.
Detto questo e tornando all’episodio di cui sopra, gli anziani non se la vivono bene, soprattutto, ovviamente, quelli che non possono uscire, per vari motivi, dalla città. Sono imprigionati, se soli, in un limbo che dura sì e no due settimane scarse, ma è pur sempre un limbo che probabilmente spaventa e non poco.

Non si può far nulla, ma magari d’ora in poi, incontrando un anziano per le deserte strade della città, un sorriso e un “buon giorno” in più mi scapperanno. Male di certo non fanno.

 

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